Capitolo concludente.
Dalle ipotesi alla risoluzione.
In foto: ‘Mosè’ (1513 – 1542) di Michelangelo Buonarroti (1475 - 1564), Basilica di S. Pietro in Vincoli - Roma.
“Voglio aggiungere un nesso tra i due capitoli del mio intervento del 16 dicembre scorso, concezione giuridica dell’amore e scienza del pensiero, e la fede.”[1]
‘Capitolo concludente’ è una risoluzione, e la pace : il lavoro già iniziava con le ipotesi del pensiero, di cui Freud è stato il primo scienziato avendo individuato quella istanza che sanziona la coscienza.
Ma c’è un passo, che parte dalle ipotesi e arriva alla risoluzione – possiamo chiamarla fede – da cui nessuno scienziato, in quanto operatore di Scienze, si esimerebbe.
Mosè è adulto, e affidato di Governo : le Tavole della Legge che pure conosce e da cui si ritiene prescelto gli stanno scivolando a terra perché un pensiero ha prevalso. Fede non è necessariamente speranza: Mosè è prossimo ad una concludenza che non aveva previsto, assolutamente realistica ma sconvolgente e non ancora giunta alla coscienza: è già pensiero, e il suo sguardo non è evitabile.
In un tempo lunghissimo e connotato da guerre, fatto di disperati abbandoni e di tenaci ritorni, il colto Michelangelo ci aveva lavorato : proprio come Mosè, anch’egli non è più un bambino che gratifica senza indugio o condanna senza sconti di pena. L’affidabilità di ciò che solo intuisce farà ingoiare alla coscienza rimorsi inutili e pentimenti che ad altri spettano. Michelangelo è adulto quando scolpisce nel marmo la concludenza della fede che ha già pagato salata l’ingenuità dell’inganno, e dunque ammette la realtà di ingannatori e perversi.
Mosè è un adulto che si salva: questo, Michelangelo ci lascia inciso nel marmo.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 17 gennaio 2025
TutorSalus.net - Giornalismo freudiano
[1] Citaz. dall’ incipit ‘Tre capitoli’ 7 gennaio 2022, Contributo di Giacomo B. Contri al Simposio ‘Amore’ 2021 – 2022 organizzato da ‘Società Amici del pensiero Sigmund Freud’ Milano.