Artelier[1].
Un Progetto su misura.
Nella foto la dottoressa Arianna Pagliardini, coordinatrice del Progetto 2019, “La voce debole dei forti”.
Arianna Pagliardini[2] mi riceve nella sede operativa della Cooperativa Artelier a Milano, l’antico e bell’edificio dell’ ‘Istituto delle Suore della Riparazione’ in Via Padre Carlo Salerio 51, un tempo sede di ‘Casa di Nazareth’. E’ lei la coordinatrice del Progetto 2018-2019 di ‘Artelier’, ‘La voce debole dei forti’.
"Abbiamo voluto riproporre un progetto antico, che nasce dalla idea iniziale di Giuseppe Oreste Pozzi, psicoanalista fondatore e direttore di ‘Artelier’ : la sua intuizione fu che la diversità, e la fragilità psichica che è sempre a rischio di esclusione, potesse trovare un’occasione di incontro con la più ampia realtà sociale nel 'fare insieme’, mostrando che ‘fare insieme, magari da soli ma non in solitudine, abbassa la paranoia sociale’, esordisce Arianna Pagliardini, e prosegue: “Quest’anno abbiamo pensato di entrare nelle scuole – dalla primaria alle superiori - proponendo di elaborare insieme a soggetti in crescita che incontrare la diversità è un’opportunità della vita quotidiana a cui non si pensa, normalmente…”.
L'uniformità infatti non semplifica né alleggerisce la vita, semmai la banalizza: e un segnale favorevole è stata la disponibilità che alcune scuole di Milano hanno già offerto quest’anno al Progetto di ‘Artelier’.
“Hanno deciso di collaborare al Progetto tre scuole di Milano: le classi terza e quarta della Scuola Primaria Paritaria ‘A. Limonta’, le quattro classi del primo anno dell’Istituto professionale E.C.F.O.P., ‘Ente Cattolico di Formazione Professionale’ di Via Salerio ed alcune classi del quarto anno Liceo Scientifico Paritario ‘Enrico Fermi'. Il risultato è stato soddisfacente e in ottobre ci attende un Seminario di lavoro conclusivo con gli elaborati ricevuti e le testimonianze dirette, in modo da poter valutare a fondo l’esperienza complessiva. Riteniamo infatti di poter modulare e riproporre il Progetto il prossimo anno scolastico anche nelle scuole pubbliche.
Il nostro obiettivo era di dimostrare che l’incontro con la diversità è non solo possibile ma può apportare creatività e crescita, personale e collettiva. Cosa accade per esempio ad un ragazzo che assiste ai cambiamenti del proprio corpo ? Accogliere e soggettivare il cambiamento non è facile né scontato, e le età con cui si è lavorato nel Progetto sono età segnate da cambiamenti rapidi e spesso turbolenti.
C’è un’alterità con cui avere a che fare in ciascuno di noi.
Nella scuola primaria abbiamo notato che i bambini, presentandosi cercavano di uniformarsi a quello che altri avevano detto prima di loro, con una certa rigidità iniziale... Nel corso del lavoro, invece ha cominciato ad emergere qualcosa delle diverse singolarità”, aggiunge la dottoressa Pagliardini.
“Abbiamo deciso di articolare il lavoro in quattro fasi. Per ogni scuola abbiamo messo a disposizione due tutor con una formazione psicologica. I tutor si sono inseriti nelle diverse scuole rispettando tempi, spazi e modalità delle diverse istituzioni scolastiche.
La prima fase consisteva nell’accompagnare gli alunni in un lavoro di rappresentazione artistica della loro idea di diversità.
La seconda fase riguardava invece l’esposizione delle opere realizzate al Festival dell’Espressività’[3], evento organizzato annualmente da ‘Artelier’ e che quest’anno aveva come tema “Legàmi”. Al Festival c’è stata la possibilità di incontrare la ‘diversità’ intesa come alterità e come fragilità : gli studenti hanno potuto iscriversi ai laboratori in programma,[4] lavorando insieme ai ragazzi ospiti dei Centri Clinici di Artelier e di altre strutture cliniche, ed insieme a visitatori del Festival interessati.
Alcuni laboratori sono stati realizzati dalle scuole stesse : ad esempio il Liceo scientifico ‘Enrico Fermi’ ha organizzato un laboratorio sul ‘Patentino Civico’, dal titolo “Legàmi costituzionali” per sensibilizzare sul tema della Costituzione e diritti della persona, la solidarietà umana, il rispetto reciproco, la dignità dell’uomo. Un altro laboratorio, ‘Labirinto emotivo di linee e colori in libertà’ ha coinvolto gli alunni della scuola primaria ‘A. Limonta’, invitati a esprimersi solo con i colori, partendo liberamente dallo spazio occupato e seguendo i propri segni grafici e le forme fino ad incontrare segni e forme degli altri partecipanti, ma integrandoli ed ampliandoli.
Nella terza fase abbiamo proposto di esprimersi sull’esperienza vissuta al Festival.
E ci ha sorpreso con piacere l’entusiasmo dei bambini della scuola primaria ‘A. Limonta’ che avevano scoperto la novità dell’incontro, anzitutto con sé e quindi con gli altri.
A settembre avremo un riscontro anche da parte del liceo ‘Enrico Fermi’ e dell’Istituto professionale E.C.F.O.P.
La quarta e ultima fase del Progetto ci vede impegnati nella organizzazione di un Seminario e di una pubblicazione in cui dare testimonianza del lavoro svolto e dei suoi esiti.”
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio - 7 settembre 2019
TutorSalus.net - Giornalismo freudiano
[1]Artelier nasce come Associazione clinico-culturale nel dicembre del 1999 a Busto Arsizio (VA), cura il disagio di minori, adolescenti, e assiste le loro famiglie. Nel 2006 si affianca la Cooperativa Sociale ARtelier che opera a Milano con una Struttura Residenziale di Neuropsichiatria Infantile “Antenna G. Beolchi”, un Centro diurno di riabilitazione psicosociale “Antennina” e i Consultori di Psicoanalisi Applicata. A Cerro Maggiore (MI) con una Struttura Semi Residenziale Terapeutico Riabilitativo di Neuropsichiatria infantile “Antennina 2” ed un Centro diurno di riabilitazione psicosociale “Antennina”.
[2]Presso ‘Artelier’ la dottoressa Arianna Pagliardini, che è stata coordinatrice del Centro diurno terapeutico riabilitativo di Neuropsichiatria infantile (2015-2017), è oggi anche psicoterapeuta coordinatrice dei ‘Consultori di psicoanalisi applicata’.
[3] Il Festival dell‘Espressività ‘Stanze di Psiche’ si svolge annualmente a Milano nelle sale e nei chiostri quattrocenteschi della Società Umanitaria in via San Barnaba 48. Secondo le parole di Giuseppe Oreste Pozzi che lo ha ideato e diretto fin dal 1999, è “…un evento clinico culturale che, attraverso l’arte in tutte le sue espressioni, favorisce l’incontro fra i ragazzi delle Comunità riabilitativo-terapeutiche della Lombardia e gli studenti, gli adulti, le famiglie, e tutti i cittadini. Obiettivo del Festival è dimostrare che un annodamento tra società civile e terzo debole può essere benefico per entrambi…”, tratto dalla intervista di Federica Bosco - 1 maggio 2019 per www.artelier.org
[4] I laboratori di quest’anno prevedevano tante e varie attività, dallo 'Yoga' al ‘Suminagashi’, dalla 'Pittura espressiva alla 'Modellazione plastica', al 'Trucco artistico', alle ‘Storie di antichi legàmi’ etc.