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Talento e privilegio.

Elisa Maffi[1], cantante lirica.

 

 

Diplomata in ‘Canto lirico’ presso il Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ e laureata in ‘Lingue e Letterature straniere’ presso la ‘Università degli Studi’ di Milano, Elisa Maffi svolge la sua attività di cantante lirica in Italia e nel mondo : sta anche completando un’altra Laurea magistrale, in ‘Musicologia’, a Cremona.

“Pigrizia è voglia di ‘non’ fare…”, scherza con semplicità.

 

“Il lavoro che cosa è allora per Lei ?”

“Ho sempre cercato di evitare un lavoro per cui non provavo interesse, che non mi piacesse davvero… Perché realmente il lavoro può far aumentare la nostra qualità di vita, non solo economicamente ma per la qualità stessa del tempo e della vita che può offrirci mentre lo svolgiamo.”

 

Netta nel delineare la sua passione per il lavoro che l’ha portata a dare priorità allo studio ed ai perfezionamenti richiesti dalla Lirica, Elisa Maffi ha accettato trasferte frequenti ed onerose, spesso anche nell’Est Europa.

Insegnante di Elisa Maffi è stata infatti Raina Kabaivanska, celebre soprano nata in Bulgaria e perfezionatasi in Italia, che da anni ormai vive fra Modena e Sòfia : giovanissima nel 1958, pur con una borsa di studio che le apriva le porte per il perfezionamento al Teatro Bol’scioj di Mosca, chiese e con grandi sacrifici ottenne di proseguire gli studi al ‘Teatro alla Scala’ di Milano.

Una determinazione nello studio del canto e della musica, quella di Raina Kabaivanska, che indica già il profilo di quella Europa Orientale che ci ha fatto rialzare lo sguardo, nei mesi recenti, verso i moltissimi musicisti e cantanti, ed anche nella vicina e combattuta Ucraina : si tratta spesso di cantanti lirici e non solo, magari già stabilmente impegnati nei numerosi Teatri d’Opera nazionali, da dove – quando ancora possibile – si è mantenuto un riferimento saldo nelle città sotto stretto assedio e pur nella dissennata distruzione dei bombardamenti, per una guerra purtroppo ancora in corso.

Forse per una capacità profonda che il canto e la musica stessa possiedono nel saper trattare tutto quello che le parole ancora non possono sull’umano : non possiamo dimenticare infatti anche i tanti giovani artisti, chiamati o volontari dallo scorso 24 febbraio, impegnati nelle città ucraine assediate dai nomi ormai così noti, cantare brani di opere liriche mentre per le strade con tutti gli altri costruivano le barriere difensive.

 

“Ho avuto modo di cantare al ‘Teatro d’Opera’ di Kiev, città che ricordo meravigliosa : avevo cantato nel ‘Nabucco’ di Verdi. Fu una bellissima esperienza di integrazione, che mi permise di imparare molto, il cast era formato da italiani, ucraini e russi : la musica può incredibilmente lanciare ponti senza confondere le rive. Ho amato moltissimo anche la città, che ho cercato di visitare nel tempo disponibile…” 

“Quando si è accorta di avere un talento per il canto lirico ?”

“In realtà si era accorta la mia maestra delle elementari, durante una gita di classe, disse che cantavo abbastanza bene e ne parlò a mia madre : ma nella mia famiglia non c’erano musicisti. Iniziai a studiare la chitarra e successivamente il sassofono. Poi approdai al canto, e al pianoforte soprattutto, che mi consentiva di studiare gli spartiti : il mio primo maestro fu un cantante lirico, mi propose di avvicinarmi al repertorio classico… Accettai. Se non mi fosse piaciuta la lirica avrei potuto comunque tornare al pop! Invece proseguii proprio con la lirica.

 

“Cosa è per lei la voce ?”

“Lo strumento migliore”, risponde senza esitazione.

 

“Quali brani le hanno dato maggior soddisfazione ?”

“Non ci sono risposte definitive, ma ogni volta che si prova a cantare qualcosa – e soprattutto i pezzi celebri, quelli che vengono richiesti ai soprani nella stragrande maggioranza dei concerti – è indispensabile re-interpretare, l’orecchio si fa esigente : è necessario andare oltre le note con quello che noi stessi siamo. E così l’esecuzione - o anche ogni esecuzione - può dare grande soddisfazione. Quando poi, a fine concerto, anche il pubblico si complimenta… beh! È una gratificazione enorme!

 

Mi hanno dato particolare soddisfazione Micaela in ‘Carmen’, o Lucia dell’Opera omonima o Mimì da ‘La Bohème’. Oppure penso a  Sophie dal ‘Werther’ o alle opere più buffe di Donizetti, un autore che mi piace moltissimo… L’opera buffa può racchiudere tanta serietà e spunti di riflessione : le situazioni certo sono divertenti, ma i personaggi sono spesso pieni di umanità, i momenti lirici e con pathos sono accostati a momenti dinamici, frizzanti. Ricordo con estremo piacere la produzione qualche anno fa del ‘Don Pasquale’, opera splendida : eseguita nella compostezza vocale donizettiana che richiede consapevolezza tecnica ed espressiva. Direi prorio che l’opera buffa conviene prenderla sul serio!

Poi ci sono lavori che lasciano comunque il segno nell’anima ogni volta che si cantano, lo ‘Stabat Mater’ di Pergolesi ne è un esempio. E ruoli invece che consentono veramente di divertirsi, e quindi danno grande piacere.

 

“Cosa si pensa durante un acuto ?”

“Alla tecnica : cerco di lasciare andare il suono e di farlo risuonare.  Cerco di strutturare il mio corpo - non solo l’apparato fonico - affinché l’acuto possa espandersi nel migliore dei modi.

Noi siamo suono, noi siamo strumento : per questo la voce è lo strumento migliore. E’ diretta emanazione di noi stessi. Il canto è la capacità di farne arte.”

“E dopo un ottimo acuto ?”

“Non è facile dire cosa si pensa dopo un ottimo acuto.. Direi, a proseguire con il resto dell'aria o dell'opera... Però se l'acuto è ottimo sicuramente si procede con uno slancio maggiore verso ciò che si deve ancora cantare : e se l'acuto è sul finale e si conclude con l'applauso del pubblico ci si sente anche gratificati! Alcuni cantanti amano maggiormente sè stessi attraverso l’arte che interpretano, altri invece amano di più la loro arte, che passa attraverso sé stessi… Indubbiamente un buon acuto fa molto bene, all'arte ma anche a sè stessi!

“Infine, che cosa è per lei l’eleganza ?”

“E’ una domanda inusuale. L’eleganza è la capacità di rendere attraente qualcosa o qualcuno. A volte è innata, a volte no. Sa, cantare è uno stare in equilibrio sempre fra il controllo tecnico e l’abbandono, fra il lasciarci prendere dalla musica ed il non perdere la lucidità.

Ed è questo che ho amato fin da subito nello studio del canto, la capacità che ci conferisce di gestire, oserei dire, un dominio che resta impalpabile ma arriva a toccare nel profondo, ad emozionare le persone : e, questo, senza l’aiuto o il sostegno di strumenti esterni, il pianoforte o il violino per esempio, esclusivamente con la nostra viva voce”.

 

 

 

 

                                                      Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 30 maggio 2022

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1]  Cantante eclettica e raffinata, Elisa Maffi affianca all’attività teatrale una intensa attività concertistica come soprano solista in prestigiosi teatri del mondo : ‘New York City Center’, ‘Espace Pierre Cardin’ e ‘Théatre Folies Bergère’ di Parigi, ‘Arena’ di Verona (Opera on Ice 2017), ‘Arena’ di Fréjus e ‘Arena’ di ElJem.  Nel 2021, entrata a far parte del progetto musicale ‘Aria’ incide il suo primo CD di musiche da film, che è stato presentato alla 78° Mostra del Cinema di Venezia. Affronta anche ruoli più lirici come Liù, Mimì e Donna Anna. Vanta alcune prime esecuzioni mondiali: ‘La finta semplice’ di M. Varriale a Bergamo (Teatro Donizetti), il ‘Ciclo di Lieder’ per soprano di J. Doderer a Erfurt, Berlino, Brema e Milano, la selezione dell’opera ‘Il Sordo’ di P. Marcarini al Teatro Fraschini di Pavia. Finalista in diversi concorsi e vincitrice di numerosi premi e borse di studio (gli ultimi il ‘Maria Callas’ 2017 ed il premio intitolato a Cheryl Studer 2018 a Berlino) -  ha debuttato in Italia ed in Europa in molti ruoli del suo repertorio di soprano : dalla ‘Lucia’ di Donizetti alla ‘Musetta’ pucciniana; ma anche Gilda, Norina, Adina e Giannetta, Zerlina e Donna Elvira, Rita, Lola, Valencienne, Lauretta, Pamina, ‘Oscar’ debuttato all’Opera di Brasov ed interpretato in diversi teatri austriaci e tedeschi; e poi Micaela in ‘Carmen’ o Clorinda al ‘Pafos Aphrodite Festival’ di Cipro, Rowan ne ‘The little sweep’ al ‘Teatro Pavarotti’  di Modena, Sophie in  ‘Werther’ al ‘Teatro di Sofia’, Betly al ‘Teatro Sociale’ di Bergamo e in Svizzera, Anna al ‘Teatro d’Opera’ di Kiev. Ha collaborato con prestigiose fondazioni fra cui la ‘Fondazione Pavarotti International’, e con illustri nomi del panorama lirico internazionale e dello spettacolo, come il Maestro Leo Nucci,  Andrea Bocelli, Andrea Griminelli, Elio, Gerardo Placido.

 

C’est… l’amour.

Il vantaggio di una vocazione[1] /5.

 

Illustrazione originale di Gianni Russomando[2]

 

 

 

“L’amore, se è, è lavoro su lavoro : o è un affare, detto ‘amoroso’, o non è, o meglio (peggio) è quell’ ‘énamoration’ che correttamente Lacan osservava finire come ‘haine-amoration’ cioè come odio, come non è chi non sappia. Dire che è un affare non è un modo di dire : significa che produce qualcosa che non era già qui – quel bravo ‘Dasein’ -, con frutto o profitto, cioè con un plusvalore non proprio omologo a quello capitalistico (non mi associo a chi propone come primo frutto il ‘fructum ventris’)”.[3]

 

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 24 aprile 2022

 

 

[1] www.tutorsalus.net/index.php/it/pensare-da-partner/253-il-vantaggio-di-una-vocazione-psicoanalista-e-professione 

[2] Illustrazione originale di Gianni Russomando : nato a Vercelli nel 1956, diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli, si definisce un semplice ‘amanuense’, lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni. 

[3] ‘Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico’, di Giacomo B. Contri SIC Edizioni – seconda edizione 1998. ‘Prefazione alla seconda edizione. Ontologia, patologia, diritto’, Parag. ‘Lavoro’ / Nota 23 - p.20

Inganno.

 Il vantaggio di una vocazione[1] / 4.

 

 

 

                                                                        Uno psicoanalista non è ingenuo[2]

 

                                                                                                      Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 15 aprile 2022[3] 

 

                                                                   

 

[1]  www.tutorsalus.net/index.php/it/pensare-da-partner/253-il-vantaggio-di-una-vocazione-psicoanalista-e-professione

[2] “Non c’è fede, affidabilità, se non c’è profitto dell’altro.”, cit. in : ‘Tre capitoli’, Contributo di Giacomo B. Contri 7 gennaio 2022 al Simposio ‘Amore’ 2021-2022.

[3] Illustrazione originale di Gianni Russomando : nato a Vercelli nel 1956, diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli, si definisce un semplice ‘amanuense’, lontano mille miglia da mostre, concorsi, esposizioni.

                                                                                     

dis-Ordine.

 Il vantaggio di una vocazione[1] /3.

  

Fin dall’antichità gli uomini hanno dovuto affrontare l’angoscia : la decorazione artistica è stato uno dei modi per sdrammatizzarne il peso. Nella foto : balconi seicenteschi a Ortigia – SR.

 

 

 

 

                “Uno Psicoanalista dovrebbe porsi regolarmente il test di paranoia.”[2]

 

 

                                                                                                   Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 6 aprile 2022

 

 

[1] www.tutorsalus.net/index.php/it/pensare-da-partner/253-il-vantaggio-di-una-vocazione-psicoanalista-e-professione 

[2] ‘Due test’ in ‘Paragrafo I - La formazione dello psicoanalista’, Giacomo B. Contri / ‘THINK!’ 10-11 maggio 2014