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Voto con lode.

Nella foto, un particolare tratto da : ‘Sony World Photography Awards 2023’, Milano - ‘Museo Diocesano Carlo Maria Martini’.[1]

 

 

La memoria non è affatto un deposito, anzi un laboratorio in funzione che seleziona elabora e produce realtà, quanto più cioè identifica ognuno di noi : e se non è in ordine, le fantasie che ne escono non aiutano né difendono. Difficile è correggere la propria ingenuità che si fatica a riconoscere, per esempio nella compulsione della vendetta, questione purtroppo ancora attuale e ricorrente, pur nella odierna Civiltà.

Il XVI Concorso scolastico annuale istituito nel 2008 in Lombardia con legge regionale ‘per l’affermazione dei valori’ dell’Esodo dall’Istria ha impegnato gli studenti per questa edizione 2024 su ‘Come gli esuli hanno affrontato la sfida di ricostruire la propria esistenza in Lombardia e nel mondo’[2] : nomi insospettati quali il chimico Fulvio Bracco, fondatore di Bracco SpA e di Ottavio Missoni nel campo della moda, così come di altri nelle loro normali professioni, hanno coinvolto un lavoro di indagine e di scoperta da parte di studenti fra i tredici ed i diciassette anni, e dei loro encomiabili insegnanti. Fino alla singolare testimonianza di una ex-bambina che nel 1949 aveva sei anni e ‘che non aveva avuto ancora il tempo di imparare a leggere’ : oggi deliziosa ottantunenne, Marisa Brugna [3] ha infatti condotto un breve e ascoltatissimo intervento sulla sua ‘profuganza’, insieme a tutte le centinaia di migliaia di famiglie che, a partire dal 1945, lasciarono l’Istria e le loro case, ma - per non irritare i nuovi occupanti stanziatisi dopo l’Armistizio del 1943 – in pochi alla volta, come se si trattasse di una villeggiatura da cui sarebbero tornati, e così invece non fu. Perché dovettero ripartire da zero, molto lontani dalle loro terre d’origine, dopo lunghi e penosi soggiorni di fortuna nei vari ‘Centri di Raccolta Profughi’ sparsi in Italia, incontrando diffidenza da parte degli stessi italiani.

Chi sarà partner e chi invece vorrà far da padrone? Questa la domanda nella testa di adulti che improvvisamente diventarono ‘profughi’ in quell’Esodo : una domanda che è stata immediatamente raccolta dai giovani presenti e premiati lo scorso 14 febbraio, perché l’esperienza della ingenuità è bruciante come le peggiori ferite della vita, spesso non arriva neanche alle cronache, risolta in un ostile ‘a tu per tu’. La difesa dalla ingenuità appare giustamente impervia, perfino oscura, soprattutto avvolta di emozioni incontenibili e prevaricanti : ascoltarsi parlando è un lavoro, e fa scuola.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 19 febbraio 2024

 

 

[1] ‘Sony World Photography Awards’, è uno dei concorsi più prestigiosi al mondo per la fotografia contemporanea : alcune foto del ‘Sony World Photography Awards 2023’ sono state ospitate presso il ‘Museo Diocesano Carlo Maria Martini’, Milano dal 3 luglio al 3 settembre 2023). La gratuità del concorso permette a fotografi di tutto il mondo di trovare supporto al proprio talento: ai quattro concorsi previsti dalla edizione 2023 – Professional, Open, Student, Youth – hanno partecipato più di 415.000 immagini provenienti da oltre 200 Paesi e territori.

[2] Attività della Regione Lombardia, la XVI Edizione del Concorso a.s. 2023-2024 “Le Foibe, la strage di Vergarolla ed il conseguente Esodo giuliano, fiumano e dalmata : come gli esuli hanno affrontato la sfida di ricostruire la propria esistenza in Lombardia e nel mondo”, ha premiato lo scorso 14 febbraio, nella Sala Consiliare di Palazzo Pirelli a Milano, i lavori selezionati dei 145 studenti partecipanti : I.T.E.P. ’Galileo Galilei’ - Laveno Mombello (VA) (racconto); Liceo ‘Primo Levi’ - San Donato Milanese (MI) (video); Istituto Comprensivo ‘Alessandro Manzoni’ - Cologno Monzese (MI) (audiolibro); Liceo Artistico ‘Giacomo e Pio Manzù’ - Bergamo (tre video premiati); Istituto comprensivo ‘San Paolo d’Argon’ - Cenate Sotto (BG) Scuola Secondaria I Grado ‘Enea Salmeggia’ (libretto : menzione speciale in concorso); Liceo Statale ‘Novello’ - Codogno (LO) Scuola Secondaria II Grado (fumetto : menzione speciale fuori concorso).

[3] Marisa Brugna, che oggi vive ad Alghero dove anche ha famiglia, ha testimoniato la ‘sua profuganza’ nel libro ‘Memoria negata’ – Edizioni Condaghes Srl (2013) di cui è autrice.

Un inverno incredibile.

‘Perlasca’[1], di e con Alessandro Albertin.

In foto: le Alpi presso Barcelonnette (Provenza, FR) al confine con l’Italia.

 

 

Inverno infinito è il sonno della rimozione, sempre per minaccia, di perdere l’amore, o la libertà, o perfino la vita : pensiero che anzitutto censura, come è nell’arroganza di ogni dispotismo, terribile  senza attenuanti.

Alessandro Albertin è autore del testo che con allenata scioltezza e capacità di incuriosire sta portando in questi mesi sulla scena. La storia non è sua, è di un Altro che ha però saputo interrogarlo fino a tanto, un Altro che si trovava a Budapest in equilibrio precario negli anni 1944 - 1945, al bivio mai cancellato che la proclamazione dell’Armistizio del 1943 segnò per l’Italia : da un lato l’euforia per la fine della II Guerra mondiale, dall’altro l’inizio di una persecuzione serrata e guerra civile estrema da parte di un Nazismo sconfitto e del tutto furente. Qualcosa insomma di cui non si tiene sufficientemente conto di fronte alla vittoria – e grave responsabilità dei governanti tutti nel trascurare – e qualcosa di crudele allo stesso tempo, come realmente è nella vita ogni ritorno del rimosso.

Giorgio Perlasca è appena uscito dalla ‘sua’ esperienza di guerra, volontario combattente in Spagna[2], a Budapest sta avviando con talento un commercio di carni : ma un Armistizio è un Armistizio, ora basta coi nemici! E si ritrova ricercato, proprio come tutti quelli che la Gestapo va a stanare uno per uno nelle case, anziani e bambini, donne e uomini, ebrei anzitutto ma non solo: il furore di chi è sconfitto non ha pari. Un inverno infinito, senza più stagioni. Perlasca ha famiglia in Italia, per salvarsi recupera una presentazione scritta e firmata dal generale Francisco Franco con cui egli potrà chiedere qualsiasi aiuto all’Ambasciata di Spagna, persino a Budapest : ed è qui che, insieme alla sua salvezza, Jorge – non più Giorgio - Perlasca si trova ad affrontare l’ingiustizia del Caso per cui tantissimi vengono rastrellati, uccisi o deportati nel vicino lager di Auschwitz. Jorge resta nell’Ambasciata, e proprio con quel salvacondotto, di cui abilmente riesce a rafforzare ed ampliare il potere, recupera la vita di migliaia di perseguitati - ebrei spagnoli anzitutto, ma non solo - e disobbedisce alla Legge di Ungheria.

Quando tornerà in Italia, da lui nessuno saprà niente, Perlasca riprenderà la vita che aveva interrotto e ad inventarsi un lavoro, barcamenandosi in quel durissimo dopoguerra che tuttavia i brevi anni ’60 arriveranno persino ad obliare.

Non aver voglia di ricordare ? Nessuno a cui interessi ascoltarlo ? Riconoscere ad altri il privilegio delle benemerenze ? Forse.

Sapere di aver salvato qualcuno è la certezza di una partnership, talmente reale che non cerca sovrappiù – anche se qualche volta lo riceve. Così incredibile è l’accadere - non appare e ha mille e mille forme - e persino nell’inverno della vita.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 10 febbraio 2024

 

 

[1] ‘Perlasca. Il coraggio di dire no’, regia di Michela Ottolini, testo di Alessandro Albertin, prodotto dal ‘Teatro de Gli Incamminati’ – Milano. Alessandro Albertin è stato ricevuto il 27 gennaio scorso al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della ‘Giornata della Memoria’ : qui ha potuto leggere un brano di ‘Perlasca. Il coraggio di dire no’ ed ha presentato la testimonianza di Cesare Rimini, ‘Una carta in più’. Diplomato alla ‘Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi’ di Milano, Alessandro Albertin (Padova, 1972) ha già portato in scena ‘Lo Sbarco in Normandia, i segreti di una vittoria’, ‘Marco Pantani, il campione fuori norma’, ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo per il ‘Teatro Greco’ di Siracusa (2023) : ha lavorato con Virginio Gazzolo, Gianrico Tedeschi, Andrée Ruth Shammah, Gigi Proietti, Ugo Pagliai e altri.

[2] Nota come ‘Guerra di Spagna’, fu la lunga e terribile guerra civile scoppiata a seguito del colpo di Stato militare (17 luglio 1936) che portò al potere il generale Francisco Franco nel marzo del 1939, ed insediò una dittatura fascista che rimase al governo fino al 1975 circa.

l’innesto. 

Dettaglio di un affresco di Luciano Bartoli[1] nel battistero della chiesa parrocchiale ‘Sant’Ambrogio Ad Fontes’, Segrate-MI.

 

 

E’ un film recente ‘C’è ancora domani’[2], opera prima ed eccellente esordio nella regia della brava attrice Paola Cortellesi, e pone a tema ciò che muove il pensiero e che non può mai essere ‘resilienza’, termine che si collega allo studio dei materiali inerti ma non alla umanità perchè non entra nella legge del pensiero. Paola Cortellesi non fa una narrazione, mette a tema invece qualcosa che non è affatto neutrale, come la imputabilità di un inizio, e lo fa con coraggio e con sapiente leggerezza : anche di questo le siamo grati, quanto lo siamo all’eccelso Hitchcock[3], di certo suo predecessore.

Imputabile qui non è solo il marito crudele, il suocero collaborazionista, i vicini inerti, l’antico e inutile innamorato : nella lucida trasparenza di un testo[4] di cui anche è autrice la brava Cortellesi, imputabile risulta la vittima stessa, Delia cioè, la cui difesa consiste in un disperato estraniamento, appena nutrito di piccole furbizie : un estraniamento messo da lei ad arte, e di cui solo in fine veniamo a sapere che non le impediva di ricordare quando col marito andava bene.

Dei tre figli è la maggiore, Marcella a provocare nella donna adulta quell’innesto – innesco di un pensiero che fa davvero male : di essere un nulla cioè, e non solo in casa ma socialmente, nella sua città che era Roma dopo la fine della seconda guerra mondiale, in quel disordine esplicito che la guerra aveva tenuto sotto silenzio, con l’arrivo di nuovi alleati alla democrazia, ma invisi ai fedelissimi del vecchio regime la cui economia si fonda sull’esclusione di identità. Allora ci induce in errore, noi tutti che stiamo al di qua del grande schermo, quell’arrivo di una busta chiusa intestata a Delia, consegnatale quasi in segreto dalla portinaia : glielo perdoniamo ?

Un inganno per tutti noi, nessuna facile storia rosa dietro quella busta, nessuna ingenuità nel prossimo regolamento di conti che rovescia le sorti, incredibile ma ragionevolissimo… A tema insomma Paola Cortellesi mette la capacità non ingenua di tenere un posto per l’altro, per il simile che possa ‘accadere’ partner : e le bestie, che come si sa sono ‘altro che animali’, non si curano di questo.

Imputabile è la ingenuità, sempre dolorosa, che affossa quell’ ‘accadere psichico’ : ma altrettanto imputabile è la memoria perchè si tratta in realtà di ‘lavoro’.

E’ appena il primo passo la imputabilità, o ex-citamento[5], indicazione di un bivio niente affatto obbligatorio, giusto una opportunità che il nostro pensiero ci offre nella forma di un appuntamento tutto da elaborare e su cui lavorare.

La compulsione non è dunque tutto il pensiero inconscio, c’è ancora memoria libera che conviene non lasciar cadere : questione che riprenderò.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 27 dicembre 2023

 

 

[1] Luciano Bartoli (Trieste 1912 – Padova 2009) si è dedicato quasi esclusivamente alla iconografia religiosa : il suo primo incarico, già nel 1935, fu per decorare la chiesa di Santa Caterina a Isola d’Istria, cui seguirono incarichi per altre chiese a Udine, Padova, Treviso, Trieste, Issogne (Val d’Aosta) così come la progettazione di numerose vetrate.  (Informazioni tratte da: ‘Un’arte per contemplare. Percorso iconografico nella chiesa di ‘Sant’Ambrogio Ad Fontes’, di Isabella Bertario – 2022; ‘Le nuove chiese della diocesi di Milano 1945-1993’, a cura di Cecilia De Carli – ‘Vita e pensiero’ (Milano, 1994). ‘Sant’Ambrogio Ad Fontes’ è una delle 22 chiese celebrative del Concilio Vaticano II promosse nella diocesi Ambrosiana dall’allora Arcivescovo Card. Montini, oggi S. Paolo VI, e fu consacrata il 25 aprile 1966.

[2] ‘C’è ancora domani’ (2023) è un film ideato, diretto e interpretato da Paola Cortellesi. Altri interpreti: Valerio Mastandrea, Romana Maggiora Vergano, Emanuela Fanelli, Giorgio Colangeli, Vinicio Marchioni, Francesco Centorame. Presentato alla 18° edizione della ‘Festa del Cinema’ di Roma ha ricevuto il premio speciale della giuria e una menzione speciale come miglior opera prima. Il film è stato prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per ‘Wildside’ e ‘Vision Distribution’.

[3] Alfred Hitchcock (1899 – 1980) ha diretto, fra gli altri : ‘Psycho’, ‘Gli uccelli’, ‘La finestra sul cortile’, ‘La donna che visse due volte’.

[4] Soggetto e sceneggiatura : Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi.

[5] In ‘Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico’, di Giacomo B. Contri / SIC Edizioni (1998) - pagg. 54, 95.

Entrare in scena.

Conversazione con… Elena Polic Greco[1].

 

 

Deliziosa protagonista in ‘La Pace’[2] di Aristofane nella felice stagione appena conclusa al ‘Teatro Greco’ di Siracusa, Elena Polic Greco è stata anche una delle figlie di Oceano – oltre che Corifea e responsabile del Coro - nello spettacolare ‘Prometeo incatenato[3], a conclusione di un serrato anno di docenza in accademia che è la ‘Accademia d’Arte del Dramma Antico’ di Siracusa : il 29 settembre prossimo sarà di nuovo impegnata a Taranto col regista Daniele Salvo in ‘Gli Spartani’[4], un testo moderno di Barbara Gizzi.

“Sapevo ben poco all’inizio della ‘mia’ Accademia, che è stata la ‘Silvio D’Amico’ a Roma, dove sono nata : ormai mi muovo tutto l’anno, per lavoro, tra Roma e Siracusa. Forse però del teatro sapevo qualcosa in più rispetto ai compagni, perché spesso avevo seguito mia madre in tournée… Ma ora ero curiosissima, una spugna, avevo sete di sapere, di conoscere il passato, di mettere ordine in quello che già sapevo di cinema e di teatro : e capivo che anche quello che fino ad allora conoscevo di me non era sufficiente, recitare mi richiedeva molto di più…

Ho imparato che un attore può essere timido, ho avuto Maestri che mi hanno generato domande e curiosità sul teatro, e quello che è accaduto in me è stato straordinario : ho scoperto il canto, la sua ricchezza di suoni e di possibilità, e ho ritrovato il mio corpo – l’avevo perso da ragazzina, il corpo, perché ero convinta di non essere adeguata fisicamente… I miei Maestri mi hanno dimostrato che non era vero e ancora adesso mi ritrovo a ringraziarli, perché il corpo è fondamentale nel nostro lavoro, ed è il corpo stesso che genera il suono quando viene messo in gioco.

Ho cominciato a cambiare e a cercare, a non arrendermi, ad approfittare persino dei miei fallimenti per conoscermi e conoscere l’altro da me. Ho imparato ad ascoltare, e persino a ridere di me…”

Lei pensa che fare teatro sia terapeutico ?

“Non mi piace pensare che il teatro sia terapeutico, perché una terapia viene fatta per curare una patologia e non rischierei di confondere le professioni, un terapeuta fa altri studi. Per fortuna il teatro può essere molto sano, ed è la modalità che preferisco. E’ una professione che richiede studio continuo, ed un corpo sano, una mente sana. Il teatro può essere forse terapeutico nel sociale, ma non userei la parola ‘terapeutico’, direi piuttosto ‘utile’, anche se poi sono davvero pochi i finanziamenti pubblici…

Effettivamente il teatro pone anche di fronte a ostacoli, e a ricchezze, che non conoscevamo, che magari volevamo nascondere… Si impara a separare il personaggio, nel quale pure entriamo per conviverci - e con tutte le sue stranezze a volte - dalla persona che invece siamo, con la nostra storia, i contrasti, la memoria al lavoro, la sensibilità… Forse è in tutto questo che recitare ci offre una ‘cura’ perché ci richiede di sperimentare, di rischiare, infine di cambiare.”

Da docente in Accademia, com’è cambiata la sua esperienza rispetto al solo recitare ?

“Insegnare, lavorare con gli allievi mi appassiona, è stata una scoperta… L’altro, in questo caso, è qualcuno che si avvicina alla tua stessa vocazione : ancora più profonda esperienza è guardare ed ascoltare lui, o lei, mettere l’uno e l’altra a proprio agio, soprattutto nella difficoltà. Il suono, per esempio, è una esperienza oggi molto trascurata : al suono si dà poca importanza e l’allievo deve essere indirizzato nella sua scoperta.

E d’altra parte proprio in Accademia nascono improvvise nuove passioni – ci sono stati nostri allievi che sono ora eccellenti cantanti lirici. Nei miei anni di studentessa di accademia avevo scoperto, e subito mi ero appassionata, alla nostra bella lingua italiana ed al suono meraviglioso del nostro parlare.

Il difficile è che spesso l’uso del parlare quotidiano - ormai è molto sintetizzato - e la ricerca del ‘vero’ che in teatro è bandito per antonomasia, sacrifica il suono a discapito della comprensione delle parole e dei concetti: saper giocare con le vocali e le consonanti, con gli accenti delle parole e i diversi accenti che si possono mettere in una frase, offre molte possibilità alla comunicazione.

‘Bagnare col suono la parola’ io dico, ed è un lavoro che propongo, che ho maturato nel portare avanti la ‘mia’ accademia in questi quattordici anni a Siracusa : ‘imparare’ un italiano dimenticato come si impara una lingua nuova, attraversando i testi di Alfieri, Tasso, Ariosto per la recitazione e di Metastasio, secondo il metodo di Nicola Vaccaj, per il canto o Monteverdi con il ‘recitarcantando’. E torniamo ad imparare a parlare per poter cominciare a ‘parlare in scena’, fino ad entrare, a ‘contaminare’ - si può dire ? - il nostro quotidiano.

La parola allora si fa suono significante senza più cantarla, si fa tridimensionale attraverso il suono, completamente nuova : ma arrivare a comprendere quanto la parola - e quale parola - sia necessaria per veicolare un messaggio, ci vuole tempo, non è affatto immediato, ci vogliono anni…”

Qual è il traguardo ?

“Non conviene farsi prendere da vaghi traguardi ‘esterni’ e anche questo è difficile, per gli allievi e forse in generale nel nostro lavoro. Per me è necessario avere un sogno, ma sapere che cosa si vuole fare, a quale obiettivo mirare: è una delle cose che chiedo di scrivere, e di tenere sotto analisi ai miei allievi; i sogni spesso sono irrealizzabili ma belli da immaginare, mentre chiarirsi ciò che si vorrebbe essere è importante per aggiustare il tiro di un mestiere che coinvolge totalmente la vita di ciascuno di noi. Poi il teatro è allenamento, pratica, studio, anche insuccesso e perfino fallimento, e scavare al fondo di sé stessi non è un gioco, non bisogna farsi male : gli errori però offrono quella chance che avevamo trascurato… Fino a che si arriva a quel ‘sentire’ che va bene, un agio che ti rende leggero, incredibilmente potente e quasi felice, vorresti solo ripeterlo.

L’applauso segue, convinto : il premio magari no, passa per vie molto particolari. Ecco, sono convinta che sia necessario intraprendere l’accademia non come ‘una risulta’, una scelta residuale ma come una opportunità per scoprire un talento e dargli una chance di lavorarci senza risparmio, con intelligenza.

A volte in classe bisogna essere capaci di rassicurare, magari c’è l’attaccamento al brutto ricordo di essere stati ‘zittiti’ perché cantando o ballando si faceva ‘rumore’, o si era ‘stonati’ e lì si è rimasti.  Quando invece l’allievo conosce la musica o canta, deve essere rassicurato perché quello che già possiede non verrà perduto, non verrà dimenticato: perché questo spesso temono gli allievi… Dunque anche tanto lavoro perché arrivino a fidarsi! Poi c’è la soddisfazione, che per me è assistere alle scoperte che fanno studiando, e contagiandosi l’un l’altro, è soddisfazione sentire le loro voci cantare nei corridoi, nel cortile dell’Accademia, perfino nei vicoli di Siracusa!”

Due opere di Aristofane sono state portate in scena quest’anno : ‘La Pace’ del 421 a.C. per il ‘Teatro Greco’, e ‘Lisistrata’ del 411 a.C., saggio conclusivo degli allievi del III anno : c’è un collegamento fra i due testi ?

“Forse il collegamento più evidente è l’urgenza di ritrovare la pace : ma quello meno scontato e spesso inosservato è di chi muove l’urgenza, sono i contadini che fanno fruttare la terra ne ‘La Pace’ e le donne invece in ‘Lisistrata’, perché generano i figli. Quanta tristezza c’è in ‘Lisistrata’, quanto anche lei è collegata alla natura e come, anche lei, risolverebbe tutto partendo dall’amore, dalla unione, dalla saggezza. Lisistrata, così come Trigeo ne ‘La Pace’, si rende finalmente conto che è necessario intervenire per evitare il peggio. Per questo anche dicevo che il teatro può avere una funzione sociale.”

Quale parte ha la memoria nel recitare, e come si coltiva ?

“La nostra memoria collabora e si oppone al tempo stesso : ci sono frasi, suoni, che all’improvviso vengono in superficie mentre ‘sei’ quel certo personaggio sulla scena, ogni attore lo sa e ci sono differenti modi per ‘fare memoria’. Sono molto legata alla sequenza di movimento sulla scena che studio con precisione matematica, così come faccio con lo studio del testo, mi creo degli appuntamenti che fisso con la ripetizione : il personaggio comincio quindi a costruirlo già mentre studio, ma è il regista che mi aiuta a fargli prendere forma, e lavorare col regista vuol dire anche arrivare a modificare un proprio metodo. Ma sempre più spesso il periodo per le prove si accorcia e quindi la preparazione deve essere molto più intensa per poter arrivare alla prima prova con la memoria pronta…

Diventare complici del proprio personaggio è indispensabile, poi le battute vengono spontanee ed è un piacere! Ne ‘La Pace’ di Aristofane, dove impersonavo proprio ‘la Pace’, il regista non voleva concludere con una ‘gaia’ festa come previsto, forse un po’ crudelmente, dall’autore antico : Daniele Salvo voleva invece esprimere preoccupazione, e anche paura, il monito per un mondo che insiste ad occuparsi di guerra, per avidità e predominio. Così il mio monologo finale è stato tratto da ‘Le Fenicie’ di Euripide (410 a.C.), dove Giocasta parla ai figli Eteocle e Polinice. C’è una frase che mi è rimasta nel cuore, e che forse dovremmo ricordare osservando quello che ci accade intorno ogni giorno : ‘Figli miei, voi correte incontro ad un duplice disastro : perdere tutto ciò che possedete, e cadere mentre cercate di prendervi ciò che non avete’.”

L’applauso prolungato del pubblico, il successo evidente e forse sorprendente di questa interessante edizione teatrale riporta bene, invece, alla realtà di una esperienza quotidiana e nota in cui pochissimi sostengono il molto lavoro richiesto per fare civiltà. 

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 19 settembre 2023

 

 

[1] Elena Polic Greco si è diplomata nel 1999 alla Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ di Roma (fra i suoi Maestri Mario Ferrero e Vittorio Gassmann) : voce soprano, si è perfezionata in Canto presso A.N.A.D. ‘Silvio D’Amico’; la sua fluenza in inglese, spagnolo, francese le ha permesso di essere chiamata (2017-2023) alla traduzione simultanea in lingua  inglese degli spettacoli in scena al Teatro Greco di Siracusa durante la Stagione teatrale. Nel 2021 ha ricevuto il premio RFA come miglior attrice nel cortometraggio ‘Tragodia’ (Cinema, ‘Ortigia Film Festival’) : fra altre, la sua partecipazione in ‘Bianco e Nero’ di Cristina Comencini (2007) e ‘Quale amore’ di Maurizio Sciarra (2005). Con l‘Orestiade’ di P.P. Pasolini (2008) ha cominciato a recitare nelle Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa, fino alle più recenti ‘Prometeo incatenato’ e ‘La Pace’ (2023), ‘Edipo Re’ (2022), ‘Le Baccanti’ (2021), ‘Le Troiane’ (2019), ‘Fedra’ (2016), ‘Le Supplici’ (2015), ‘Coefore ed Eumenidi’ (2104), ‘Antigone’ e ‘Le Donne al Parlamento’ (2013), ‘Prometeo’ e ‘Gli Uccelli’ (2012), ‘Le Nuvole’ e ‘Andromaca’ (2011), ‘Lisistrata’ e ‘Fedra’ (2010), ‘Le Supplici’ (2009). Presso la Accademia ‘Silvio D’Amico’ a Roma è stata assistente alla cattedra di Canto per la M. Claudia M. Aschelter (2003-2007) e Docente di canto corale (2017); sempre a Roma per la LUISS è stata docente di Dizione ed Educazione della Voce (2016-2020). A Siracusa, presso la Accademia d’Arte del Dramma Antico I.N.D.A. è dal 2010 docente di Canto, Dizione e Recitazione e dal 2020 anche Referente Didattica con ruolo di coordinatrice dei progetti esterni con allievi e docenti, svolgendo inoltre attività teatrali nelle scuole per conto di I.N.D.A. Dal 2013 collabora col Liceo ‘Quintiliano’ di Siracusa in qualità di esperto esterno.

[2] ‘La Pace’, di Aristofane (421 a.C.), produzione I.N.D.A. www.indafondazione.org Regia: Daniele Salvo; Traduz.: Nicola Cadoni; Scene : A. Chiti e M. Ciacciofera; Costumi : D. Gelsi; Musiche originali : P.M. D’Artista; Direz. Cori cantati : Elena Polic Greco (Corifea e dea Pace nel monologo finale) e Simonetta Cartia. Interpreti principali :  Giuseppe Battiston, Massimo Verdastro, Simone Ciampi, Martino Duane, Jacqueline Bulnès, Elena Polic Greco, Federica Clementi, Gemma Lapi. Con la partecipazione degli Allievi della ‘Accademia d’Arte del Dramma Antico’ di Siracusa.

[3] ‘Prometeo incatenato’, di Eschilo (460 a.C.) a cura di I.N.D.A. Istituto Nazionale del Dramma Antico, regia di Leo Muscato - Stagione teatrale 2023 / ‘Teatro Greco’ di Siracusa.

[4] ‘Gli Spartani’, di Barbara Gizzi – Regia di Daniele Salvo, Progetto Speciale MIC 2023, Taranto 29 settembre 2023 ‘Corte del Mudi’ Museo Diocesano, Vico Seminario 1. Costumi: Daniele Gelsi. Interpreti: Massimo Cimaglia, Giuseppe Sartori, Valeria Cimaglia, Elena Polic Greco, Giulia Sanna.

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