ricevuto.

'Dal cuore alle mani’, di Dolce & Gabbana[1] – Palazzo Reale, Milano.

 

 

Nella foto: dettaglio del monumentale carretto siciliano su cui è ben visibile una citazione de ‘Il bacio’ (1859) del pittore - milanese di adozione - Francesco Hayez la cui arte provata ed eccellente viene spesso anche riferita a quell’afflato unitario dei moti che costituirono il Risorgimento fino all’avvento di Garibaldi – presente tra l’altro nella sala dedicata all’Opera – e quindi alla liberazione dell’Italia. Questa sala è invece dedicata alla Sicilia, di cui è originario lo stilista Domenico Dolce, con i maestri artigiani al lavoro nei video proposti.

 

 

Se si trattasse soltanto di meraviglia – giustamente sollecitata dai magnifici allestimenti della mostra – saremmo tuttavia ancora parziali.

Ciò che via via i manufatti preziosi ci offrono con la invidiabile umiltà di una Alta sartoria ormai quasi quarantennale, e che a questa mostra continua ad attirare lunghe file di visitatori spesso anche stranieri, è la descrizione di un lavoro che mantiene professionalmente nascosta la parte più laboriosa e sofferta – ‘amata’ è la parola corretta - per un risultato che, per poter essere offerto al committente ed al pubblico, deve anzitutto essere personale e proprio.

E’ a tema l’amore per il lavoro - dove nessuna riduttività è ammessa se un indiscusso successo premia i suoi latori, ottimi stilisti ed imprenditori – come percorso assolutamente individuale fino a poter incontrare il partner, e non invece come fissazione ad un oggetto su cui non si potrebbe mai investire talento. Il pensiero qui si muove su più strade – come correttamente fa l’inconscio quando vuole comunicare, superando il buio di un’aggressività che non gli compete – e la strada maestra non è sempre la più utile, se ha dovuto abbattere boschi e spianare colli : ecco allora le strade ben segnate ed efficaci, laterali  ma che dicono molto anche di una donna desiderata e conosciuta, non irraggiungibile.

La posizione maschile mantiene, pur nei diversi ambienti, una superiorità rispetto alla donna, che si spiega solo verso la fine della mostra – e richiama fortemente, senza citarla, ‘La Tempesta’ del cinquecentesco Giorgione (1477 – 1510) dove l’uomo si pone a difesa della giovane madre – laddove sul trono è un piccolo, prezioso bauletto che ne raffigura la testa ed il volto sorridente, affiancata da due cavalieri alle cui spalle vigila la ripresa di un mosaico d’Arte, forse proprio il Cristo bizantino e Pantocratore. Lo sfolgorio dei quadri enormi, il tintinnio riproposto di cristalli e specchi, l’angoscia di una devozione che non si svela e quelle tradizioni possenti, poderose come colonne di antichi dei fino alla esplosione del lusso, alla sovrabbondanza dell’Opera cui anche un Attila[2] impellicciato e arrogante attinge : tutti questi mescolano e confondono le sensazioni senza però perdere quel filo irremovibile del pensiero, che tuttavia ci costituisce solo quando – istituito il posto per il partner – lo custodiamo.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 19 maggio 2024

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[1] ‘Dal cuore alle mani’ è in corso fino al prossimo 31 luglio : nella mostra, presentata come Artigianato artistico, sono esposti manufatti selezionati, abiti ed accessori, dell’Alta moda di ‘Dolce & Gabbana Srl’, con sede a Milano e fondata nel 1985 dagli stilisti italiani Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Al centro della mostra è stato ricostruito l’atelier, officina di lavoro dell’Alta sartoria.

[2] Attila (395 d.C. – 453 d.C.) re degli Unni.