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Semblant[1].

  

Quanto – e soprattutto, come - il pensiero può reggere la sintesi riepilogativa di una sua rappresentanza ? Illustrazione originale di Gianni Russomando[2] 

 

 

 

Difesa resta il pensiero, se non farsene gioco[3].

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 15 gennaio 2022

 

 

[1] In ‘Livre XVIII. D’un discours qui ne serait pas du semblant’ (1971), Jacques Lacan opta per una interpretazione pessimistica. 

[2] Gianni Russomando, note di biografia : “Sono nato a Vercelli nel 1956. Diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli. Mi definisco un semplice ‘amanuense’. Lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. Utilizzo da poco i social con lo scopo di dare un attimo di serenità in chi guarda i miei modesti lavori.”

[3] “Non c’è fede, affidabilità, se non c’è profitto dell’altro… Sono dunque tre i miei capitoli conclusivi : Diritto, Scienza, Fede”, cit. in ‘Tre capitoli’, Contributo Giacomo B.Contri 7 gennaio 2022.    

 

 

 

Lungo il canto delle sirene.

You tube:

 

 <Da www.youtube.com ‘My baby just cares for me’, Charlie Parker / https://www.youtube.com/watch?v=amDI4bSNhek  > 

 

 

Come altro potrebbe intitolarsi la storia brevissima, tutta umana, di Charlie Parker[1] ?

Già a pochi anni stava meglio fuori casa che in quella in cui era nato a Kansas City nel Middle West senza padre, e Charlie stesso, purtroppo, anche lui uomo e nero : un ‘Mama’s boy’, appunto. Ma alle lezioni di musica si applicava bene, e fin da piccolo.

Così, alla scuola preferì la musica, che pure impone regole matematiche altrimenti non ne viene fuori un granchè : fino a quando, girovagando con gli altri per strada gli capitò di ascoltare della musica vera da finestre troppo alte per lui, che non aveva ancora dieci anni… E provava a ripeterne il ritmo, solo per stare un po’ meglio quando poi tornava a casa : a quindici anni già sposava la sua vicina di casa Rebecca che aveva tre anni più di lui e vivevano nella casa di Charlie. Poi quell’incidente, fatale, ancora sulla strada e le due donne ad accudirlo come meglio potevano, con lui che soffriva dolori atroci : gli venne prescritta morfina, a dosi sostenute, dalla quale - così capace com’era di attutirgli qualsiasi rumorosa sofferenza ed il mondo stesso - decise di non separarsi più.

Nel 1941 era già a New York dove poi si trasferirà stabilmente, visto che la ‘sua’ incredibile musica aveva spazzato via la maledetta aura di ‘nero’ : lui pagato pochissimo – era questo l’accordo d’ingaggio per chi improvvisava, e Charlie ‘era’ la sua stessa improvvisazione, perfetta, inattaccabile. Ma cosa pensasse quando, a soli vent’anni, batteva impeccabilmente quei ritmi indiavolati che imponeva a tutti nella band pur di volare alto col suo sassofono e che gli fruttarono l’indimenticato soprannome di ‘Bird’, nessuno sa…

Lui parlava pochissimo, infatti ma dichiarò la sua tossicodipendenza e potè evitare di andare in guerra : con Dizzy Gillespie[2], indiscutibile socio costituente di quel ‘bebop’ così unico che in pochissimo tempo li aveva divincolati dalla rigidità del vecchio jazz ‘da intrattenimento’ che più nulla poteva contro questo rapidissimo ribelle intonato linguaggio, suonò – acclamato e maledetto - per quasi dieci anni.

La biografia di Charlie Parker, che resta assolutamente cruda, perfino intatta quanto ai frequenti ricoveri per alcool, droghe e fino alla terribile esperienza obbligata dell’elettrochoc, non dice però che già allora la sua musica era descritta come ‘una mattina presto d’estate e col sole’ : qualcosa insomma che non c’entrava affatto col pigro, troppo pigro Charlie e col suo sorriso malinconico e svagato che ancora ci guarda dalle foto d’epoca.

Freud intitolò ‘Pulsioni e loro destini’[3] il suo densissimo lavoro sull’inconscio, da lui per primo così denominato in quanto ben distinguibile dalla ‘coscienza’ che ad esso continuamente tenta di riferirsi. In assenza di lavoro individuale, nulla può ricostruire lo iato fra inconscio e coscienza quando questa spaccatura arriva ad esautorare l’autorità dell’individuo che non pone difese, nell’inerzia dei propri collegamenti.

Non sono le sirene infatti - al cui canto inizialmente chi bada ? - responsabili di quella disgraziata distanza a cui ‘io’ può infine cedere per sopraggiunta, e poi incontrollabile, impotenza.

 

                                                     Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 6 gennaio 2022

 

[1]Devo la scoperta di Charlie Parker a Gabriele Comeglio, altosassofonista che ho potuto ascoltare in eccellenti esecuzioni, sia presso la ‘Associazione Amici del Loggione del Teatro alla Scala’ accompagnato dalla chitarra elettrica di Sara Collodel, sia al ‘Blue note’ di Milano in una recente serata dedicata a Charlie Parker.

[2] Dizzy Gillespie (1917 - 1993), a cui si deve la nascita del nuovissimo linguaggio musicale insieme a Charlie Parker (1920 - 1955), a differenza di lui fu capace di una certa difesa nella diffidenza che caratterizzava il loro ambiente, e nonostante le traversie di una professione poco riconosciuta e mal retribuita. D’altra parte ciò che connotava l’inesauribile jazz ‘bebop’, così lontano dal swing che lo precedeva ma purtroppo poco duraturo, come si dimostrò, è che forniva ampia materia ad una letteratura – quella di J. Kerouac e di A. Ginsberg, soprattutto - che avrebbe fatto degli USA un cantiere in ascesa fra i lettori rapiti dalla ribellione tout-court, a cui certo l’inconscio non fa riferimento. 

[3] ‘Pulsioni e loro destini’, S.Freud (1915) compone ‘Metapsicologia’ insieme ai saggi brevi : ‘La rimozione’, ‘L’inconscio’, ‘Supplemento metapsicologico alla teoria del sogno’, ‘Lutto e melanconia’ – Biblioteca Bollati Boringhieri n°31 (2011). 

Un ‘sinthomo’ ?

  

Oggetto scenico rappresentante ‘Edipo’ nel Cortile della ‘Accademia d’Arte del Teatro Antico’, a Siracusa.

 

 

“Farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni”/ Is 13, 10-11

 

 

Indiscutibilmente noto - ed a ragione - fra i romanzi storici della letteratura anglosassone sul Medioevo, ‘I pilastri della terra’ di Ken Follett avvince il lettore fino alle ultime righe : salvo cedere, fra le pieghe di una conveniente conclusione, ad un pietismo rassegnato proprio verso l’artefice principale di tanta vessazione che sapeva farsi verosimilmente sfuggente, ma a cui la stessa Chiesa cattolica dovette piegarsi nell’Inghilterra del 1100 e quindi ben prima della ascesa fatidica del re Enrico VIII.

 

“…E per Waleran, la pietà dei suoi nemici era l’umiliazione più grande.”[1]

 

Viene in mente la educazione, intransigente e puritana, a cui il bambino Ken dovette piegarsi fino all’età di giovane adulto, e da cui tentò con tutte le sue evidenti forze di ottimo scrittore di districarsi come dal groviglio apparentemente inestricabile che Jacques Lacan mostrava agli allievi per indicare la presunta inestirpabilità del ‘sinthomo’[2] : salvo, appunto, giocare tutto sul bandolo di quella matassa.

L’unico soggetto con titolarità a giocare tutto sul bandolo vincente, è però il titolare stesso : questo, ancora oggi, ci comunicano la psicoanalisi e Freud.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 10 dicembre 2021

 

[1] K. Follett ‘I pilastri della terra’ Mondadori Libri SpA 2015, p.1047

[2] J. Lacan, ‘Seminario XXIII. Il sinthomo’ (1975-1976)

Terra in vista.

Mettersi al timone della propria rot(t)a, oppure no.

 

Una recente edizione di ‘Cavalleria rusticana’ per la regia di Antonino Interisano e scenografie di Tony Fanciullo.

 

“Del resto anche la nevrosi ossessiva guarisce spontaneamente senza difficoltà specialmente dietro un influsso femminile favorevole e si lascia alle spalle solo caratteri inibiti, un po’ eccentrici…[1]

 

Può apparire incredibile, a taluni, la disinvoltura con cui la competenza di Freud esprime un giudizio sul lavoro dei pazienti : anzitutto qui, dov’egli non dice espressamente di un lavoro analitico svolto dalla donna, giunta così a rendersi partner dopo aver lasciato cadere quel nevrotico ‘di troppo’ che è il pensiero di una ‘rappresentanza’ al femminile, in alternativa al sesso maschile.

Ci si potrà chiedere allora perché Freud usi il termine ‘castrazione’ anche riferendosi ad una donna che sappia far cadere quel pensiero ‘di troppo’, che tra l’altro fa ammalare… Ma Freud si attiene, con onestà, ad una esperienza maschile che conosce, lasciando aperta la porta e la parola a chi vorrà, adeguatamente, riprenderla.

C’è anche dell’altro nelle brevi parole di Freud : egli presenta anzitutto il sesso femminile come ‘uno’ di due sessi, senza altra dipendenza che non sia quella di poter offrire, già nella cura del proprio pensiero, qualcosa che l’altro-partner trascura - magari anche per una educazione troppo intransigente - ma che, così facendo, lo avvia alla solitudine narcisistica.

Ci dice inoltre Freud che si tratta sì di una offerta da parte della donna, ma che solo un partner già al lavoro sulle proprie inibizioni e sintomi può raccogliere, non certo chi già si è avventurato nel narcisismo ed a cui tale richiamo procurerebbe tutte le insidie ed i rischi di un cambiamento, persino favorevole.

Infine Freud descrive qui una donna tranquilla, che non reclama e non sollecita, nemmeno la partecipazione ad un vantaggio di cui ella stessa già gode : più che in altri passi, a mio avviso, si avverte qui la distanza da quella ‘jouissance’ – melanconica o euforica - da cui Jacques Lacan metteva in guardia ma di cui anche, rassegnato nella sua stessa rimozione, ne comunicava la ineluttabilità, pur se a titolo esclusivamente personale e non dimostrato.

Tuttavia è ancora oggi la passione sanguinaria – ben rappresentata dai protagonisti di ‘Cavalleria rusticana’ che restano invincibilmente stregati nella ‘rota’ della propria sintomatologia nevrotico-ossessiva – quella che davvero continua ad infiammare quanti nell’applauso trovano conforto, rassicurazione, delega infinita.

 

                                        Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 22 Novembre 2021

 

[1] “Eros e conoscenza. Sigmund Freud – Lou Andreas Salomè, Lettere 1912 – 1936”, ‘Universale’ Bollati Boringhieri (2010) p.96 (Bad Gastein, 1 agosto 1919).