Strano.   

Il pittore Giovanni Fattori e la sua 'macchia'.

In foto: dettaglio di un disegno preparatorio per i quattro grandi quadri sulle battaglie del Risorgimento che Giovanni Fattori presentò al concorso indetto per il Governo provvisorio toscano, e che l’artista vinse nel 1862 con ‘Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta'/ Tratto dalla mostra ’Giovanni Fattori. Il ‘genio’ dei Macchiaioli’, Piacenza/ Museo XNL 29.03 – 29.06.2025.

 

 

Una speciale capacità grafica contraddistingue Giovanni Fattori[1]: che la pittura a cui successivamente si applicò non riesce ad annacquare, né a ridurre. Chiamato a vivere in un periodo in cui si combatteva per “una nazione non nata”[2] Fattori si avvicinò ben presto ai nascenti Macchiaioli[3] che s’incontravano al ‘Caffè Michelangiolo’ di Firenze, rendendosene rapidamente uno degli interpreti più singolari e di successo.

Per Fattori la ‘macchia’ cominciò infatti a delinearsi con l’arrivo a Firenze nel 1859 delle truppe francesi e del loro accampamento che l’artista, sposo novello di Settimia Vannucci, si fermava giornate intere ad osservare dal Pratone delle Cascine e le battaglie vere che si preparavano, le attese, la morte, la sofferenza: quel suo speciale graffiare il foglio trovava qui senso e passione, per affermare le scene brutali del film completamente reale che aveva davanti, e del suo stesso pensiero che su quel dolore poteva piegarsi e dire, descrivere, coi tratti aguzzi di cui era maestro. Ma Giovanni Fattori fu maestro anche del colore che i suoi quadri tuttora ci offrono, stemperando e rendendo accettabile quella sofferenza e solitudine cui assisteva compunto, dolore raffinatissimo a cui sapeva porgere una rara capacità di renderlo sublime, eletto.

La ‘sua’ macchia - unica fra i Macchiaioli - è indifferentemente uomo, donna, animale, senza espressioni, fino a ‘popolo’ che con Fattori incontra reale significanza perchè cade ‘chi l’altro sia’: fanno paesaggio le donne - fra cui la moglie ed un’amica comune – ne ‘La rotonda di Palmieri a Livorno’ del 1866, così come ‘I bovi al carro’ del 1868. Una ‘gayetè’ nella ‘tristesse’ che lo rendeva affascinante al pubblico e consumabile: Fattori ebbe moltissimi amori.

E forse proprio i ritratti, alcuni dei quali lo seguivano nei suoi trasferimenti, restano la sua opera più incomprensibile e segreta, vere caricature e ‘macchia’ dell’umano, poco somiglianti ma tanto romantiche e pur realistiche, nell’affettuosità sorridente che sanno suscitare. Soltanto negli autoritratti Fattori non fa ‘macchia’, è strano.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 6 novembre 2025

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[1] Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908) fu pittore ed incisore italiano: allievo vivace e svogliato della Accademia di Belle Arti di Firenze, come egli stesso ammetteva si avvicinò alla tecnica pittorica della ‘macchia’, ma non apprezzò l’Impressionismo. Vinse molti premi fra il 1870 ed il 1890 ed il suo ‘Il Quadrato di Villafranca’, ammirato dal re Umberto I, fu acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nel 1880 fu nominato Professore onorario dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e chiamato a partecipare a prestigiose mostre in tutta Europa. I suoi quadri sono presenti al Museo civico ‘Giovanni Fattori’ di Livorno, alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, ed alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma.

[2] Cit. dalla presentazione della mostra di Piacenza ‘Giovanni Fattori. Il ‘genio’ dei Macchiaioli’, Museo XNL 29.03-29.06.2025.

[3] Macchiaioli furono a Firenze un gruppo di artisti, critici nei confronti degli insegnamenti dell’Accademia: anzitutto Diego Martelli ed Adriano Cecioni, i quali già nel 1855 - ben prima degli Impressionisti francesi - avevano elaborato una teoria e una tecnica in cui la luce crea ‘macchie’ di colore. Fu in occasione della loro prima esposizione del 1862, che la ‘Gazzetta del Popolo’ li denominò per la prima volta ed in modo un po’ irriverente ‘Macchiaioli’, anche se alcuni di loro furono realmente soldati in quegli anni bui. Fra gli interpreti più validi restano Odoardo Borrani, Silvestro Lega, Telemaco Signorini.