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“Vorrei che suonasse inutile la precisazione che il lapsus, sempre e solo umano, non si produce automaticamente, il computer è impotente a produrre lapsus: chi l’avrebbe detto, che il lapsus è un profitto?, di cui pochi approfittano.”

(Cit. da THINK! di Giacomo B. Contri, ‘La sovversione economica freudiana’ 30 ottobre 2009).

Giornalismo freudiano.

Un lavoro di restituzione economica al giuridico.

In alto: screenshot tratto dalla mostra ‘Miracoli a Milano. Carlo Orsi[1] fotografo’/ Palazzo Morando, Milano (31.10.2024 – 02.02.2025).

 

“Constatiamo che l’Inc(onscio) non coincide col rimosso; rimane esatto asserire che ogni rimosso è ‘inc’(onscio), ma non che ogni Inc(onscio) è rimosso. Anche una porzione dell’Io, una porzione Dio sa quanto importante, può essere, e anzi indubitabilmente è ‘inc’(onscio)”.[2]

 

Freud è un laico cioè non ateo, né gnostico.

Egli rispetta un ‘non sapere’ che può essere vagliato, ma che la coscienza[3] scarta in fretta, rendendosi – e proprio in questo - non affidabile alla scienza del pensiero, la quale invece esige tutti i materiali disponibili: anzitutto quelli non rimossi, forse sfuggiti alla coscienza?

Giornalismo freudiano implica un lavoro di restituzione economica al giuridico, che la coscienza semplicisticamente trascura – non senza danno economico – nel registrare il pensiero: giudicare l’affidabilità non spetta alla coscienza.

Tuttavia ne è la coscienza il destinatario concludente, ed infine responsabile.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 26 settembre 2026

TutorSalus.net – Giornalismo freudiano

 

 

[1] Carlo Orsi (Milano 08.03.1941 – Bergamo 31.05.2021) ha iniziato come cronista per il ‘Corriere della Sera’, dedicandosi poi a reportage in Italia e all’estero per diversi periodici (‘Panorama’, ‘Il Mondo’, ‘Oggi’), e a campagne pubblicitarie anche nel campo della moda. Nel 1965 pubblica il suo primo libro dedicato a Milano con testo di Dino Buzzati, ed un secondo libro nel 2015. Nel 1984 la sua prima mostra fotografica. Nel 1997 ha fondato la Rivista ‘Città’ dedicata a Milano.

[2] Citaz. da : ‘Coscienza e inconscio’ in ‘L’Io e l’Es’, S. Freud (1923) – OSF Vol. 9 Bollati Boringhieri, pp.480-481.

[3] “La legge è pensiero – pensiero ‘de’ natura – fatto memoria, su una memoria già costituita dalla prima esperienza di soddisfazione per mezzo di un Altro. E’ la coscienza fuori-legge, fuori da questa legge, non in regola con la legge, a opporsi alla memoria, e una tale coscienza è tanto più in opposizione alla legge-memoria quanto più si fa ambizione di Potere sulla legge-memoria.” Citaz. da : ‘Inconscio. Precisazione’ in ‘Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico’, di Giacomo B. Contri SIC Edizioni (1998), p.166

memoria: oppure Imago/ 3.

Imago non può sanzionare. 

 

 

“Secondo noi questa attività conserva il senso che le diamo fino all’età di diciotto mesi, - senso non meno rivelatore di un dinamismo libidico… che di una struttura ontologica del mondo umano che s’inserisce nelle nostre riflessioni sulla conoscenza paranoica. …Ci sembra perciò manifestare in una situazione esemplare la matrice simbolica in cui l’io si precipita in una forma primordiale… Questa forma situa l’istanza dell’ io, prima ancora della sua determinazione sociale, in una linea di finzione, per sempre irriducibile per il solo individuo… Noi stessi abbiamo mostrato nella dialettica sociale che struttura come paranoica la conoscenza umana, la ragione che la rende più autonoma di quella dell’animale dal campo di forza del desiderio…”[1]

 

 

La capacità imputativa e sanzionatoria che inizia con la nascita e con l’offerta della realtà intorno,  resta un potere, opzione laboriosa[2] del Soggetto, anche neonato : non un automatismo né una ontologia del genere. Persino una finzione dev’essere assentita dal Soggetto -  ma molto meno facilmente dal neonato - e tale assenso resta in memoria, ripercorribile, e con potere di elaborazione e coinvolgimento dell’altro nel rapporto.

E’ nella memoria infatti - ogni volta imputativa - che la Imago risulta alienata dal giudizio sull’altro, e con essa il desiderio, illusorio, immaginario.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio - 19 giugno 2026

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] Cit. da “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, p.88-90 in ‘Jacques Lacan. Scritti – Vol.I’ a cura di Giacomo B. Contri/ ‘Biblioteca Einaudi’ Giulio Einaudi editore Spa (2002). 

[2] ‘Inherit from a child. Why not ?’, Marina Bilotta Membretti/ NeP edizioni Srls (2024) – Chapter 3/ ‘A four-stroke start ? p.82

 

 

memoria: oppure Imago/ 2.

'Es' non esaurisce l'inconscio. 

 

 

“Lo stadio dello specchio è un dramma la cui spinta interna si precipita dall’insufficienza all’anticipazione… ed infine all’assunzione dell’armatura di un’identità alienante che ne segnerà con la sua rigida struttura tutto lo sviluppo mentale. …Correlativamente la formazione dell’io si simbolizza oniricamente come un campo trincerato od uno stadio, che distribuisce fra l’arena interna e la sua cinta, periferia di macerie e di paludi, due campi opposti in lotta in cui il soggetto s’ingolfa…  la cui forma… simbolizza in modo seducente l’es. …Se infatti la Verneinung[1] ne rappresenta la forma patente, latenti per la maggior parte ne resteranno gli effetti finchè non saranno rischiarati da qualche luce riflessa sul piano di fatalità in cui il ça si manifesta.”[2]

 

 

Persino “l’assunzione dell’armatura” – che coinvolge già un giudizio sull’apporto dell’altro - è un lavoro[3] per il Soggetto, anche neonato, e di cui il Soggetto fa memoria, senza automatismo ontologico: ecco perché “oniricamente” può essere riferito soltanto al sogno notturno mentre la coscienza dorme, ma non al ‘sogno ad occhi aperti’ fino a delirio ed allucinazione dove la coscienza è ancora presumibilmente vigilante.

E’ a questo lavoro del Soggetto che la memoria  - non cancellabile, seppur rimovibile – può ogni volta attingere, con un ‘potere’ di controllo su di esso di cui anche un bambino di pochi mesi afferra la convenienza, senza spazio per la fatalità: l’ es – per quanto si dica “seducente” - non esaurisce le potenzialità dell’inconscio.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 10 giugno 2026

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

[1] Verneinung: trad. ‘negazione’.

[2] Cit. da “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, p.91-93 in ‘Jacques Lacan. Scritti – Vol.I’ a cura di Giacomo B. Contri/ ‘Biblioteca Einaudi’ Giulio Einaudi editore Spa (2002).

[3] ‘Inherit from a child. Why not ?’, Marina Bilotta Membretti/ NeP edizioni Srls (2024) – Chapter 3/ ‘A four-stroke start ? p.82

 

 

memoria: oppure Imago/ 1.

memoria vs identificazione.

 

“…il piccolo d’uomo, ad un’età in cui per un breve periodo, ma per un periodo comunque, è superato nell’intelligenza strumentale dallo scimpanzè, già riconosce però nello specchio la propria immagine come tale… Basta comprendere lo stadio dello specchio come una identificazione nel pieno senso che l’analisi dà a questo termine: cioè come la trasformazione prodotta nel soggetto quando assume un’immagine, - la cui predestinazione a questo effetto di fase è già indicata dall’uso, nella teoria, dell’antico termine di imago.”[1]

 

 

Ben prima dei sei mesi di età un bambino[2] è in grado di cogliere ‘lo specchio’ – o persino lo smartphone nella modalità selfie – in quanto indispensabile a fabbricare l’effetto della propria ‘immagine’, la quale appunto gli rimanda una modalità di presenza non unificante.

Ed interessante è notare come un bambino coglie la voce dell’altro - che pure gli si  specchia vicino - provenire dal ‘corpo’ dell’altro e non ‘dallo specchio’ : così che è la memoria del corpo a giudicare l’immagine allo specchio, ma non a identificarvisi.

Come si rende possibile allora quel bivio - non primario dunque - fra la memoria - che è soltanto del corpo - e la immaginazione - alienante dal corpo, e quindi dall’altro - a fabbricare ‘desiderio’?

E’ la questione della rimozione, opzione insufficiente del pensiero e con dolore, ma correggibile: oppure immodificabile ontologia.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 1 giugno 2026

 

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] Cit. da “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, p.87-88 in ‘Jacques Lacan. Scritti – Vol.I’ a cura di Giacomo B. Contri/ ‘Biblioteca Einaudi’ Giulio Einaudi editore Spa (2002).

[2] ‘Inherit from a child. Why not ?’, Marina Bilotta Membretti/ NeP edizioni Srls (2024) – Chapter 3/ ‘A four-stroke start ? p.82

 

 

 

…non indispensabile.

Che l'altro si renda ex-citante al Soggetto con la sua parola.

In foto: screenshot dell’Osservatorio Griffith, Los Angeles/ California.

 

 

Il linguaggio non è indispensabile all’inconscio[1] pensiero, che è già pensiero completo: anche se all’Altro non sembra. L’inconscio infatti è sanzione assolutamente individuale all’altro che si offre: logicamente non potrebbe iniziare prima della umana e fisiologica nascita di un Soggetto.

Ma, per non annaspare, perdere l’orientamento, l’altro suggerisce la parola: che si renda dunque ex-citante al Soggetto con la sua parola. Ed il Soggetto – quantunque neonato – ap-prenderà di buon appetito, come allattando: perché ci tiene al governo. Il linguaggio è infatti per il Soggetto – quantunque neonato ma non stupido – indispensabile strumento per il governo.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 23 maggio 2026

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[1] ‘Inherit from a child. Why not ?’, Marina Bilotta Membretti/ NeP edizioni Srls (2024) – Chapter 3/ ‘A four-stroke start ? p.82

 

 

Capitolo concludente.

Dalle ipotesi alla risoluzione.

 

In foto: ‘Mosè’ (1513 – 1542) di Michelangelo Buonarroti (1475 - 1564), Basilica di S. Pietro in Vincoli - Roma.

 

 

“Voglio aggiungere un nesso tra i due capitoli del mio intervento del 16 dicembre scorso, concezione giuridica dell’amore e scienza del pensiero, e la fede.”[1]

 

 

‘Capitolo concludente’ è una risoluzione, e la pace : il lavoro già iniziava con le ipotesi del pensiero, di cui Freud è stato il primo scienziato avendo individuato quella istanza che sanziona la coscienza.

Ma c’è un passo, che parte dalle ipotesi e arriva alla risoluzione – possiamo chiamarla fede – da cui nessuno scienziato, in quanto operatore di Scienze, si esimerebbe.

Mosè è adulto, e affidato di Governo : le Tavole della Legge che pure conosce e da cui si ritiene prescelto gli stanno scivolando a terra perché un pensiero ha prevalso. Fede non è necessariamente speranza: Mosè è prossimo ad una concludenza che non aveva previsto, assolutamente realistica ma sconvolgente e non ancora giunta alla coscienza: è già pensiero, e il suo sguardo non è evitabile.

In un tempo lunghissimo e connotato da guerre, fatto di disperati abbandoni e di tenaci ritorni, il colto Michelangelo ci aveva lavorato : proprio come Mosè, anch’egli non è più un bambino che gratifica senza indugio o condanna senza sconti di pena. L’affidabilità di ciò che solo intuisce farà ingoiare alla coscienza rimorsi inutili e pentimenti che ad altri spettano. Michelangelo è adulto quando scolpisce nel marmo la concludenza della fede che ha già pagato salata l’ingenuità dell’inganno, e dunque ammette la realtà di ingannatori e perversi.

Mosè è un adulto che si salva: questo, Michelangelo ci lascia inciso nel marmo.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 17 gennaio 2025

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] Citaz. dall’ incipit ‘Tre capitoli’ 7 gennaio 2022, Contributo di Giacomo B. Contri al Simposio ‘Amore’ 2021 – 2022 organizzato da ‘Società Amici del pensiero Sigmund Freud’ Milano.

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