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Agli umani spetta.

‘Ifigenia in Tauride’ per la regia di Jacopo Gassmann[1], al Teatro Greco di Siracusa 2022.

 

Nella foto : l’allestimento di  ‘Ifigenia in Tauride’ per la regia di Jacopo Gassmann presso il ‘Teatro Greco’ di Siracusa,  57° Stagione Teatro Greco 17 maggio – 9 luglio 2022, a cura della Fondazione I.N.D.A. Istituto Nazionale Dramma Antico www.indafondazione.org  / Gli applausi finali sono stati accompagnati da 'Rock bottom riser' (Bill Callahan).

 

 

Il costume di scena del Messaggero è una tuta grigia da meccanico-astronauta, unica nota a differenziarlo su un palcoscenico antico dove il tempo si è fermato a celebrare riti mortiferi che gli dei hanno istituito.

Un reale rompi-schemi è questo Messaggero, attraverso cui il regista Jacopo Gassmann è riuscito a dar vita al finale altrimenti asciutto[2] di Euripide,[3] che fece di Ifigenia un ‘continuum’ immoto con la cerva uccisa – qui in primissimo piano - da sacrificata a sacra, reliquia temuta ed indifferente ad altri sacrifici, di cui le lucide teche da museo con scheletri supposti umani offrono prepotentemente i loro reperti, a cui si aggiunge quella testa di toro portata a braccia quale inutile trofeo.

“C’è disordine presso gli dei…”, osserva il principe Oreste, qui giunto in incognito ed in fuga da Argo col compagno Pilade.

Un disordine dunque non degli uomini ma degli dei, che questo rito hanno voluto per liberarsi di quel ‘desiderio’ umano che, a differenza dell’istinto animale, non può essere governato.

Ifigenia - sottratta dalla dea Artemide in terra di Aulide alla uccisione sacrificale decisa dal padre, e re, Agamennone su consiglio dell’astuto Odìsseo - deve però fra i Tauri - e proprio lei che già fu vittima predestinata - farsi carnefice, ma ‘sacro’ immoto inimputabile, di tutti gli stranieri che qui riescono ad approdare : una principessa sulla cui ingenuità, dunque, molti altri continuano a banchettare. Fino a quando ?

Tauride è l’odierna Crimea che gli antichi pensavano si trovasse aldilà delle ‘oscure Simplegadi’[4] : dal dialetto miceneo, ‘messaggero’, nel primo greco è tradotto con ἄγγελος  ‘l’annunciatore’.

Ma rispetto al testo di Euripide, che fu innovatore se pur obbligato al registro antico, questa regia porta un deciso cambio di passo per l’intervento del ‘pensiero’, e quindi dell’umano : ciò avviene con l’ingresso del Messaggero.

Un messaggio può essere onesto o disonesto, può salvare o distruggere anche quando l’unico reperto è la voce di qualcuno che non è presente, le sue frasi, i suoi accenti : qui è il messaggio di un Messaggero a far sì che il supporto della divina Athena, deus ex-machina concludente, non sia un tramite così irraggiungibile come nel testo originale di Euripide in cui quell’aiuto resta, secondo  tradizione, aldifuori dell’umano.

“Agli umani spetta rendere credibili gli dei…” aveva anticipato Ifigenia che accede al tempio scendendone le scale, anziché salirle. L’inganno aleggia infatti nel testo di Euripide, e con l’inganno l’affidabilità, provata o solo presupposta.

Dagli dei, Oreste anzitutto, si dice ingannato avendo riposto la sua fiducia nel dio Apollo che lo ha convinto ad uccidere la madre e regina Clitennestra, sposa di Agamennone, insieme all’amante di lei, il nobile ma vile Egisto. Quale altra via restava dopo quel duplice assassinio d’onore se non fuggire, perseguitato dalla furia delle ‘Erinni’, dal suo stesso regno ? Ed ora Menelao, re di Sparta e fratello di Agamennone, già propulsore della guerra maledetta contro Troia, regna anche su Argo!

Ma pure Ifigenia si dice ingannata da Artemide, benchè sottratta dalla stessa dea al sacrificio, perché presso i Tauri è reclusa in prigionia - sebbene sacerdotale - e resta una straniera assieme a tutte le vergini rapite, per servire in un tempio di cui nessuno sa nulla.

La coreografia, anche formale, si rende indispensabile nel Teatro Antico dove gli attori devono letteralmente muoversi e camminare per metri sul palcoscenico : ma con una recitazione assolutamente agile e serrata, al punto da non distrarre l’ascolto, i dialoghi di scena sono risultati affiatatissimi e convincenti davanti a migliaia di spettatori.

Un messaggio vive solo se viene ben interpretato[5] : quando diventa un mero reperto da consegnare di mano in mano, perde senso e significato.

Toante, re di Tauride, ascolta il messaggero ed inaspettatamente comincia a valutare la inutilità di quel forsennato inseguimento - Ifigenia ed Oreste – fino a che lascia cadere la volontà di una dea, Artemide! Perché, quando Athena entra per fermare la vendetta di Toante, lui stesso ne era già convinto e l’automatismo del Fato si interrompe.

“Cosa c’è di più bello di una lingua fidata ?”, si era chiesta Ifigenia[6] davanti alle compagne, soppesando un bivio possibile, ma da Euripide non esplorato.

Con una capacità interpretativa che si muove senza mentire tra ‘affidabilità’ e ‘inganno’, che nome dare allo stratagemma ideato da Ifigenia per salvare sé e Oreste ?

E quale invece a quello pensato dal re Agamennone per attirare la primogenita Ifigenia al sacrificio? 

Alla ‘interpretazione’ può accedere infatti solo il pensiero che rende imputabile di sanzione l’offerta, e l’appuntamento, con qualcuno : non più sacro, ma non inevitabilmente sacrificato ed immoto, anche un messaggio antico può essere ripreso in movimento e reso attuale senza violarlo.

Euripide accettò infine che Ifigenia venisse solo trasferita da Tauride per proseguire altrove il suo rito di morte fra gli uomini.

Ma nella regia di Jacopo Gassmann, Ifigenia arriva a riconquistare nome e posizione, e può rifiutare di farsi manipolare, e smetterla di condannare a morte.

Non esistono riti, insomma, a cui delegare l’affidabilità : agli umani spetta.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 6 settembre 2022

 

 

[1] Jacopo Gassmann, 42 anni compiuti lo scorso giugno è, con ‘Ifigenia in Tauride’ di Euripide, al suo debutto nel Teatro Antico. Diplomatosi alla ‘New York University’ in ‘regia cinematografica’ ha al suo attivo alcuni lavori teatrali : ‘Il minore, ovvero preferirei di no’; ‘La voce a te dovuta’; ‘Il più bel gioco del mondo’. Ha tradotto testi, riadattandoli per il teatro; nel 2020 ha diretto ‘Niente di me’, di Arne Lygre per la ‘Biennale Teatro’ di Venezia. 

[2] ‘Ifigenia in Tauride’ si conclude con un’ammissione della dea Athena : “La necessità domina non solo te, Toante, ma gli dei stessi!”, citaz. da : ‘Ifigenia in Tauride’, a cura di F.Ferrari con testo greco – BUR Rizzoli (2019) p. 195.

[3] Euripide, il più giovane dei poeti tragici, nacque nel 480 a.C. presso Salamina e morì a Pella, in Macedonia nel 406 a.C. Fu studioso appassionato ma dal pubblico non subito ricevette applausi e consenso, i suoi testi non erano tradizionalisti ed anzi interrogavano lo spettatore : ‘Alcesti’ (438 a.C.), ‘Medea’ (431 a.C.), ‘Elena’ (412 a.C.), ‘Oreste’ (408 a.C.) sono alcune delle sue opere arrivate fino a noi. ‘Baccanti’, ‘Ifigenia in Aulide’ e ‘Ifigenia in Tauride’ furono rappresentate per iniziativa del figlio dopo la morte di Euripide.

[4] Le ‘Simplegadi’ erano, nella mitologia, isole rocciose e vicinissime che ne rendevano pericoloso l’attraversamento : raramente fu possibile superarle, come invece accaduto qui a Oreste e Pilade. “Ora possediamo ciò per cui varcammo le Simplegadi, ciò per cui attraversammo l’inospite mare.”, è Oreste sul ponte della nave, pronto a lasciare Tauride con la sorella Ifigenia ed il compagno Pilade. Citaz.da ‘Ifigenia in Tauride’, a cura di F.Ferrari con testo greco – BUR Rizzoli (2019), p.189.

[5] “Le parole scritte sulle pieghe della tavoletta te le dirò a voce e così tu potrai riferirle ai miei cari”, Ifigenia affida il suo messaggio a Pilade avendo deciso di salvare lui ed Oreste perché provengono da Argo, ma non avendoli ancora riconosciuti. Citaz.da ‘Ifigenia in Tauride’, a cura di F.Ferrari con testo greco – BUR Rizzoli (2019), p.145.

[6] Cit. da: ‘Ifigenia in Tauride’, a cura di F.Ferrari con testo greco – BUR Rizzoli (2019), p.165