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Affida Menti.

 

 Illustrazione originale di Gianni Russomando[1]

 

 

 

“Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli…” Mt 18, 6-10

 

 

Cosa collega “Diritto, Scienza, Fede”[2] altrimenti lemmi in ordine sparso?

Sappiamo infatti dell’inconscio solo quando - ed a ragion veduta evidentemente - ci sanziona la coscienza e certe sue maldestre esternazioni.

Ed è proprio in questa sanzione, vigile e mai depressa che l’inconscio si rivela ‘scienza del pensiero’, di cui la coscienza non può non tener conto : solo della coscienza, infatti, sono le amnesie[3] da cui l’inconscio è esente, chè anzi interviene proprio ripristinando quel collegamento indispensabile che lo svenimento - o de-menticanza - della coscienza aveva temporaneamente messo fuori uso.

Ed è ancora il pensiero sollecitato, o inconscio, a riconoscere l’iniziativa dell’altro, altrimenti detta imputabilità di quell’ ec-citamento che fa di ogni affetto un giudizio ineludibile, il più delle volte distolto tuttavia, o zittito : e bisogna ammettere che via via che gli anni trascorrono, la tentazione di annacquare ciò che da neonati cominciavamo a capire è sempre meno resistibile.

Ma poiché la scienza del pensiero va di pari passo con l’affidabilità di un altro che ha iniziato sollecitando l’affetto di chi così gli si fa partner, quando uno dei due devìa la sanzione banalizzandone l’affetto, la competenza del pensiero sano e curato[4] può fare a meno dell'angoscia.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 1 marzo 2022

 

 

[1] Gianni Russomando, note di biografia : “Sono nato a Vercelli nel 1956. Diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli. Mi definisco un semplice ‘amanuense’. Lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. Utilizzo da poco i social con lo scopo di dare un attimo di serenità in chi guarda i miei modesti lavori.”

[2] ‘Tre capitoli’, Giacomo B. Contri ‘Contributo 7 gennaio 2022’ - Simposio ‘Amore’ 2021-2022 www.giacomocontri.it

[3] https://www.tutorsalus.net/index.php/it/economia-1-talento-di-pensiero/214-musicofilia-oliver-sacks

[4] ‘Il difensore della salute. Una categoria e le sue varietà professionali (psicoanalisi e altre)’- Docum. pubblico Dott. Giacomo B. Contri 25 marzo 2013 ai sensi della legge 14 gennaio 2013 n.4

Un paziente di successo[1].

 

Treni in partenza, Stazione Centrale di Milano.

 

 

 

Non facilmente un romanziere – e persino di indubbio successo come Agatha Christie[2] – riesce a liberarsi, attraverso la sola puntuale immedesimazione benchè eccellentemente scritta, del pensiero di qualcuno con cui vi siano irrisolti conflitti. Come mai ?

‘The mistery of the Blue Train’[3] è un racconto di Agatha Christie, interessante fin dal titolo che si rende infatti crocevia di due differenti interpretazioni, la più proficua delle quali poteva persino  riguardare la stessa autrice : ma invano, come infatti si leggerà.

‘The Blue Train’ era anzitutto il romantico e lussuoso ‘Treno della Costa Azzurra’ che, scendendo da Calais passava anche da Parigi : nella lingua inglese, però, ‘blue’ non è solo un colore ma anche un affetto da gelosia atroce ed insoddisfatta senza soluzione.

A questo affetto irrisolto l’investigatore Hercule Poirot, creato dalla fantasia di Agatha Christie, ascrive la maggior parte dei crimini, persino seriali anche quando compiuti da una donna : dunque il romantico ‘The Blue Train’[4] è – solo per i lettori di lingua inglese – anche il treno della ‘melencholia’, che nulla arriva a distrarre perfino da propositi omicida.

Nel testo però l’autrice si lascia scivolare nel pericoloso piacere vendicativo della vittima, che il genere del romanzo evidentemente le consentiva ma che la realtà non premia, in quanto la vendetta sposta, letteralmente, la vittima nel medesimo posto già occupato dal persecutore : il racconto originale, pertanto, non convince per gli improbabili colpi di scena. Si può aggiungere che Agatha Christie non tentò mai, nella sua vita, di avvicinare il lavoro analitico di cui pure qualcosa sapeva.

Sorprende allora che proprio in una traduzione cinematografica[5] - talvolta criticata quando la brevità indispensabile trascura pieghe complesse di un romanzo – si dia riscontro invece ad un brillante quanto risolutivo orientamento che fa di qualcuno - magari persino impegnato in un lavoro analitico - un uomo, o una donna di successo, giunto al traguardo cioè senza il fiato corto della insofferenza e della fretta : quale invece Agatha Christie non fu, sebbene scrittrice seguitissima.

Disconoscere la gelosia ferale di quella ‘melencholia’ a cui la psicologia di massa - o di gruppo - sottomette, in favore di una difesa che esclude l’omicidio ma usa la sanzione[6], è in effetti una capacità laica, niente affatto ‘naturale’ né spontanea.

Ecco perchè arrivare a concludere il proprio pensiero[7] prima di aver concluso la vita, è il talento indiscutibile di chi può essere ritenuto un paziente di successo.

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 11 febbraio 2022

 

[1] Trovo ben formulato il parere della Dott. Maria Delia Contri, psicoanalista intervenuta lo scorso 15 gennaio 2022 al Simposio ‘Amore’, proposto da Giacomo B. Contri, presidente dell’Associazione ‘Studium Cartello – Il lavoro psicoanalitico’ di Milano : la psicoanalista ha segnalato quel ‘notevole passaggio al Diritto’ che è ‘vera Fede nel legame sociale’ e traguardo ‘di ogni analisi dichiarata’.  

[2] Agatha Christie (1890-1976) fu una scrittrice britannica, tuttora molto apprezzata e tradotta. Fu anche contemporanea di Sigmund Freud, le cui opere furono pubblicate in lingua inglese grazie a ‘Hogarth Press’, di proprietà di Leonard e Virginia Woolf.

[3] Il racconto, pubblicato da Agatha Christie nel 1928, precede di alcuni anni la pubblicazione del celeberrimo ‘Murder on the Orient Express’, pubblicato nel 1934, e che svolge una trama apparentemente più limpida.

[4] Partito per la prima volta nel 1922 da Calais, sul versante francese del Canale della Manica, il lussuoso e romantico ‘Train bleu’ attraversò la ‘Costa Azzurra’ per più di cinquant’anni, passando da Parigi e fino a Sanremo in Italia.

[5] ‘The Mystery of the Blue Train’, regia di Hettie Mc Donald (2005)

[6] ‘Il difensore della salute. Una categoria e le sue varietà professionali (psicoanalisi e altre)’- Docum. pubblico Dott. Giacomo B. Contri 25 marzo 2013 ai sensi della legge 14 gennaio 2013 n.4

[7] “…Sono dunque tre i miei capitoli conclusivi : Diritto, Scienza, Fede.”, cit. : ‘Tre capitoli’, Contributo di Giacomo B. Contri 7 gennaio 2022 al Simposio ‘Amore’ per ‘Studium Cartello – Il lavoro psicoanalitico’.

Oser partir.

 

<Porto dei pescatori, Golfo Aranci-OT>

 

                                           “…tengo a essere ricordato per la concezione giuridica dell’amore, e per la scienza del pensiero (inconscio).”

                                                                                    Giacomo B. Contri, cit.:   ‘A tutti i Soci della Società Amici del Pensiero’, 16 dicembre 2021.

 

 

Come ripescare il lavoro che istituì il legame di un rapporto a cui l’inconscio offre l’unica via possibile ma paludata di una multipla, altrimenti ingannevole, interpretazione[1] ?

Ecco perché la semplicità è frutto, essa stessa, di un complesso, ma non obbligatoriamente lungo, lavoro.

 

                                     Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 19 dicembre 2021

 

[1] Una stessa frase può alternativamente comunicare l‘affrontare un viaggio, oppure il dividere, e persino il separare.

Up to me. 'Work' as a lemma.

You tube:

  

  <Logo curato da Laura Santalucia>

 

https://youtu.be/1GRMUTCdxvg

 

“Freud explicitated ‘pulsion’, pointing : ‘push’ – ‘goal’ – ‘subject’ – ‘source’[1], but keeping silent on ‘work’, in lemma ‘subject’. Giacomo B. Contri introduced ‘work’ when referring to an individual jurisdiction which can finish what Freud left as implicit, at the end of his career.

I’d like to ask for help Jacques Lacan, a laborious analytical assiduous man, able to put upside down the freudian thinking, as no one of followers and formal heirs of Freud could do : Lacan put each one of us in front of the ruinous fall of pleasure principle when it does meet the reality of life, so throwing psychoanalysis itself into confusion.

When introducing ‘work’ from the freudian ‘subject’, Giacomo B. Contri has shown, on the other hand, a vitality of thinking and then of ‘unconscious’ – revolutionary discovery by Freud and not yet overcome : that is quite acceptable and fair enough, as one gets deep and deep into freudian textes.[2]

Jacques Lacan, as a seductive investigator of thinking, however got to a rush conclusion, when he substituted ‘jouissance’[3] to what Freud had been pointing, also if without naming except ‘pulsion’.

Giacomo B. Contri named ‘profit’, and ‘progress’, and this is what we are interested in, as a success in our own ‘work’ - we can’t deny – on partners work.

Freud named ‘push’ : Giacomo B. Contri has finished in ‘ex-citamento’, which cannot be generalized otherwise ‘banalizing’ one’s own thinking, and making that unuseful as regard as a cure is intended. Also ‘jouissance’ exposed the work of Lacan to an ‘ad-rogantia’ that no cure would be possible in psychopathology, and for children and babies[4] too.

My own conclusion is that no ‘primary panic’ does exist : panic is an individual jurisdiction, a formal right that each one of us can play whenever, and wherever we like.

That is also the reasonable thesis on which I could comment in my essay ‘Ereditare da un bambino. Perché no?’ (2014) the success Freud perfectly described but couldn’t explain in his Case ‘The little Hans’. I realized an individual, and not deniable, competence in a child of less than five years when he excellently gave up his own zoofobia.

If ‘panic’ is - and correctly - an individual jurisdiction, that can open to further opportunities in the cure – and not just ‘treatment’ – even for children and babies…”

                                                    Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio November 4, 2021

 

 

[1] The formula of a human law on nature : “When suckling, my mother has been calling me to be satisfied by means of a subject”, in ‘Il pensiero di natura’, Giacomo B. Contri SIC Edizioni (1998) / pp.50-54 (‘Anticipazione. Preambolo’); pp. 195-197.

[2] ‘Pulsioni e loro destini’, S. Freud (1915) in “Scritti metapsicologici”, ‘Bollati Boringhieri editore’ (1978 e 2011) ‘Biblioteca’, pp. 27-52 : the original word used by Freud and then translated into ‘pulsion’, was ‘trieb’. Freud did explicite an order of four items of ‘pulsion’ that is the same emerging from analytical work, i.e. from the view point of the analyzing subject : ‘push’, ‘goal’, subject’, ‘source’. During his,or her work, a patient could compose again in a new order : ‘push’, source’, subject’, ‘goal’.

[3] “…In what then the ‘unconscious’ would be more honoured rather than the defenses opposing in the subject, even succeeding and so that showing their reality? ...But I ask from where the peace is coming when realizing the ‘unconscious’ if that one is no more real than the conflict in which it stayed ? It’s sometimes that peace is infact a fallen peace…” Cited from : ‘La cosa freudiana. Senso di un ritorno a Freud’ in “Jacques Lacan. Scritti” by Giacomo B. Contri, Giulio Einaudi editore SpA (1974 e 2002) ‘Biblioteca Einaudi’ Vol. I - p.395.

[4] “Ereditare da un bambino. Perché no ?”, Marina Bilotta Membretti (2014) Isbn 978-88-91081-63-6 / Cap.3 ‘Il pensiero è economico, fin da bambino’, pp.27-32.

…ainsi que le diaspore.

 

Illustrazione originale di Gianni Russomando[1]. Rifer.: 0_5534108_125008.jpg

 

 

…ainsi que le diaspore est la fleur : elle fait vivre, si seul est au soleil. 

 

 

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 17 ottobre 2021

 

 

[1] Gianni Russomando, note di biografia : “Sono nato a Vercelli nel 1956. Diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli. Mi definisco un semplice ‘amanuense’. Lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. Utilizzo da poco i social con lo scopo di dare un attimo di serenità in chi guarda i miei modesti lavori.”

 

 

 

‘Raperonzolo’[1], dei fratelli Grimm. Libri per lavorare4.

Raperonzolo’[1], dei fratelli Grimm.

 

 

“Raperonzolo, t’affaccia,

lascia pender la tua treccia!”[2] 

Illustrazione originale di Gianni Russomando.[3]  Rifer. illustr.: 0_5531894_125008.jpg

 

 

‘Raperonzolo’ è una storia di vita quotidiana - e quindi di lavoro del pensiero - a cui i bambini sono specialmente interessati, perché la differenza è evidente fra l’essere ingannati per propria ingenuità ed invece la sopraffazione ottusa e perversa che non ha ragioni : ad un bambino infatti non sfugge che la propria ingenuità può essere corretta, a beneficio anche di una giustizia, mentre la perversione va riconosciuta il prima possibile per prenderne distanza.

Ma in questa fiaba adulta che i bambini ben comprendono, trovano spazio anche la imperscrutabile  frustrazione - che può avere le conseguenze più estreme - di chi perseguita[4], quando si ritenga beffato o beffata, così come quel laborioso percorso ed incessante, indispensabile con cui ciascuno può invece attraversare la propria vita e perfino riconquistarla, quando sconfitto e fin da bambino.

 

                                       Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 20 settembre 2021

 

 

[1] ‘Raperonzolo’ è una fiaba della raccolta “Grimm. Le fiabe del focolare”, Collana ‘I millenni’ (1951) ‘Giulio Einaudi editore’, Traduz. di Clara Bovero, Introduzione di Giuseppe Cocchiara. La raccolta intendeva proporsi nel 1872 e nelle intenzioni di Iacopo e Guglielmo Grimm, quale silloge della poesia popolare in Germania, in quanto si opponeva alla poesia classicheggiante del tempo.

[2] “…Quando ebbe dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre che sorgeva nel bosco e non aveva né scala né porta, ma solo una minuscola finestrina, in alto in alto. Quando la maga voleva entrare, si metteva sotto la finestra e gridava: ‘Raperonzolo, t’affaccia/ lascia pender la tua treccia!’ Raperonzolo aveva capelli lunghi e bellissimi, sottili come oro filato. Quando udiva la voce della maga, si slegava le trecce, le annodava ad un cardine della finestra, ed esse ricadevano per una lughezza di venti braccia, e la maga ci si arrampicava…”

[3] Gianni Russomando, note biografiche : “Sono nato a Vercelli nel 1956. Diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli. Mi definisco un semplice ‘amanuense’. Lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. Utilizzo da poco i social con lo scopo di dare un attimo di serenità in chi guarda i miei modesti lavori.”

[4] “Ah, bimba sciagurata! – gridò la maga, signora Gothel – cosa mi tocca sentire! Pensavo di averti separata da tutto il mondo ed invece tu mi hai ingannata!”, ‘Raperonzolo’ in “Grimm. Le fiabe del focolare”, Giulio Einaudi editore (1951) p.58