Ottimi appunti di economia del pensiero dal lavoro analitico.
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Ottimi appunti di economia del pensiero dal lavoro analitico.
“Un piacere che non può essere avvertito come tale.”[2]

“…Il sentimento dominante era quello di essere arrivata tardi : quando il più importante era avvenuto. Il tempo meraviglioso era ‘quello di prima’[3]…”
“Dell’incanto, o incantamento si serve tecnicamente la nevrosi - che Freud individuò come rimozione patologica dell’orientamento individuale al principio di piacere - per spostare sempre un po’ più in là, per rimandare nello ‘spazio’ e soprattutto nel ‘tempo’ il lavoro del pensiero, e quindi il giudizio che orienta individualmente…
Nella psicopatologia dell’infanzia, il graduale lavoro di costruzione del pensiero si arresta patologicamente quando nessuna nuova rappresentazione può sostituire la precedente, rappresentativa della pulsione (o ‘legge di moto’ nel pensiero ‘de’ natura – n.d.r.) : la elaborazione del pensiero si impiglia fissandosi nella rappresentazione precedente, che non può essere sostituita perché il dispiacere sarebbe troppo forte.”[4]
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 23 giugno 2020
TutorSalus.net – Giornalismo freudiano
[1] “Aperite Portas Redemptori” è il titolo che papa Giovanni Paolo II volle dare alla Bolla di Indizione del Giubileo per il 1950° anniversario della Redenzione, 6 gennaio 1983. Qui si intende “Aprite le porte al pensiero”.
[2] S.Freud, ‘Aldilà del principio di piacere’ (1920) Bollati Boringhieri, OSF Vol.9 p.184
[3] Lalla Romano, ‘La penombra che abbiamo attraversato’ (1964) Ed. Einaudi
[4] Marina Bilotta Membretti, ‘Ereditare da un bambino. Perché no ?’ (2014) Gruppo Editoriale L’Espresso Isbn 978-88-91081-63-6, p.10; p.32.

Virginia Woolf ricevuta nel 1939 da Freud che da pochi mesi si era trasferito a Londra con la famiglia, anche a causa della minaccia nazista.
Illustrazione originale di Stefano Frassetto[2]
“…Ripetutamente invitato da Virginia e da Leonard Woolf, Sigmund finalmente acconsentì… Vi fu un unico incontro… si sarebbe svolto nella residenza-studio di Freud a Londra, Maresfield Gardens n°20 ed ebbe luogo il 28 gennaio 1939. Virginia, incontrando Freud lo giudicò subito non del tutto compiaciuto come lei invece si sarebbe aspettata, ma sappiamo che Sigmund era molto sofferente a quel tempo.
Con i suoi modi signorili, sebbene affaticato dalla malattia che lo piegava, Sigmund si inchinò a Virginia, presente il marito Leonard, e le porse un narciso che lei accettò a quanto sembra con aria interrogativa ma mostrando di apprezzare, attribuendo forse la scelta del fiore alla fama di stravaganza del personaggio. Ma per Freud, che non faceva mai nulla a caso, l’offerta del narciso era il risultato della sua diagnosi di psicoanalista verso la donna che rifiutava di nutrirsi di lui.
Virginia avviò il dialogo avendo in mente il famoso carteggio di Freud con Einstein, ‘Perché la guerra ?’, rimasto in sospeso. Chiese a Sigmund : ‘Ci siamo spesso sentiti colpevoli… Se avessimo perso la guerra, forse Hitler non ci sarebbe stato…’
Sigmund le rispose, a sorpresa : ‘Oh, sarebbe stato infinitamente peggio invece, se voi non aveste vinto la guerra…’
Virginia che lo aveva accolto con ritrosia, alzò improvvisamente il volto prestandogli attenzione. Racconterà poi di esser rimasta molto colpita da questo incontro, dopo il quale avrebbe per la prima volta iniziato a leggere le opere di Freud…”[3]
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 25 maggio 2020
[1] Nel 2006, in occasione dell’annuale ‘Charleston Festival’ – evento avviato nel 1916 a Londra nell’ambito del ‘Bloomsbury group’ fondato da Virginia Woolf - la giornalista Julia Briggs, biografa di Virginia Woolf, riportò la conversazione avuta con la nipote di Virginia Woolf, Virginia Nicholson a proposito dell’inedito incontro e del dialogo svoltosi al 20 di Maresfield Gardens fra Sigmund Freud e Virginia Woolf, il 28 gennaio 1939. Proprio negli anni del nazismo infatti, Virginia Woolf aveva insistito presso il marito Leonard per far tradurre e pubblicare da ‘Hogarth Press’, la casa editrice inglese di loro proprietà ‘L’interpretazione dei sogni’ e ‘Psicopatologia della vita quotidiana’, opere di Freud fino ad allora sconosciute fuori dall’Austria : nonostante questo, Virginia Woolf continuò a non leggere Freud, limitandosi a qualche assaggio.
[2] Stefano Frassetto è nato a Torino nel 1968. Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Torino, ha iniziato come vignettista e disegnatore per alcuni giornali locali. A metà anni novanta ha cominciato a pubblicare anche in Francia, prima col mensile ‘Le Réverbère’ e in seguito col quotidiano ‘Libération’ : passato a sviluppare l’attività di fumettista col personaggio di Ippo per ‘Il Giornalino’ e poi la striscia ‘35MQ’ per il quotidiano svizzero ‘20 Minuti’, con l’anno 2000 fa il suo esordio su ‘La Stampa’ come ritrattista per le pagine culturali e per l’inserto ‘Tuttolibri’, poi per il settimanale culturale ‘Origami’. Oggi è anche ritrattista e illustratore presso il quotidiano svizzero ‘Le Temps’.
[3] “Ereditare da un bambino. Perché no ?”, Marina Bilotta Membretti 2014 Gruppo Editoriale ‘L’Espresso’ Isbn 978-88-91081-63-6, pag.19
“ …capacità di porre norme, ossia di statuire rapporti sanzionati secondo merito. E’ la capacità insita in una prima cittadinanza, i cui rapporti non attendono tutela dalle norme della seconda cittadinanza, comunemente nota come ‘diritto statuale’…”[1]

Illustrazione di Jacopo Ricci (3)/ Ref.: 0_5458846_125008.jpg
“ …Con la nascita (tempo zero), un bambino viene in contatto con l’altro, esterno al proprio corpo-pensiero e ne sanziona immediatamente l’offerta in termini di piacere / dispiacere, il dis-piacere essendo direttamente riferito ad un non-benessere : il pianto sanziona il dispiacere / in-soddisfazione, il sonno sanziona il piacere / soddisfazione.
Successivamente (tempo uno) arriva a distinguere l’ec-citamento che arriva a soddisfazione da quello che non arriva a soddisfazione : da solo non può soddisfare la fame, modificare la luce od il rumore esterno. Anche alcuni dis-metabolismi organici con sofferenza, il diabete, l’epilessia benigna per esempio, non sono ancora diagnosticabili.
E’ in un tempo-due che l’altro-partner, o più altri possono essere individuati come presenza fisica favorevole, perché consentono il soddisfacimento di un desiderio / ec-citamento altrimenti non possibile. Ammettere l’altro-partner nel proprio (principio di) piacere – è il coniugio – elaborandolo in ‘soddisfazione’, è un traguardo unico e senza ritorno.
Tutte le successive esperienze di piacere / dispiacere saranno giudicate rispetto alla novità / supplemento della soddisfazione. La sedazione stessa avrà d’ora in poi una funzione surrogatoria e consolante, quindi insoddisfacente.
Il bambino allora individuerà il proprio ben-essere nella presenza fisica dell’altro, o altri-partners predisponendo il proprio corpo-pensiero (lavoro-uno : offrire il proprio corpo-pensiero a ricevere soddisfazione è ‘investire all’esterno’ / lavoro) a ricevere soddisfazione. E’ già lavoro, in quanto elaborazione individuale di un inconscio-che-non-può-attendere. Ed è un investimento, orientato cioè economicamente.
In un tempo-tre, il bambino arriva ad elaborare un per-fezionamento (lavoro-due) della propria domanda specifica all’altro-partner.
E’ nella conferma di questa concludente soddisfazione, in cui il bambino ha chiamato / favorito / propiziato l’altro-partner ad offrire per il conseguimento della propria meta che egli può sperimentare ‘io’, individuato in quanto potente verso l’Altro.
L’apprendimento della parola accelera l’elaborazione dell’appuntamento con l’Altro, solo se può essere collegato ad un ulteriore (sur)plus della soddisfazione.
I dati su questi quattro tempi dell’inizio sono indispensabili per la cura di una psicopatologia…”[2]
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 22 aprile 2020
[1] “Il pensiero di natura”, Giacomo B. Contri SIC Edizioni 1998, p.26
[2] “Ereditare da un bambino. Perché no ?”, Marina Bilotta Membretti 2014 ISBN 978-88-91081-63-6 Gruppo Editoriale L’Espresso SpA, ‘Un inizio in quattro tempi?’ p.28
(3) Illustratore indipendente di Valenza (AL), Jacopo Ricci è nato a Milano negli anni ‘80 (1988 per la precisione). Disegna da sempre ma si dedica definitivamente a matite e pennelli solo dopo aver finito le scuole superiori. Collabora con riviste online e realizza lavori su commissione. Nel 2018 illustra ‘Dottor Tremarella’ (libro autoprodotto) e ‘Guarda Oltre’ (sempre autoprodotto). Nel 2019 si avvicina alla serigrafia.
La vera storia di Bianca Maria Visconti e di Francesco Sforza.

Nella foto, il particolare dell’affresco sul pilastro della navata centrale (autore ignoto) con Santa Caterina d’Alessandria e Santa Chiara da Montefalco nella chiesa di Santa Maria Incoronata a Milano. Ringrazio Maurizio Calì dell’Associazione ‘Italia Medievale’ per la eccellente visita di sabato 7 marzo 2020.
Popolare fra i milanesi, ma forse poco nota a chi viene da fuori la chiesa di Santa Maria Incoronata nasce dalla storia d’amore fra due nobili coniugi medievali che, proprio col loro matrimonio consentirono la prosecuzione ed ugualmente diedero avvio alla decisiva dinastia ducale dei Visconti – Sforza.
Si tratta infatti di Bianca Maria Visconti, unica erede del famigerato Filippo Maria Visconti, che a cinque anni era stata promessa in sposa dal padre a Francesco Sforza, astuto e intraprendente condottiero di origini marchigiane, e di venticinque anni maggiore della sposa : il matrimonio fastoso, ed a cui seguirono i tradizionali sette giorni di festa bandita fu celebrato nel 1441 a Cremona, di cui Bianca Maria Visconti era signora cioè ‘comitissa’.
Ma la morte, nel 1447 di Filippo Maria Visconti aveva esposto Milano al caos politico ed alla guerra civile, da cui il Comune tentò di difendersi proclamando la Repubblica di Milano : tenuta in stato d’assedio dal capace marito di Bianca Maria, il quale arrivò a prosciugare i Navigli pur di prendere la città, Milano si arrendeva senza opporre resistenza e Francesco Sforza potè entrare a cavallo da Porta Nuova, trovandosi così a passare davanti alla ‘prima’ chiesa di Milano, che allora si chiamava Santa Maria di Garegnano e nella quale scelse dunque di farsi incoronare Duca di Milano nel 1451. Accanto alla chiesa i padri agostiniani avevano già restaurato il loro convento che tuttora conserva uno splendido chiostro con annessa biblioteca.
Nel 1461, in segno di gratitudine e di fedeltà al marito, principale artefice della ‘Pace di Lodi’ fra gli Stati italiani e della rinascita di Milano, Bianca Maria Visconti decise di raddoppiare la chiesa, facendone costruire una identica sul fianco destro e collegata in modo da ottenere una chiesa unica ma con due navate e due absidi, ed i lavori si protrassero fino al 1484 ben oltre la morte di Francesco Sforza avvenuta nel 1466.
La chiesa risulta ancora oggi un insolito ed unico gioiello di Milano e, grazie a Bianca Maria Visconti si sarebbe dunque chiamata Santa Maria Incoronata : sul portale originale di sinistra è raffigurata Maria con a fianco la lapide sepolcrale di Francesco Sforza, mentre sul nuovo portale di destra è raffigurato San Nicola Tolentino, a cui Francesco Sforza era devoto, con a fianco la lapide sepolcrale di Bianca Maria Visconti.
La chiesa è elegante, luminosa e raccolta al tempo stesso perché mantiene lo stile tardo gotico di molte chiese lombarde ma si affaccia già all’incipiente architettura del Rinascimento ed al magnifico Bernini : nella cappella della chiesa originale si può ammirare il lacerto di uno splendido e raro affresco di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1453 circa-1523), ‘Cristo al torchio’ – forse il primo esempio in Italia - con i cartigli tutt’attorno sul mistero e miracolo del Sacramento eucaristico e della Chiesa.
Bianca Maria Visconti, che seppe muoversi con intraprendenza e diplomazia in mezzo alle tante guerre e contese fu madre, fra gli altri, di Galeazzo Maria Sforza e di Ludovico il Moro.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 8 marzo 2020
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