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Scriminante.

Fra uomo ed animale.

In foto:  'Night spirit', pastore australiano in forza presso la Polizia di Stato; a 4 mesi ha iniziato il suo addestramento con il cosiddetto ‘metodo gentile’ in totale assenza di coercizioni, rimproveri, punizioni; a soli 10 mesi ha superato l’esame di idoneità conseguendo l’abilitazione di ‘cane da ricerca e soccorso in superficie e sotto le macerie’ presso il Centro cinofilo della Polizia di Stato di Nettuno. ‘Night spirit, Un campanello di speranza’, pag. 63. Tratto da ‘Cani & eroi. Storie di poliziotti dal fiuto speciale’ (2019/I.P.Z.S. SpA), Introduzione di Franco Gabrielli-Capo della Polizia di Stato e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefazione di Alberto Angela-paleontologo e giornalista, conduttore TV.

                                                                                                   

“In realtà le ragioni per cui si può volere bene con tanta singolare intensità a un animale come Topsy (o Jofy), sono la simpatia senza ambivalenza, la semplificazione della vita – liberata dal conflitto difficilmente sopportabile con la civiltà -, la bellezza di un’esistenza in sé compiuta. E, nonostante l’eterogeneità dello sviluppo organico, il sentimento di un’intima parentela, di una incontestabile affinità. Spesso nel carezzare Jofy mi sono sorpreso a mugolare una melodia che io, uomo assolutamente non musicale, ho dovuto riconoscere come l’aria dell’amicizia in ‘Don Giovanni’[1]”.[2]

 

                                                                                                                                                                                                       Il vantaggio di una vocazione[3] / 45. 

Pur confrontando traduzioni differenti, è evidente l’intenzione di Freud di porre una scriminante fra uomo ed animale, nel caso specifico il cane. Nel dire “la semplificazione della vita - liberata dal conflitto difficilmente sopportabile con la civiltà” -, Freud ammette l’inesistenza di istinto per l’uomo, il quale dalla realtà è continuamente sollecitato ad un lavoro per interpretarla, a differenza della ‘semplificazione’ genetica dell’istinto che direttamente detta all’animale, limitandolo a badare esclusivamente a quel dettato e senza porre conflitti.

A questo riguardo farà riflettere una recente sentenza risoltasi con l’assoluzione del figlio – all’epoca diciottenne, oggi ventitreenne – nuovamente imputato in sede di Appello per aver ucciso il padre nel corso dell’ennesima aggressione alla madre, e presente il fratello dell’imputato. La sentenza farà riflettere perché a tema è stata una questione cruciale, e con precedente ed ampia  giurisprudenza : la questione di una ‘difesa legittima reale’, che questo caso dolorosissimo ha consentito di approfondire chiamando in giudizio una capacità[4] – categoria esclusiva del pensiero – che è capacità interpretativa della realtà da parte dell’imputato, anziché ‘vulnerabilità interpretativa’[5] come finora presupposto.

“rispondo che io ero concentrato solo sul fatto di anticipare mio padre nel prendere un coltello…”[6], avrebbe finalmente ammesso il giovane imputato, indicando con ciò la impossibilità oggettivamente umana di affrontare contemporaneamente più di una emergenza, ed introducendo così la ‘non automaticità’ della difesa persino in situazioni di grave minaccia e di pericolo mortale : la difesa umana non può infatti essere istintiva perché risulta da una interpretazione individuale di cui all’animale non è dato fruire.

Resta infine straordinaria la conclusione di Freud che, arrivando a imputare sé stesso, collegava la ingenuità istintiva dell’animale con la ambivalente commozione dell’uomo verso chi, come nella citata “aria dell’amicizia” di Mozart, non riconosce il tradimento : la tentazione di rinunciare a pensare, da cui nessuno può ritenersi esente, è infatti assolutamente umana.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 22 febbraio 2025

 

TutorSalus.net - Giornalismo freudiano

 

 

[1] ‘Don Giovanni’ (1787), W. A. Mozart - Atto II Scena 10. 

[2] Cit. da: 'A Marie Bonaparte' (1936) in ‘Epistolari. Lettere alla fidanzata e ad altri corrispondenti, 1873-1939’, S. Freud/ Bollati Boringhieri (1990).

[3] www.tutorsalus.net/index.php/it/pensare-da-partner/253-il-vantaggio-di-una-vocazione-psicoanalista-e-professione

[4] Vedi precedente ‘Sentenza 26 – 13.12.2023’ R.G.4/22 – N.R. 7948/2020, I Sez. Corte d’Assise di Appello di Torino, p.19

[5] Cit. da precedente ‘Sentenza 26 – 13.12.2023’ R.G.4/22 – N.R. 7948/2020, I Sez. Corte d’Assise di Appello di Torino, p.17

[6] Cit. da precedente ‘Sentenza 26 – 13.12.2023’ R.G.4/22 – N.R. 7948/2020, I Sez. Corte d’Assise di Appello di Torino p.16

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