Sovranismo in fallo.

Edipo a Colono’[1] per la regia di Robert Carsen[2] al Teatro Greco di Siracusa.

In foto, l’incipit che il regista Robert Carsen ha voluto per questa edizione 2025 dell’ ‘Edipo a Colono’ (Sofocle 401 a.C.) al Teatro Greco di Siracusa: il bosco sacro agli dèi, dove Edipo cerca e ottiene sonno eterno, è un esercito di pali appena mascherati da cupe fronde, che nemmeno l’abito frusciante delle Eumenidi riuscirà a far fremere.

 

 

Fedele al testo di Sofocle, il vecchio Edipo si fa strada con enfasi sulla scena: egli, sovrano autorizzatosi a non riconoscere la sovranità altrui, si è già punito accecandosi per le sue colpe, e nessun altro potrà fare di più, né il barlume del perdono vibrare nel suo petto.

Certo è che Edipo non cerca perdono: egli che non sapeva ha obbedito al Fato, e ciò gli assicura il candore dell’innocenza ed il diritto al giusto sonno pacificatore che a Colono è venuto a riscuotere.

Non un discorso formale che non reggerebbe, Edipo re caduto batte ostinatamente il vecchio bastone della fanfara che colpisce distrae e solleva. “Il delitto fu in parte legittimo… Perché uccisi, ammazzai senza sapere. Sono innocente davanti alla legge: ignaro arrivai a tanto.”[3]

Sofocle non tenta di nascondere la stolidità di questa pretesa, e piuttosto offre il già cieco Edipo ad un confronto cui restare sordo. “Povero Edipo! Neanche con gli anni acquisterai la ragione ? Sei un insulto alla vecchiaia…”[4] E l’immobilità del sacro bosco sarebbe perfetta per questo re caduto se la ferita di un richiamo non venisse ad incrinarla.

Polinice, il figlio primogenito di Edipo, chiede a Teseo, sovrano di Colono ed ospitale verso Edipo, di avere “…un breve, non impegnativo, colloquio”[5] col padre. “Chiede, a quanto pare, di poter incontrarsi con te per poi ritornarsene via sano e salvo per la stessa via per la quale è venuto.”[6] Ma Edipo qui, pur favorito dagli dèi, scricchiola ora terribilmente come umano e come re.

“E’ mio figlio, o sovrano, un figlio che detesto. Ascoltarlo mi costerebbe il più vivo dolore… La sua voce, o sovrano, è odiosa alle mie orecchie. Non costringermi a cedere su questo punto.”[7]

“…E’ tuo figlio!”, anche la figlia Antigone sollecita Edipo. “Anche se ti avesse fatto i torti più ignobili, tu non avresti il diritto, padre di ricambiare il male col male… Tu non guardare al presente: ripensa invece alle ferite che ti hanno inferto tuo padre e tua madre; allora senza dubbio capirai che la collera cieca  non può produrre che guai… Sì, lo so: chi fa una richiesta giusta non dovrebbe insistere, ma pure chi ha ricevuto del bene deve saperlo ricambiare.”[8] Ed infatti l’ingresso del primogenito Polinice è esplicito.

“Riconosco di essermi comportato come il più infame degli uomini, riguardo al tuo sostentamento, o padre. Non c’è bisogno che te lo dica qualcun altro. Ma dal momento che per ogni accadimento  Pietà siede sul trono accanto a Zeus, ebbene venga anche al tuo fianco, padre mio. Si può ancora rimediare agli errori commessi, ma non si può scendere più in basso. Perché taci ? Dì qualcosa, padre mio. Non mi respingere. Dunque non mi vuoi rispondere e mi rimanderai via senza degnarmi di una parola, senza nemmeno spiegarmi il perché del tuo rancore ?”[9] “Ti chiedo perdono… perché non posso farne a meno.”[10]

Ecco allora che il protagonista virtuoso che Edipo mendicava su di sè viene adesso trascinato in giudizio, e senza poter più reclamare gli orpelli regali da cui è immediatamente denudato.

“Tu, miserabile, tu che avevi lo scettro e il trono  che ora possiede tuo fratello, in Tebe, proprio tu cacciasti tuo padre… : a me non resta che sopportare questo squallore fino al termine della vita, senza mai scordarmi che sei tu il mio assassino… Vattene dunque, con tutto il mio odio: in me non avrai più un padre, infame tra gli infami… Così ti maledico.”[11]

Bene dice allora la figlia Antigone: “Mio padre voleva morire in una terra ospitale, e muore solo”[12].

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 16 agosto 2025

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N.B.: dal 20 al 31 agosto p.v. per un aggiornamento tecnico www.tutorsalus.net non sarà accessibile al pubblico: la pubblicazione degli articoli riprenderà a settembre 2025.

 

 

[1] ‘Edipo a Colono’, Sofocle (Colono, 496 a.C. – Atene, 406 a.C. L’opera fu presentata al pubblico postuma nel 401 a.C.). Edizione 2025 per il ‘Teatro Greco’ di Siracusa www.indafondazione.org Regia di Robert Carsen. Traduzione: Francesco Morosi. Scene: Radu Boruzescu. Costumi: Luis Carvalho. Musiche: Cosmin Nicolae. Principali interpreti: Giuseppe Sartori, Fotinì Peluso, Massimo Nicolini, Paolo Mazzarelli, Simone Severini. Capo Coro: Rosario Tedesco, Elena Polic Greco. Con la partecipazione degli Allievi dell’ ‘Accademia d’Arte del Dramma Antico’ di Siracusa. 

[2] Robert Carsen nasce a Toronto (Canada) nel 1954 e fin da bambino dimostra una grande passione per il teatro: inizia così studiando recitazione, ma a 20 anni si trasferisce in Inghilterra per proseguire gli studi nella regìa, ottenendo il suo primo posto di lavoro come assistente alla regìa al Festival di Spoleto (Italia) e contemporaneamente anche alla Royal Opera House di Londra, ciò che gli permette di collaborare a lungo col prestigioso Glyndebourne Festival Opera; già impegnato come assistente alla regìa per la Canadian Opera Company, si distingue come scenografo nel 1987 con il National Ballet Canada presso il Grand Théâtre de Genève; fra le sue migliori realizzazioni ricordiamo: ‘L’anello del Nibelungo’ a Colonia, ‘Eugenio Onegin’ al Metropolitan Opera, ‘La Traviata’ al Teatro ‘La Fenice’ di Venezia, ‘Mefistofele’ alla San Francisco Opera, ‘Rusalka’ all’Opera Bastille di Parigi, ‘Il Cavaliere della Rosa’ al Festival di Salisburgo; in Germania ha diretto diverse opere di G. Puccini e di G. Verdi fino ad iniziare una collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che prosegue tuttora; nel 2001 ha diretto il musical ‘Sunset Boulevard’; al Teatro Greco di Siracusa ha diretto ‘Edipo Re’ (2022) ed ‘Edipo a Colono’ (2025) di Sofocle; ha ricevuto numerosi premi ed è stato insignito delle onorificenze dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia, 1996) e dell’Ordine del Canada (2006). 

[3] ‘Edipo a Colono’, Traduz. e Note di Franco Ferrari – Biblioteca Universale Rizzoli (2000), p.317.

[4] Ivi, p. 335 : Creonte, re di Tebe e patrigno di Antigone, affronta il fuggitivo Edipo per riportarlo a Tebe.

[5] Ivi, p. 361.

[6] Ivi, p.361.

[7] Ivi, p.361.

[8] Ivi, p. 363.

[9] Ivi, p. 369.

[10] Polinice cit. dal testo presentato dal regista Robert Carsen.

[11] ‘Edipo a Colono’, Traduz. e Note di Franco Ferrari – Biblioteca Universale Rizzoli (2000), p. 375.

[12] Antigone cit. dal testo presentato dal regista Robert Carsen.