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‘Raperonzolo’[1], dei fratelli Grimm. Libri per lavorare4.

Raperonzolo’[1], dei fratelli Grimm.

 

 

“Raperonzolo, t’affaccia,

lascia pender la tua treccia!”[2] 

Illustrazione originale di Gianni Russomando.[3]  Rifer. illustr.: 0_5531894_125008.jpg

 

 

‘Raperonzolo’ è una storia di vita quotidiana - e quindi di lavoro del pensiero - a cui i bambini sono specialmente interessati, perché la differenza è evidente fra l’essere ingannati per propria ingenuità ed invece la sopraffazione ottusa e perversa che non ha ragioni : ad un bambino infatti non sfugge che la propria ingenuità può essere corretta, a beneficio anche di una giustizia, mentre la perversione va riconosciuta il prima possibile per prenderne distanza.

Ma in questa fiaba adulta che i bambini ben comprendono, trovano spazio anche la imperscrutabile  frustrazione - che può avere le conseguenze più estreme - di chi perseguita[4], quando si ritenga beffato o beffata, così come quel laborioso percorso ed incessante, indispensabile con cui ciascuno può invece attraversare la propria vita e perfino riconquistarla, quando sconfitto e fin da bambino.

 

                                       Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 20 settembre 2021

 

 

[1] ‘Raperonzolo’ è una fiaba della raccolta “Grimm. Le fiabe del focolare”, Collana ‘I millenni’ (1951) ‘Giulio Einaudi editore’, Traduz. di Clara Bovero, Introduzione di Giuseppe Cocchiara. La raccolta intendeva proporsi nel 1872 e nelle intenzioni di Iacopo e Guglielmo Grimm, quale silloge della poesia popolare in Germania, in quanto si opponeva alla poesia classicheggiante del tempo.

[2] “…Quando ebbe dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre che sorgeva nel bosco e non aveva né scala né porta, ma solo una minuscola finestrina, in alto in alto. Quando la maga voleva entrare, si metteva sotto la finestra e gridava: ‘Raperonzolo, t’affaccia/ lascia pender la tua treccia!’ Raperonzolo aveva capelli lunghi e bellissimi, sottili come oro filato. Quando udiva la voce della maga, si slegava le trecce, le annodava ad un cardine della finestra, ed esse ricadevano per una lughezza di venti braccia, e la maga ci si arrampicava…”

[3] Gianni Russomando, note biografiche : “Sono nato a Vercelli nel 1956. Diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli. Mi definisco un semplice ‘amanuense’. Lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. Utilizzo da poco i social con lo scopo di dare un attimo di serenità in chi guarda i miei modesti lavori.”

[4] “Ah, bimba sciagurata! – gridò la maga, signora Gothel – cosa mi tocca sentire! Pensavo di averti separata da tutto il mondo ed invece tu mi hai ingannata!”, ‘Raperonzolo’ in “Grimm. Le fiabe del focolare”, Giulio Einaudi editore (1951) p.58

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