Vivian Maier: per caso.

Vivian Maier a Nuoro (2015).

 

Invito a conoscere la storia di Vivian Maier, di cui io stessa sono venuta a sapere per caso, e che però ho potuto incontrare nella bella e finora unica mostra allestita in Italia presso il Museo MAN[1] di Nuoro, elegante palazzo dove sono alloggiate diverse esposizioni, e che documenta la sobria e colta raffinatezza dell’800 nuorese.

La mostra sul lavoro di Vivian Maier si snoda infatti fra alcune sale con i caratteristici soffitti ad arco, collegate dallo scalone in marmo su tre piani : offre una ricca e selezionata raccolta della incredibile quantità di foto scattate dalla prima ‘American woman-street photographer’[2] e rinvenute del tutto casualmente dal giovane e intraprendente John Maloof[3] .

Vivian Maier, nata negli Stati Uniti nel 1926 e tornata bambina in Francia dove risiedeva la famiglia della madre, rientrò autonomamente negli Stati Uniti nel 1951 dove cercò subito lavoro come ‘nanny’, governante per bambini presso famiglie della ricca borghesia. In un certo numero di foto Vivian riprende le suore, forse non del tutto ironicamente, perchè suora in inglese si scrive ‘nun’ e si pronuncia ‘nan’, molto vicino a ‘nanny’, cui Vivian in qualche modo si paragonava. Ma furono sufficienti le burrascose vicende sentimentali di suo padre e sua madre, da lei commentate con cinismo in diverse foto, ad inchiodarla definitivamente ed esclusivamente ai bambini ?

John Maloof si trovò sbigottito di fronte ad una imprevista, enorme quantità di scatti spesso ripetuti, flashes e chilometri di pellicola impressionata, accatastati disordinatamente da Vivian nei  bauli del famoso garage[4] rilevato dopo la sua morte.

Mai Vivian Maier tentò di rendere pubblica la sua passione che restò segreta persino ai suoi  datori di lavoro. Dicono di lei che nel tempo libero, previsto dal contratto di lavoro, la si vedeva uscire con la sua ‘Rolleiflex twin-lens reflex’ appesa vistosamente al collo. E rientrare poi, ore dopo, oppure terminato il periodo di ferie, tale e quale a riprendere il servizio : dignitosa, altissima e silenziosa, con un che di rigido ed assolutamente non sensuale nei movimenti - i bambini ridevano di nascosto e ben lontani da lei, ora che sono adulti lo ammettono.

Gli autoritratti di Vivian Maier sono numerosi ed inquietanti, selfies di prima generazione, ai quali la mostra di Nuoro dedica una sala. Lei manda avanti la sua Rolleiflex ma lo spettatore è colpito dalla difficoltà di attribuire con sicurezza un sesso, ed un pensiero : noia, diffidenza, curiosità ?

Vivian Maier arrivò a stampare pochissime foto - forse per motivi economici ma chissà – e la maggior parte di queste sono il risultato del lavoro accuratissimo di John Maloof  che ne ha esaltato il valore, così come di sé stesso quale prezioso segugio di artisti mai conosciuti.

E’ ragionevole ritenere che Vivian Maier morì insoddisfatta dai risultati del suo lavoro di fotografa,  gelosa fino all’ultimo dei quintali di pellicole che nascondeva e di cui nemmeno i datori di lavoro conoscevano l’esistenza, pur avendole concesso in uso-deposito quel garage che lei aveva implorato per i suoi bauli, con un senso del ridicolo che lei stessa contribuiva a farsi attribuire.

Non le riuscì di immortalare in modo convincente la miseria, l’attimo in cui la soddisfazione sfugge cedendo alla rassegnazione : eppure aveva tentato in tutti i modi. Ma, pur senza mai tentare nuove  strade professionali, con risentimento restando incollata alla famiglia presso cui lavorava, “… quello scatto le bastava…”, come osserva un visitatore davanti alle foto che comunicano un voyeurismo difficile da ammettere verso prerogative da cui Vivian Maier si riteneva esclusa.

“I bambini l’amavano…”, commenta una visitatrice davanti ad una foto in cui Vivian tiene ben stretti per mano i due fratellini a lei affidati. I quali tuttavia, intervistati oggi ormai adulti, ammettono con tono asciutto e rispettosi della telecamera che li riprende : “ She was good…” Oggi finalmente possono essere grati a Vivian di qualcosa, anche solo di un breve inaspettato successo per averla conosciuta come ‘nanny’. 

Con una tenacia impassibile che scivolava nell’ostinazione, Vivian arrivò a completare il suo discreto corredo, la costosissima attrezzatura indispensabile allo ‘street photographer’ degli anni ‘50. Come lei stessa confessò sobriamente, Vivian preferiva di gran lunga la metropoli americana con i suoi squilibri, i suoi contrasti, le sue facili ostentazioni : le piacevano i poveri e soprattutto le loro sconfitte.

Usando treni e mezzi pubblici si spostava altrove, ma solo per fotografare : al mare per esempio, e anche all’estero, riuscendo ogni volta ad avvicinare i soggetti che sceglieva ad una distanza talmente ravvicinata da farci intendere quanto spesso un serial killer sia capace di conquistarsi il favore delle vittime prescelte.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco Sul Naviglio, 27 settembre 2015    

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[1] ‘Vivian Maier – Street photographer’ 10 luglio – 18 ottobre 2015, Museo D’Arte MAN di Nuoro, Via Sebastiano Satta 27

[2] ‘Street photography’ è un genere fotografico, comparso verso la fine del XIX secolo e fino alla fine degli anni ’70 quando progressivamente si affermarono le macchine portatili, ed intende riprendere luoghi pubblici e soggetti in situazioni reali; ‘strada’ indica genericamente laddove è visibile l’attività umana; l’inquadratura ed il tempismo sono aspetti chiave di questo genere di fotografia.

[3] John Maloof (1981, Chicago – Illinois) è arrivato al successo col film – documentario ‘Finding Vivian Maier’ che ha ottenuto un riconoscimento nel 2015 : appassionato di storia e di giornalismo, iniziò lavorando come rigattiere col padre e col fratello, ma specialmente John rivelava un notevole fiuto per gli affari, ammettendo anzi che fu il suo talento a guidarlo con sicurezza nell’individuare ed acquistare i bauli della Maier ad un prezzo irrisorio (380 dollari nel 2007), trasformando poi la pallida vita di Vivian in un successo.

[4] ‘Finding Vivian Maier’ (2013) è il fim diretto da John Maloof e Charlie Siskel. John Maloof è anche editor del libro ‘Vivian Maier : Street Photographer’ e curatore dell’opera di Vivian Maier.