L’arte del merletto[1].
Un lavoro da… io! Il nostro pensiero non più aggrovigliato.

Quasi un ricamo prezioso può apparire la decorazione marmorea dall’esterno dell’abside del Duomo di Milano, dedicato a ‘Mariae nascenti’.
Che cosa rende immediatamente apprezzabile un ricamo, e sgradevole invece un groviglio di nodi ? E’ su questo che si fonda il successo di un artefatto ad altissimo valore aggiunto, in uso già verso la fine del Medioevo anche in Italia.
Gli attrezzi sono molto semplici, i fuselli, l’ago ed il tombolo cilindrico ma è necessaria una solida competenza tecnica che non può essere tramandata né a parole né coi libri perché deve appoggiarsi ad un buon disegno - ‘la traccia’ - pensato adeguatamente.
Corteggiati da mecenati nobili e più tardi borghesi, anche i Maestri di bottega del primo Rinascimento arrivavano qualche volta a cedere un bozzetto ‘griffato’, che poi però richiedeva una speciale maestria nell’interpretare le ombre, indispensabili per comprendere il disegno e fino ad ottenere quel manufatto sottile prezioso e resistente, dal considerevole valore : tanto che il suo impiego più ricercato era, ed è, per alta sartoria. Ma pizzi per sontuosi arazzi e complementi d’arredo si rintracciano persino nelle registrazioni notarili di contratti sponsali, depositati negli archivi medievali.
L’invenzione del pizzo lavorato ad ago, che così frequentemente connota la moda del ‘700 veneziano, risale forse ad epoche antichissime ed a civiltà lontane che le attività commerciali facevano incontrare : per i nostri antenati latini infatti la cucitura ad ago riguardava unicamente il ‘rammendo’ che raramente però si avvicina a quell’intreccio sapiente di fili pregiati che fa il ricamo.
Improvvisamente, invece nel Medioevo la esibizione di pizzi e merletti fa la sua comparsa nelle città sfilando, ad esempio, nella meraviglia e nella rivalità delle diverse Corporazioni, proseguendo poi in tempi più recenti - come avvenuto nel 1888 e poi nel 1959 per esempio a Cantù, sede di una delle scuole italiane di merletto più rinomate - con l’apertura di scuole professionali anche pubbliche. Il brusco passaggio della moda degli anni ’50 e ’60 al moderno prêt-à-porter provoca una rarefazione delle professionalità che porta ad un incredibile innalzamento del valore e del costo del prodotto su commissione, con il conseguente ridursi degli esemplari di manufatti preziosi disponibili per gli acquirenti.
Mantenendo la capacità di creare ‘pezzi’ unici – persino e tuttora anche su disegno di artisti contemporanei[2] - l’arte del merletto resta un invito ad usare del proprio pensiero, ed ancor più quando si aggroviglia inquieto, per dipanarne i fili e ricostruire un ordine che ben si avvicina all’onirico, ed a quei sogni notturni apparentemente indecifrabili e contorti, ma reali, di cui dobbiamo ammettere che noi stessi siamo autori.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 13 novembre 2019
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[1] Ringrazio ‘Palazzo Morando’, sede del Museo di Milano e della collezione ‘Costume Moda Immagine’ che ha recentemente ospitato la mostra ‘Merletti e Design : intrecci creativi a Cantù dal Novecento ad oggi’, e ringrazio l’Associazione ‘Italia Medievale’ per la presentazione de ‘L’arte del sarto nel Medioevo. Quando la moda diventa un mestiere’ (2018, Ed. ‘Il Mulino’) di Elisa Tosi Brandi, giovane ricercatrice in ‘Storia medievale’ presso l’Università di Bologna, che ha approfondito la storia dell’artigianato di moda.
[2] ‘Lombardini22’ è lo Studio milanese che ha progettato ‘Cattedrale’, un merletto che prende spunto dal ‘nodo infinito’ di Leonardo Da Vinci in occasione del cinquecentenario che si celebra a Milano, ed utilizzando le tecniche applicate al digitale. NeSpoon è il nome d’arte di un’artista polacca che si sta rendendo famosa per la sua ‘street art’ di pizzo antico con cui decora gli edifici cittadini.