Loading color scheme

“Tu chiamale se vuoi… Marie!”

Gustav Mahler[1]e la prudenza di Freud.

Illustrazione originale di Stefano Frassetto[2]

 

 

 

“Abissi e vertigini”[3], a volte impenetrabili come nella Sinfonia n°2, a volte invece esaltanti ed irraggiungibili : Gustav Mahler chiamò Sinfonie le sue incontenibili emozioni.

Direttore d’orchestra[4] apprezzatissimo, sebbene non popolare fra gli orchestrali a causa del suo perfezionismo sperimentale, riuscì giovanissimo – e già talentuoso ed infaticabile - a contrastare il padre Bernard - uomo aspro e purtroppo violento in famiglia[5], più che nella bottega di generi alimentari per la quale aveva ottenuto licenza nel 1860 - ed a dedicarsi con profitto agli studi musicali che adorava e da cui Bernard, che coltivò e finanziò il talento di Gustav, pregustava orgogliosi riconoscimenti.

Secondogenito con quattordici fratelli, molti dei quali morirono nella prima infanzia e ritenendosi un sostegno per la madre Marie, umiliata e triste, il giovane Gustav aveva presto imparato, davanti agli scoppi collerici del padre ad estraniarsene, inventandosi un altrove dove la musica “apriva le porte di un mondo fatato”[6] e ad altri non accessibile, come nel celebre ‘Adagio’ della Sinfonia n°10.

Raggiunto il successo e quell’agiatezza insperata che gli consentivano di condurre non solo una vivace vita intellettuale ed affettiva a Vienna, ma anche di trascorrere lunghe e laboriose estati nella deliziosa Maiernigg, sul lago Wörthersee dove volentieri nuotava o remava, Mahler non si allontanava mai da quel dolore così prolifico per le sue produzioni : lavorava in un minuscolo cottage di pochi metri quadrati che si era fatto costruire nel bosco dietro la casa e che ancora oggi è proposto ai visitatori.

Aveva cinquant’anni ed un curriculum invidiabile alle spalle, costruito nota per nota, concerto per concerto, opera per opera senza risparmio di forze né di affetti. La giovane sposa Alma, che dal latino si traduce ‘anima’ e che di secondo nome faceva Marie come la infelice madre di Gustav, era al tempo brillante e splendida violinista, e certo molti rivali gliela invidiavano : entrò nella severa casa del musicista, non ultima di un numero imprecisato di relazioni, candide ed appassionate da parte di Mahler, accettando inizialmente le abitudini solitarie del pensoso compositore.

Nel 1902, novello sposo, aveva terminato di musicare cinque poesie del tedesco Friedrich Rückert e con speciale passione quella ormai nota come : “Ich bin der Welt abhanden gekommen…”, ‘io sono perso al mondo… e riposo in un regno di pace’ (n.d.r.) che riporta un mondo immaginario ma possibile nel quotidiano, anche se riservato ai migliori intelletti.

Immedesimandosi in quella riconciliazione del dolore profondo a cui non rinunciava mai per riuscire a sublimarlo goccia a goccia in una levitazione vivente da cui il corpo poteva scivolare a eco lontana, egli sapeva ottenere una musica che, anche attraverso l’uso degli archi e del frequente tempo di ‘marcia’, poteva risultare persino ipnotica.

Prostrato fisicamente dalla malattia, nel 1910 “Mahler chiese consiglio al neurologo viennese Richard Nepallek, il quale gli suggerì di consultare Sigmund Freud[7].

Freud si trovava a Leyden, in Olanda. Mahler gli telegrafò , e Freud gli rispose invitandolo a venire subito.

Allora Mahler, timoroso del responso, trovò un pretesto per non andare, e così via per tre volte. Finalmente, Freud gli scrisse che l’ultima occasione possibile era la fine d’agosto, poiché egli dopo sarebbe partito per la Sicilia.

Mahler si mise in viaggio di malavoglia, scrivendo ad Alma lungo il percorso lettere da adolescente in ebollizione : del resto, rendendosi perfettamente conto di questa loro qualità, con autoironia.

Freud parlò con lui nel pomeriggio del 26 o 27 agosto. Conversarono per quattro ore, passeggiando per Leyden.

Freud rassicurò Mahler : gli spiegò che la sua età non era un ostacolo, poiché Alma cercava in lui… il padre perduto troppo presto. Anche lui, d’altra parte, cercava in Alma la madre. Quando Mahler gli disse che sua madre si era chiamata Marie, e che Marie era il secondo nome di Alma, decise che Mahler soffriva di ‘Marienkomplex’…

Gustav ritonòr a Toblach più disteso ma… Alma era diventata definitivamente il mito di Alma, ed il loro amore coniugale traduceva la propria realtà terrestre in una proiezione bellissima ed irreale… ”[8] Secondo quanto riferì Freud dopo quella conversazione, Gustav Mahler conosceva bene la psicoanalisi[9].

Ma non la praticò mai.

 

                                      Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 7 agosto 2020

 

 

[1] Gustav Mahler (1860-1911), austriaco di famiglia ebraica fu musicista notevole, compositore e direttore d’orchestra.

[2] Stefano Frassetto è nato a Torino nel 1968. Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Torino, ha iniziato come vignettista e disegnatore per alcuni giornali locali. A metà anni novanta ha cominciato a pubblicare anche in Francia, prima col mensile ‘Le Réverbère’ e in seguito col quotidiano ‘Libération’ : passato a sviluppare l’attività di fumettista col personaggio di Ippo per ‘Il Giornalino’ e poi la striscia ‘35MQ’ per il quotidiano svizzero ‘20 Minuti’, con l’anno 2000 fa il suo esordio su ‘La Stampa’ come ritrattista per le pagine culturali e per l’inserto ‘Tuttolibri’, poi per il settimanale culturale ‘Origami’. Oggi è anche ritrattista e illustratore presso il quotidiano svizzero ‘Le Temps’.

[3] “Mahler. La musica tra Eros e Thanatos”, Quirino Principe 2002 / Bompiani, p.608

[4] Nel 1897 fu chiamato a dirigere la ‘Imperial Regia Opera di Corte’, oggi ‘Wiener Staatsoper’ : per poter accettare l’incarico decise di farsi battezzare, convertendosi al cattolicesimo. Dal 1909 al 1911, anno della sua morte, fu direttore musicale della ‘New York Philarmonic’, ottenendo vasto consenso e successi concertistici.

[5] “Mahler. La musica fra Eros e Thanatos”, cit., pp.86-89

[6] “Mahler. La musica fra Eros e Thanatos”, cit., p.109

[7] Freud aveva all’epoca cinquantaquattro anni, solo quattro più di Mahler ed aveva già pubblicato, fra gli altri, “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901) e “Il motto di spirito ed il suo rapporto con l’inconscio” (1905). Ma per Mahler entrambi soprattutto erano ebrei di origine e viennesi di adozione, ciò che favorì la richiesta di quel consulto da parte del musicista.

[8] “Mahler. La musica tra Eros e Thanatos”, Quirino Principe cit., pp.775-776

[9] “Vita e opere di Freud”di Ernst Jones (1879-1958, neurologo e psicoanalista britannico : fu protagonista nell’accogliere in Inghilterra gli psicoanalisti perseguitati dai nazisti; fra il 1920 ed il 1939 fondò e diresse ‘International Journal of Psycho-analysis; fra il 1932 ed il 1949 fu presidente della ‘International Psychoanalytical Association’). Traduz.di A.Novelletto e M. Cerletti, Vol. II, Ed. ‘Il Saggiatore’ pp.107-108