La trama di quel “no!”
Il lavoro sartoriale ed il pensiero.

In foto, dettaglio da ‘Child and aunt’ (1940) Paul Klee[1] sulla copertina di ‘Inherit from a child. Why not ?’ di Marina Bilotta Membretti - ‘NeP edizioni Srls’ (2024).
Il vantaggio di una vocazione[2] /44.
“Come definito dal Consiglio Internazionale degli Archivi (‘ICA’) : ‘gli archivi sono i sottoprodotti documentali dell’attività umana conservati per il loro valore a lungo termine. I documenti creati nel corso della vita quotidiana e delle azioni di individui ed organizzazioni offrono una visione diretta degli eventi passati’[3]… gli archivi di moda potrebbero essere ritenuti assimilabili a banche dati, intese come ‘raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo’.[4]
La memoria, a cui il lavoro del pensiero incessantemente attinge, sappiamo essere un laboratorio che non solo seleziona materiali da archivio ma anche li confronta e continuamente aggiorna dalla realtà: una qualità della memoria che risulta ancora inedita, inimmaginabile soltanto cinquanta anni fa, ma che i laboratori speciali stanno già mettendo a frutto. Una nicchia sottile, eppure densa e cospicua, riguarda le sartorie di Alta Moda, da sempre esigenti nel codificare manufatti che sono unici, e la cui realizzazione può richiedere uno scostamento dal disegno iniziale che trascurava alcune pur ragionevoli soluzioni[5]: una memoria ‘forte’ quali sono i nuovi archivi digitali permette ora di attingere a materiali che si rendono inalterabili, quindi altamente fidati. Ed al progettista, come al ricercatore, l’affidabilità provata di un archivio si rivela essenziale per approdare a ipotesi sempre più consistenti: il lavoro sartoriale, più ancora che artistico tout-court e comunque in sintonia con altre applicazioni, ripete il lavoro del pensiero nell’affrontare e qualche volta persino arrivare a dipanare la memoria.
Il particolare in foto di dettaglio, tratto da un’opera di Paul Klee, è rilevante perchè si pone al limite con la trama di tessuto, che nell’Alta Moda consente l’incipit[6] di un modello ed appoggio insostituibile di questo, altrimenti destinato alla pura immaginazione, senza alcuna realizzabilità.
E’ rappresentabile il pensiero esposto alla contingenza patologica di una conseguenza dell’angoscia ? Ed è rappresentabile la forzatura del pensiero, sorridente suo malgrado, da una censura poi cesura che scivola in frammentazione, prima alleviante e poi via via scollata dalla realtà, ciò che ne impedisce la sintesi e quindi la fruizione ? Paul Klee qui tocca, ed immediatamente restituisce, quel flash di meno di un attimo che precede l’ingarbugliarsi di un pensiero già compromesso: cui compulsivamente segue il cedere il passo all’altrui, in un lavoro complessivamente frettoloso ma sottaciuto di quel passaggio senz’altro cruciale e sofferto che Freud denominò rimozione.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 13 febbraio 2025
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[1] Paul Klee (1879 – 1940) è stato un protagonista dell’Astrattismo, che anche in pittura segue il flusso libero dell’immaginazione: nel 1911 Klee fonda con altri artisti il gruppo ‘Der Blaue Reiter’ (Il cavaliere azzurro), nel 1914 espone a Berlino insieme a Marc Chagall; fra il 1916 ed il 1918 viene chiamato alle armi ma non smette di dipingere; nel 1920 inaugura a Monaco la sua prima vera mostra di pittura; l’esperienza didattica, a cui viene invitato da Walter Gropius, e poi accademica a Düsseldorf si conclude nel 1933 con le sue dimissioni, per le critiche ricevute dal Nazismo. La passione per la musica lo accompagnava nell’affrontare i nodi della pittura. Dal 2005 a Berna è aperto il ‘Zentrum Paul Klee’ che espone esclusivamente sue opere.
[2] www.tutorsalus.net/index.php/it/pensare-da-partner/253-il-vantaggio-di-una-vocazione-psicoanalista-e-professione
[3] ‘Archivi di moda: aspetti di proprietà intellettuale e tutela dei contenuti’, Avv. Giulia Affer in ‘AES Arts+Economics’ #16 - Ottobre 2024, p.65 (‘ICA International Council on Archives’ è stato fondato nel 1949 presso UNESCO), p.65.
[4] ‘Archivi di moda: aspetti di proprietà intellettuale e tutela dei contenuti’, Avv. Giulia Affer in ‘AES Arts+Economics’ #16 - Ottobre 2024, p.80. Vedi anche Art.2, comma 1, n. 9 L.633/1941 sul diritto di autore.
[5] ‘Moda e memoria: gli archivi come fonte di ispirazione e innovazione’, 25 novembre 2024 - ‘Open Care’ Milano.
[6] Si pensi ai disegni su maglia che hanno costituito la singolarità dell’Alta Moda di Ottavio e Rosita Missoni. Vedi anche ‘L’Archivio Missoni – Intervista a Luca Missoni’ in ‘AES Arts+Economics’ #16 - Ottobre 2024/ Studio Lombard DCA, p.39 e segg.