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In moto.

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Un frainteso : è nell’universo di altri che si è in moto in due[1].

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 12 maggio 2022

 

 

[1] “Non è affatto partita la civiltà dalla repressione della sessualità, ma dalla sua strumentalizzazione, vale a dire dalla sua inserzione in un progetto, in un sistema, in un funzionamento, come quello che Freud ha chiamato, o meglio che traducendo noi chiamiamo Civiltà e che dovremmo invece tradurre Cultura – il termine freudiano è Kultur.”, cit. da : ‘La tolleranza del dolore. Stato, diritto, psicoanalisi’, Giacomo B. Contri – SIC Edizioni 1977, p.33

“Tutto resta da fare…”

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“Non che tutto resti da fare, ma appunto tutto resta da fare, ciò che chiamo il pensiero giuridico dell’amore, o del suo profitto.”[1]

 

 

Da www.youtube.com : Mozart, Symphony n°40 in G minor KV550 Leonard Bernstein. Qualcuno rischia di pensare che Mozart, capace di suonare bene già a cinque anni di età, non fosse normo-dotato : quali fantasie aleggiano tuttora e chissà perché.

 

 

Mustafà, bambino siriano di cinque anni, è atterrato a Fiumicino (RM) lo scorso 21 gennaio : lui da solo è riuscito a muovere non solo la famiglia - padre, madre, due sorelline – ed i Governi di due Nazioni, cioè la Turchia - dove il bambino si trovava nella precarietà con i genitori in fuga dalla Siria - e l’Italia, ma anche la Organizzazione internazionale[2] che ha messo a disposizione strutture specialistiche ed operatori, oltre quanti, anche occasionalmente sul suo percorso, ne stanno accompagnando il trasferimento - o viaggio - che è finalmente, e persino, di piacere.

Il traguardo è quello di fornire a Mustafà le prime gambe e piedi, e le prime braccia e mani che il bambino non conosce, essendo nato senza arti a causa del gas nervino scaricatogli addosso durante la sua gestazione da una bomba a Idlib, nella sua stessa Siria in guerra. Gli operatori, giustamente prudenti, prevedono però un risultato soddisfacente, e possibilità abbastanza realistiche che Mustafà possa arrivare a fare tutto quello che i suoi coetanei già fanno : persino studiare, hanno aggiunto di sfuggita ma non ci è sfuggito.

Mustafà, che a vederlo in diretta all’atterraggio in Italia è un bambino sorridente e già abituato a fare da solo tutto quello che può - cioè pochissimo rispetto ai suoi coetanei normo-dotati – non ama però dormire, come conferma senza esitazione tutte le volte che gli viene chiesto : “Cosa non ti piace, Mustafà ?”

E sulla risposta di Mustafà che lui ripete docilmente senza modifiche, stiamo già ascoltando mille teorie inclusa quella che il bambino – ormai felice perché lontano dalla guerra – non avrà più timore di addormentarsi.

Come costruiranno allora una affidabilità[3] tutti coloro che avvicineranno Mustafà – famigliari compresi – arrischiandosi di sganciarla dal coniugio con quel ‘pensiero giuridico dell’amore’ che non rinnega di pensare :  ‘never hurry, never worry’ ?

Imputata è proprio quella souff(e)rance[4] che si rivolge all’angoscia densa e nociva come le nebbie inquinanti a cui tentiamo di adattarci : finchè ignorata e sistematizzata resterà nemica di una salus che, invece, non è affatto inesistente.

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 24 gennaio 2022

 

 

 

[1] Cit. da: Giacomo B. Contri, "Tre capitoli" - ‘Contributo 7 gennaio 2022’.

[2] https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-01/famiglia-sira-caritas-siena.html?s=03 

[3] “Sono dunque tre i miei capitoli conclusivi: Diritto, Scienza, Fede”, cit. da Giacomo B. Contri, "Tre capitoli" - ‘Contributo 7 gennaio 2022’.

[4] ‘Il seminario su “La lettera rubata” in ‘Jacques Lacan. Scritti’, a cura di Giacomo B. Contri – Biblioteca Einaudi (1974 e 2002) pp.7-58.

Lady Macbeth : dalla parte sbagliata del mondo.

 

Un’antico motore lascia il palcoscenico dopo aver scarrozzato degli assassini : siamo sulla scena delle ‘Eumenidi’ di Eschilo, ben diretto da Davide Livermore per il ‘Teatro Greco’ di Siracusa lo scorso luglio-agosto 2021. Eccellente quindi è stato il riproporre questo tema nel ‘Macbeth’, che Davide Livermore sta presentando con successo al ‘Teatro alla Scala’ di Milano https://www.teatroallascala.org : una elegante auto-mobile d’altri tempi si fa mezzo - non imputabile - del delitto. (Ho commentato ‘Eumenidi’ in ‘Angoscia assolta nel Tribunale degli dèi’ https://tutorsalus.net/index.php/246-angoscia-assolta-nel-tribunale-degli-dei-fra-consensi-e-disagio-il-teatro-antico).

 

 

“…Hie thee hither 

That I may pour my spirits in thine ear; 

And chastise with the valour of my tongue

All that impedes thee from the  golden round

Which fate and metaphysical aid doth seem

To have thee crown'd withal.[1]»

Non sono frequenti gli assassini seriali al femminile ma Lady Macbeth ne veste assai elegantemente il ruolo, restituendone il carattere assiduo e sfuggente al tempo stesso che William Shakespeare immaginò quando - in quella che resta la sua tragedia più breve - non volle eccessivamente definire la Lady, lasciando a colei che di volta in volta l’avrebbe portata in scena di aggiungere quel qualcosa di speciale che la rende intramontabile nemico.

Esorta il suo uomo - la donna assurta a Lady del nobile Macbeth – perché lui torni a farsi ricettivo della lingua di colei che per istinto ‘sa’ farsi maschio alla bisogna e può versargli nelle orecchie quel crudele e necessario know-how da cui egli, ora, è impedito. Vittima dunque Lord Macbeth ?

Questo nobile perdente, preso dalla lussuria dei parvenu per un regno che sarà sconfitto è sì vittima, ma del suo stesso restar celibe[2], del suo cioè non voler entrare nel merito – o demerito – femminile e restarsene ai margini, incontaminato ed inutile.

Quanto a Lady Macbeth - che evidentemente soffre nel trovarsi dalla parte sbagliata del mondo, in quanto è femmina e non maschio - incuriosisce il lavoro della interprete, diretta dal notevole Davide Livermore ed in scena in questi giorni al ‘Teatro alla Scala’ di Milano, perché Lady ‘deve’ farsi piacere il male… Il che può essere un gioco molto pericoloso.

E lo sappiamo bene purtroppo, quando non sappiamo coglierlo nemmeno nei nostri bambini.

 

                                                                                                      Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 28 dicembre 2021

 

 

[1] ‘Macbeth’ (1605-1608), di W.Shakespeare - Atto I scena V

[2] ‘Il sogno dell’ “uomo sposato”’, in ‘THINK!’ di Giacomo B. Contri – 25 giugno 2007.

Dante : Purgatorio ultimo avviso.

 

Illustrazione originale di Gianni Russomando[1].

 

"A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio disio e ’l velle,

sì come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e l’altre stelle."

Paradiso, Canto XXXIII 142-145.

 

 

Non è in questo editoriale che il ‘Paradiso’ di Dante trova posto[2] : ma la scelta del Poeta per una conclusione dell’opera in cui si ripete ancora e ancora l’assenza del lavoro nell’esperienza di uomini e donne, mi ha convinto a citare quella meccanica ‘rota’ con cui Dante rappresenta l’umano, docile o ribelle al padrone del carro.

In realtà apprezzo sinceramente l’uomo Dante - già in esilio dal 1302 quando scrive il ‘Purgatorio’ che verrà pubblicato nel 1315 dopo l’ultima delusione politica[3] - perchè nella precarietà e violenza dell’epoca in cui visse, egli azzardò non solo una complessa opera in una lingua allora ‘nova’[4] ma che sarebbe stata nostra e mia – l’attuale lingua italiana infatti - ma anche perché si avventurò nella progettazione del luogo di espiazione il quale, una volta ammessi ad entrarvi, offrisse una ultima possibilità di evitare la condanna definitiva, da cui il Medioevo cristiano concedeva poco o nullo scampo : ed il Purgatorio dantesco, infatti, comprende l’ampissimo spettro di peccatori legati alla pigrizia[5] ed a quella malinconica indecisione che li affratella nel ritrovarsi chiamati ad una più nitida volontà – “e l’velle” citato poco sopra – ma evidentemente identica a quella nella quale completarono la loro esistenza terrena. 

Possiamo senz’altro alleggerire Dante da un gravame che sarebbe ingiusto per un sol uomo : chiedendo però al Poeta che fu lucido sostenitore della logica tomistica[6] come sia possibile che – ragionevolmente e umanamente - venendo a mancare la capacità rappresentativa del pensiero[7] “il mio disio e ’l velle” possa invece – e per qual via ? – esser toccato, portato ed infine ‘volto’[8] se non appena “sì come rota” che, in quanto oggetto meccanico, non può cercare e quindi non ‘disìa’,  nemmeno il Paradiso.

 

                                     Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 1 dicembre 2021

 

 

[1] Gianni Russomando, note di biografia : “Sono nato a Vercelli nel 1956. Diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli. Mi definisco un semplice ‘amanuense’. Lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. Utilizzo da poco i social con lo scopo di dare un attimo di serenità in chi guarda i miei modesti lavori.”

[2] Ricorrendo quest'anno il 700° anniversario dalla morte di Dante Alighieri ho commentato, dalla 'Divina Commedia' l’ ‘Inferno’ (‘Quello che i bambini non dicono’/ www.tutorsalus.net - ‘Fragole’, 25 maggio 2021) e il ‘Paradiso’ ( ‘…tutti si posano al sonar d’un fischio’/ www.tutorsalus.net - ‘Events’ 28 giugno 2021).

[3] Fra il 1308 e il 1312 Dante scrive il ‘Purgatorio’ dall’esilio politico che lo porta a spostarsi a Parigi, a Milano, a Genova e poi di nuovo a Milano nel 1311 per l’ossequio al giovane imperatore Arrigo VII incoronato ‘Re dei Romani’ che tuttavia non riuscirà nell’intento di una Italia pacificata da un unico sovrano. E’ interessante notare che quasi tutti i protagonisti del ‘Purgatorio’ dantesco sono toscani e collegati quindi al periodo precedente l’esilio effettivo di Dante.

[4] ‘De vulgari eloquentia’, scritto fra il 1303 e il 1305 all’inizio dell’esilio, è già una formalizzazione della ‘questione’ che Dante pose, anche politicamente agli interlocutori, di una lingua che fosse unitaria.

[5] Nino Visconti per esempio, protagonista del ‘Purgatorio’ che ho commentato in ‘Johanna Vicecomites Galure comitissa’ www.tutorsalus.net / ‘Pensare da partner’ 14 settembre 2017.

[6] “…essentia beatitudinis in actu intellectus consistit : sed ad voluntatem pertinet delectatio beatitudinem consequens”( ‘Summa Theol. I II 3, 4)

[7] “A l’alta fantasia qui mancò possa…”

[8] “…ma già volgea”