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Se ‘La Grande Madre’[1] va a Palazzo Reale.

‘The Great Mother’,  Palazzo Reale – Milano (26.08 - 15.11, 2015).

 

 

La Grande Madre è una ipotetica divinità femminile e primordiale, presente in quasi tutte le mitologie, attraverso cui si manifesta la Terra e la capacità di generare e nutrire : pare anzi che la Grande Madre riguardasse specificamente le prime popolazioni nomadi, che vivevano di caccia e raccolta di frutti selvatici. Tuttavia nella elegante cornice delle sale al piano nobile di Palazzo Reale ‘La Grande Madre’ non offre nutrimento che non sia di difficile deglutizione e digestione :  “Messaggi un po’ troppo stratificati…!” ho sentito commentare. Le Grandi Madri esposte sono opera di donne, artiste contemporanee e viventi, anche se qualcosa proviene da Surrealiste e Futuriste : che tuttavia poco si interessano di nutrimento, forse.

Nel lunghissimo video ‘Grosse fatigue’[2] e vincitore di un Leone d’Argento al Festival di Venezia, si accenna distrattamente ai gameti, presenti perfino nei rettili primordiali : l’uomo è assente. Ed i bambini della mostra sono affamati.

I bambini di Nathalie Djurberg (1978, Svezia) per esempio[3]. Nathalie sta avendo successo anche qui a Milano, dove pare che le Gallerie d’Arte se la contendano. I bambini del suo video rincorrono ferocemente la povera donna fino a rientrare nel ventre materno come fallimento evidente di un nutrimento malandato. Non sarebbe più semplice accorgersi in tempo che avevano fame, non solo di cibo ma anche di pensiero e di parola ?

A questo video accosto quello di Ragnar Kjartansson (Rejkjavik, Islanda) con la ripetizione odiosa di una donna elegante, anziana e robusta che sputa con disprezzo addosso ad un indifferente giovane uomo in giacca e cravatta, forse anch’egli sprezzante di lei ma già incline all’odio malinconico : il titolo un po’ ingenuo è ‘Me and my Mother’, dove la maiuscola per ‘Me’ è davvero spropositata. Subìre o uccidere, rinunciare o aggredire : non abbiamo già un po’ troppo a lungo assistito a questa pantomima quotidiana, dal servilismo alla guerra civile ? Già più di cinquanta anni fa Carlo Emilio Gadda ci aveva abbondantemente delucidato sul figlio-vittima che, quand’anche arrivasse a conoscere la verità, sarebbe il suo massimo traguardo perché nulla egli potrà cambiare[4].

Da ‘La Grande Madre’ ecco un flash su Virginia Woolf[5], che si offre al fotografo nell’abito indossato dalla madre morta da pochi giorni, un accenno di sorriso indefinibile le piega il labbro sottile : Virginia aspettava – ci dicono - da tempo il trionfo di quella sostituzione, in attesa della quale ritenne di essere impedita dal vivere di vita propria.   

Ed ecco una piccola foto che ritrae Sigmund Freud con la madre Amalia nel 1925[6], mentre un’altra foto - che Freud stesso esponeva nell’anticamera del suo Studio di Londra - raffigura Edipo il quale, risolvendo l’enigma mortifero della Sfinge[7], diventa re di Tebe e sposa la regina Giocasta, liberando così anche la città dal mostro di una Grande Madre. Ma come sappiamo, Edipo e Giocasta pagano salato l’improvviso rimorso per la loro soddisfazione : una non-soluzione il rimorso infatti, che fa danno proprio quando viene rimosso.

Ma è dalla giovane Slovakia, entrata nella UE poco meno di vent’anni fa, che proviene qualcosa di interessante e provocatorio da parte di un giovane artista, e padre quarantenne : Roman Ondak[8] propone una donna reale e presente, che qui insegna a camminare al suo bambino di circa un anno. Pare che Roman abbia osservato la moglie mentre insegnava a muovere i primi passi al loro piccolo figlio, leggendo la soddisfazione del bambino che si sentiva accompagnato ad entrare nella vita indipendente degli adulti. Ed ha saputo leggere anche nella moglie la soddisfazione per collaborare alla indipendenza del figlio : ciò che sicuramente ha richiamato l’artista e l’uomo, giacchè la vita reale è tutto un altro mondo, proprio quello in cui ogni bambino desidera entrare.

Nessuno infatti vuole essere riportato ‘dentro’.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco Sul Naviglio - 18 settembre 2015

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] ‘The Great Mother’,  Palazzo Reale – Milano dal 26.08 al 15.11.2015 : mostra ideata e promossa da Fondazione Nicola Trussardi insieme a Comune di Milano e ‘Palazzo Reale per Expo in città 2015’. A cura di Massimiliano Gioni.

[2] ‘Grosse fatigue’, Camille Henrot (1978 vivente, Parigi) 2013 Leone d’argento Venezia, Sala 15.

[3] ‘It’s the mother’, video di Nathalie Djurberg, Sala 19

[4] ‘La cognizione del dolore’, Carlo Emilio Gadda(1963) Garzanti editore 2008

[5] Virginia Woolf, Sala 29.

[6] ‘Sigmund Freud con la madre Amalia’, 1925; ‘Edipo risolve l’enigma della Sfinge’, J. A. D. Ingres 1808-Londra Studio di Freud, sala 4.

[7] Mostro mitologico col corpo di donna, testa di leone ed ali di uccello che divorava chiunque entrasse a Tebe senza aver indovinato un irrisolto enigma : “Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede, tripede ?” 

[8] ‘Teaching to walk’, Roman Ondak, Zilina-Slovakia 2002, sala 14

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