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Robert Doisneau, chasseur d’images.

Ciò che l’occhio non aveva ancora colto, ma che fa ‘catturare l’immagine’/ Riferim. illustraz: 0_5419075_125008.jpg

 

 

 

“Mi sento euforico ad osservare… fino a non poterne più”.[1]

 “Si arriva in un luogo, mi piace, c’è qualcosa… c’è un attimo decisivo in cui tutto è in armonia, fra le cose intorno… Poi le persone si mettono nella foto e click, è fatta!

E’ molto stressante, quando scatto l’immagine, perché : la perderò ? …no, è bella!” 

Allontanatosi giovanissimo dalla famiglia e dalla periferia, che “…odiavo fino a desiderare di distruggerla…” ricorda Doisneau, a ventidue anni incontra Pierret e decidono di sposarsi subito : Robert lavora portando con sè la moglie e presto le due figlie, Annette e Francine e poi cognati, amici come una movimentata tribù da cui non si separerà mai.

Sono gli anni, fra il 1934 ed il 1938, del suo lavoro come operaio in ‘Renault’.

“ ‘Renault’ non ha alcun senso dell’umorismo – commenta Robert a proposito del datore di lavoro – e riesce a governare solo incutendo terrore…” I servizi fotografici nella fabbrica ‘Renault’ e soprattutto le critiche al ‘sistema’, le frequenti assenze per correre in laboratorio a sviluppare le pellicole non piacciono a Monsieur Renault ed arriva il licenziamento. Doisneau comincia però a prendere sul serio la ‘fotografia’ e dai servizi occasionali venduti ai giornali arriva a procurarsi incarichi più duraturi. 

E’ già il tempo della propaganda nazista, e poi di quella che Doisneau chiama la “fottuta guerra…” E lavora con un socio, Paul Baravet detto Babà che gira Parigi in bicicletta per portare le foto ai clienti e che, con la sua aria innocente riesce a salvare tantissimi dalla deportazione e dai campi di concentramento. Robert si rifiuterà sempre di fotografare l’indicibile, anche nelle sue foto più dure prevale l’aspetto leggero della vita.

C’è “…molta povertà dappertutto e vita amara a Parigi, ma si può pensare che la gente sa divertirsi”, commenta tornando a fotografare la periferia, e ne osserva attentamente le dimensioni, i nuovi colori.

“Per scusarsi, hanno colorato…”, dice senza mai essere caustico. 

L’occhio non raccoglie subito ciò che fa ‘catturare l’immagine’ : è solo dopo, in laboratorio sviluppando la pellicola, che ‘quel’ particolare che lo scatto aveva raccolto prima di averlo registrato, finalmente si rende evidente. E Robert se ne rende conto confrontando il risultato con ciò che non ricordava di aver visto.

Più tardi, quando nascerà la ‘Fotografia umanista[2]’ che è già una concezione di vita e della quotidianità e non invece regole prestabilite, Doisneau nominerà per la prima volta l’ ‘inconscio ottico’ che ben orienta verso quel ‘prendere’ dell’occhio che ‘cattura’ e che infatti è secondario al ‘contatto’ riservato alla pelle. 

“Negli Stati Uniti la gente balla tenendosi ad una certa distanza…”, osserva Robert e sembra divertito durante il suo soggiorno negli anni ’80, quando già lavora per il settimanale ‘Life’.

Sono gli anni in cui, proprio negli Stati Uniti nasce il mercato della fotografia :  Doisneau presenta un proprio portfolio, curato da Monah Gettner, attrice presente nel film-documentario “Robert Doisneau, le rèvolte du merveilleux”.

Ed inaspettatamente il lavoro di Doisneau verrà raccolto dai maggiori fotografi americani che sapranno rendersi i migliori interpreti di questa nuova arte.   

“Tu scatti – diceva Robert Doisneau – e fa già parte del passato”. 

     

                                                 Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 29 novembre 2019 

 

 

 

[1] La citazione, come le successive di questo editoriale è tratta da “Le rèvolte du merveilleux” (2016) – in italiano “La lente delle meraviglie” - film-documentario di Clementine Deroudille e con, oltre Clementine Deroudille, Eric Caravaca, Sabine Azèma, Quentin Bajac, Jean Claude Carriere.

[2] La ‘Fotografia umanista’ nasce negli anni ’30 con Henry Cartier-Bresson (1908-2004) : “l’oggetto della foto è l’uomo, l’uomo e la sua vita così breve, così fragile, così minacciata…” Diventa però un fenomeno sociale e pubblico solo nel 1950, appena finita la 2° Guerra mondiale con “Le Baiser de l’Hotel de Ville” di Robert Doisneau, pubblicata senza rumore sul settimanale statunitense “Life”, a cui Doisneau già collabora : proprio questa fotografia anzi, diventerà il Manifesto di una nuova tendenza. Doisneau acquisterà fama presso il grande pubblico con la Mostra realizzata a New York nel 1955, “The Family of Man” e curata da Edward Steichen.

 

Stephen Hawking [1] : io, tu e l'universo.

Nella illustrazione, Stephen Hawking durante una esercitazione in assenza di gravità nel 2007 presso lo 'Shuttle Landing Facility', NASA – Aereoporto 'J.F.Kennedy Space Center' (Florida).

 

 

 

 

 

"Ho avuto la sclerosi laterale amiotrofica praticamente per tutta la mia vita adulta; eppure essa non mi ha impedito di avere una famiglia fantastica e di avere successo nel mio lavoro, grazie all'aiuto che ho ricevuto da mia moglie, dai miei figli e da un gran numero di altre persone ed organizzazioni.

Non mi considero escluso da una vita normale... non mi sento un handicappato, ma penso di essere affetto solo da certe malfunzioni dei miei motoneuroni, un po' come se fossi daltonico. Penso che sia difficile descrivere la mia vita come normale, ma io mi sento normale..."[2] 

La pubblicazione nel 1988 del suo "Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo" rimase in vetta alla classifica dei libri più venduti per 237 settimane, come fu riportato anche dal 'Sunday Times' di Londra : ciò sorprese specialmente Stephen Hawking, e non solo perchè l'argomento del libro era la sua stessa passione scientifica. 

"Lo spazio-tempo era un argomento che mi incuriosiva, pensavo si trattasse di un 'Fantasy'[3] e così ho aperto subito quel capitolo : ma cominciando a leggere, mi sono accorta che Hawking – al contrario di alcuni commenti che lo descrivevano un tipo rigoroso, accademico - chiedeva invece di osservare fenomeni reali che anch'io conoscevo, usando competenze iniziali abbastanza vicine alle mie... Suggeriva anche un po' di flessibilità nel pensare lo spazio-tempo, per esempio un tessuto su cui lavorare... Penso di poterne consigliare la lettura un po' a tutti, per la sua capacità di spiegare con chiarezza informazioni scientifiche complesse nel contesto storico, ma anche contemporaneo, con esempi interessanti e per punti, cioè schematicamente..."[4] 

"L'immaginazione è un lavoro – osserva Hawking - che si confronta con l'osservazione, per esempio della 'regolarità' di un evento... Osservando le eclissi di luna, Aristotele capì la interposizione di sole e luna...[5]

La scrittura permetteva di rilevare dati che altrimenti sarebbero stati dimenticati : i primi scienziati cominciarono a scrivere per poter registrare lo spostamento delle luci nel cielo.

Inoltre, avanzando delle ipotesi per esempio sulla esistenza di una forza di attrazione fra i pianeti, il lavoro di alcuni scienziati si presentava una eredità affidabile a cui appoggiarsi : Hawking scopre così che il suo spontaneo narcisismo sarebbe invece un ostacolo al successo scientifico che arriva già a sperimentare. 

"Questo sintetizzatore vocale[6] è di gran lunga il migliore che abbia udito, perchè permette di variare l'intonazione e non parla come un robot. L'unica cosa sgradevole è che mi dà un accento americano. Ora, comunque mi sono identificato con questa voce, e non vorrei cambiarla neppure se mi venisse offerta una voce dalla cadenza britannica. Mi sentirei come un'altra persona... Il mio figlio più piccolo che, quando subii la tracheotomia aveva solo sei anni, non riusciva mai a capirmi. Ora non ha nessuna difficoltà. Questa è una cosa molto importante per me...

Nel mio lavoro trovo che sia un grande aiuto il descrivere ad altri le mie idee. Anche se non mi danno dei suggerimenti, il semplice fatto di dover organizzare i miei pensieri in modo da poterli spiegare ad altri mi conduce spesso a nuovi passi avanti... La fisica è bellissima, ma è del tutto fredda, non potrei sopportare la mia vita se avessi solo la fisica..."[7] 

"...Semplice nel modo di fare, penso che Hawking anche per questo riuscisse a sorprendere chi si aspettava da lui uno scienziato difficile...", aggiunge Michela Membretti. 

"Voglio solo avere sulla mia vita lo stesso grado di controllo che altre persone hanno sulla propria... Troppo spesso accade che le persone disabili debbano lasciare che la propria vita venga governata da altri. Nessuna persona sana lo permetterebbe."[8] 

"Da un'atteggiamento inizialmente religioso degli uomini primitivi che non osavano guardare il cielo, Hawking segnala una graduale confidenza dei primi scienziati : si accorgevano che il sole sorgeva comunque ogni giorno, indipendentemente da riti o sacrifici, e questo aumentava la fiducia nella propria attività di studio e di osservazione... ", commenta Michela Membretti.

"Hawking scrive in modo semplice, chiaro, equilibrato : eppure è evidente la sua simpatia per Galileo Galilei il quale, nonostante i risultati scientifici di cui era certo, obbedì alla Chiesa che gli chiedeva di interrompere gli esperimenti. Ma anzitutto Hawking esprime simpatia per Albert Einstein, di cui si ritiene un po' erede perchè nel 1935 Einstein avanzò, insieme a Nathan Rosen la ipotesi dei tunnel spazio-temporali, precorritrice della scoperta dei 'buchi neri' e della successiva 'radiazione di Stephen Hawking'". 

"Oggi sappiamo che la relatività generale e la meccanica quantistica sono in contraddizione fra loro... "[9]

"Chiunque legga romanzi di fantascienza sa che cosa succede a chi va a finire in un buco nero : si viene trasformati in polpette. Ma la cosa più interessante è che i buchi neri non sono completamente neri. Essi emettono particelle e radiazioni ad un ritmo costante. In conseguenza di quest'emissione un buco nero evapora lentamente, ma non si sa ancora che cosa accada infine ad esso e a ciò che contiene..."[10]

"La storia passata non può essere cambiata e storie alternative non sono possibili... Le leggi della fisica impediscono che corpi macroscopici portino informazioni nel passato... Lo studio della gravità e dell'universo primordiale sono la strada migliore verso la possibilità di una teoria unificata..."[11]

"Tutto ciò che la mia opera ha dimostrato è che non si deve dire che il modo in cui l'universo ha avuto inizio sia stato un capriccio personale di Dio..."[12] 

La pedagogia, insomma che tenta di spiegare ciò che non sarebbe evidente non è servita a Dio.

 

 

                                                            Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 11 luglio 2019

 

 

 

[1]Stephen Hawking  (1942-2018) è stato un cosmologo, fisico, matematico, astrofisico ed accademico britannico fra i più autorevoli e conosciuti, noto per i suoi studi sui buchi neri e sull'origine dell'universo. Suoi principali contributi sono stati la 'radiazione di Hawking', la teoria cosmologica denominata 'stato di Hartle-Hawking', 'il multiverso', la 'inflazione cosmica', la 'formazione ed evoluzione galattica'.

[2]Stephen Hawking, "Buchi neri ed universi neonati", 1993 - Ed. Rizzoli BUR, tratto dall'Intervista 25 dicembre 1992 / BBC per il programma 'Desert Island Discs'.

[3]'Fantasy' è un genere ampio in letteratura con intrecci variegati fra realtà e fantasia; include anche autori ormai considerati classici, come J.R.R Tolkien de 'Il signore degli anelli'.

[4]Michela Membretti è laureata in Farmacia e lavora in azienda : da un suo suggerimento a leggere Hawking è nato questo articolo.

[5]Tratto da "La grande storia del tempo", Stephen Hawking con Leonard Mlodinow – Ed. Rizzoli 2005

[6]'Sintesi vocale' è una tecnica per la riproduzione artificiale della voce umana : un sintetizzatore vocale può essere realizzato tramite software o via hardware.

[7]Tratto dalla Intervista 25 dicembre 1992 / BBC, programma 'Desert Island Discs', citata.

[8]Tratto dalla Intervista 25 dicembre 1992 / BBC, programma 'Desert Island Discs', citata.

[9]Tratto da "La grande storia del tempo", Stephen Hawking con Leonard Mlodinow – Ed. Rizzoli 2005.

[10]Tratto dalla Intervista 25 dicembre 1992 / BBC, programma 'Desert Island Discs', citata.

[11]Tratto da "La grande storia del tempo", Stephen Hawking con Leonard Mlodinow – Ed. Rizzoli 2005.

[12]Tratto dalla Intervista 25 dicembre 1992 / BBC, programma 'Desert Island Discs', citata.

 

Sotto dEttatura.

You tube:

 Il soprano Carmela Remigio interpreta “’A vucchella”.

 

 

 

 

 

 

 

Una romanza gradevolissima e nota, più spesso cantata da celebri tenori1, mi è giunta invece dalla bella voce e splendida presenza di una giovane soprano il cui talento inizia finalmente ad essere acclamato. Si tratta di " 'A vucchella", nell'interpretazione di Carmela Remigio2

L'origine di questa elegante serenata mi ha incuriosito, anche perchè l'autore non sembra essersene servito quanto l'antagonista che gliela estorse. Risale infatti al 1892 una sfida che Ferdinando Russo, giornalista per "Il Mattino" di Napoli porse al giovane collega Gabriele D'Annunzio, di origine abruzzese, imputandolo di non conoscere la lingua napoletana. 

Possiamo immaginare il focoso Poeta accettare con veemenza e, da ciò che ancora si conserva nell'archivio del centralissimo e tuttora rinomato 'Caffè Gambrinus' nei cui salotti non era infrequente il diverbio fra letterati e colti, prendere a scrivere di getto quei versi deliziosi di cui ancora godiamo. Ma, nonostante la promessa di silenzio fatta a D'Annunzio che temeva per la sua reputazione, il Russo vendette circa quindici anni dopo quelle strofe che furono quindi musicate dal fine autore Francesco Paolo Tosti, anch'egli di origine abruzzese e che presto si diffusero con molto gradimento. 

Ho pensato a Jacques Lacan, psicoanalista francese3 che si appassionò a Freud, già noto in quegli anni ben oltre i confini di Vienna, ed a quel lavoro d'inconscio su cui invece molti contemporanei gettavano ombre invidiose. La tecnica di Lacan nel lavoro analitico rimane tuttora un 'must' per gli psicoanalisti e la sua inaudita competenza fu rivelata dal Seminaire 'La cosa freudiana'4, in cui egli indicava 'l'inaccessibile' quale lemma riferito dai pazienti nel lavoro analitico ed attorno al quale si svolge la difficoltà stessa di un lavoro. 

"Così, le funzioni di padronanza, ...instaurano sul fondamento di una alienazione libidica lo sviluppo che ne segue..."- dice Lacan nel testo e aggiunge : "L'identificazione dell'io con l'altro precipitata nel soggetto, ha come effetto che questa ripartizione non costituisce mai un'armonia, sia pure cinetica, ma si istituisce sull' 'o te o me' permanente di una guerra in cui ne va dell'esistenza dell'uno o dell'altro..."5 

"Tuttavia è in questo registro che si proferisce l'analisi sistematica della difesa. Essa si corrobora coi sembianti della regressione. La relazione oggettuale ne fornisce le apparenze, e questa forzatura non ha altra via di uscita che una delle tre che si svelano nella tecnica in vigore. O il salto impulsivo nel reale... O l'ipomania transitoria per eiezione dell'oggetto stesso... O in quella sorta di somatizzazione che è l'ipocondria 'a minima'..."6 

Restando nella nevrosi insomma, senza lavorarci, al paziente non resta che accettare supinamente quell'alternanza rigida così finemente dettagliata da Lacan. 

D'Annunzio quindi, mentre rapidamente costruiva questa incantevole canzone, sottostava pazientemente alle leggi dell' Es7 che gli dettava senza alternativa, come in una guerra "o te o me", le parole che dovevano sfuggire alla Coscienza, ammaliata dal loro suono evocativo. 

Un desiderio – quello di passare lui stesso ad oggetto di godibile corteggiamento – che il Poeta Guerriero, amante si dice inarrestabile quanto pilota solerte sugli aerei da combattimento,8 mai avrebbe rivelato se non in una tale odiosa condizione. 

Il lavoro onirico, si sa, nutre anche l'arte - e non solo poetica - ma nulla lo obbliga se non il desiderio.

 

Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 16 maggio 2019. 

 

 

 

 

1 Enrico Caruso, Roberto Murolo, Luciano Pavarotti sono i più noti, e non gli unici.

 

2 Carmela Remigio è un soprano italiano. Nel 2016 ha ricevuto il prestigioso "Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana". " 'A vucchella" fa parte del suo album "Arias" (2010).

 

3 Jacques Lacan (1901-1981), medico psichiatra e psicoanalista, fonda nel 1953 con Daniel Lagache la Societè Francaise de Psychanalyse ed inizia nello stesso anno quel 'Seminaire' che darà nome ad una famosa serie di pubblicazioni.

 

4 'La cosa freudiana. Senso del ritorno a Freud in psicoanalisi'/ Amplificazione di una Conferenza pronunciata alla Clinica neuropsichiatrica di Vienna, il 7 novembre 1955. In "Ecrìts", traduzione a cura di Giacomo B.Contri, Ed. Einaudi 2002 – Vol.I, pag.391-428.

 

5 'La cosa freudiana' in "Ecrìts", traduzione a cura di Giacomo B.Contri, Ed. Einaudi, Vol.I p.420

 

6 ''La cosa freudiana' in "Ecrìts", traduzione a cura di Giacomo B.Contri, Ed. Einaudi, Vol.I pag. 421

 

7 Es , che non coincide con l'inconscio, si contrappone al Super-Io : Freud ne parla ad esempio in "L'Io e l'Es" (1923), Biblioteca Bollati Boringhieri.

 

8 Gabriele D'Annunzio (1863-1938) fu scrittore, poeta, giornalista, militare e politico italiano simbolo del Decadentismo. Nel corso della I Guerra mondiale, a 52 anni ottenne di partecipare ad azioni navali ed aeree e successivamente guidò l'occupazione della città di Fiume che non era stata assegnata all'Italia (1919-1921). Nonostante fosse fra i primi firmatari, con Filippo Tommaso Marinetti, del 'Manifesto degli intellettuali fascisti' non prese mai la tessera del Partito Nazionale Fascista.

 

Affidabilità: la logica imprevedibile del pensiero.

<Nell'illustrazione, la miniatura medievale di un capolettera 'M'. Il capolettera è la consonante, o vocale della prima parola della prima riga di un testo : nei manoscritti miniati di epoca medievale, il capolettera era di dimensioni maggiori rispetto alle consonanti e vocali seguenti, e veniva decorato con disegni particolari dagli amanuensi>

 

Leggendo un articolo di approfondimento (1) ho pensato con un certo sollievo che il 'comportamentismo' che governa le tradizionali ma oramai obsolete 'Teorie dei giochi', sta finalmente cominciando ad occuparsi delle scelte di politica economica di una Nazione, o gruppo di Nazioni, in quanto capaci di orientare l'opinione pubblica e dunque le scelte di investimento, di risparmio e di consumo anche individuali.

La fragilità del 'comportamentismo' che, con le 'Teorie dei giochi' de-imputa l'individuo e la comunità riguardo alle scelte economiche, da individuali ad aggregate, si è resa evidente nella difficoltà di prevedere il comportamento di soggetti via via sempre più preparati e competenti.

L'articolo che ho letto, segnala invece la criticità delle decisioni delle Banche centrali di una Nazione, o gruppo di Nazioni nell'orientare comportamenti che, sebbene collettivi, muovono comunque da scelte individuali sulla base delle informazioni ragionevolmente disponibili : è interessante sottolineare che, sebbene anche la Banca centrale di un Paese, o Nazione, sia un Istituto e dunque un organismo per il quale a vario titolo lavorano e si coordinano competenze differenti nell'ambito richiesto, è il Presidente della Banca centrale a rendersi imputabile di una specifica linea politica, in questo caso 'monetaria' nei confronti della comunità nazionale, ed anche sovranazionale, a cui si rivolge.
 
Gli autori della ricerca, i cui risultati in termini di formulazioni matematiche vengono resi qui noti, prendono in considerazione la crisi valutaria di un singolo Paese in quanto sarebbe fortemente indotta dalle aspettative del pubblico – risparmiatori, consumatori, investitori di una Nazione – capace di leggere le scelte della Banca centrale, quindi del suo Presidente.
 
Una Nazione perciò, in cui improvvisamente le riserve di valuta estera si riducano perchè i titoli 'domestici' non sono giudicati sufficientemente remunerativi, può incorrere in una conseguenza anche più disastrosa decidendo, attraverso la sua Banca centrale, di avviare una svalutazione della propria moneta.
 
Uguale risultato può conseguire la decisione di svalutare, operata da una Banca centrale incapace di sostenere i costi economici e politici associati a più alti tassi di interesse che attraggano risparmiatori ed investitori.
 
In entrambi i casi, ciò che gioca un ruolo determinante è la struttura del mercato nazionale che può non essere semplice, ma al contrario attribuire valori specifici e differenti al tasso di interesse, tale per cui non sia facile prevedere le conseguenze di una svalutazione 'tecnica'.
 
La competenza dei singoli nei riguardi dei fondamentali (2) di un Paese può quindi vanificare una politica semplicistica, e conseguentemente astratta, perchè non fornisce le ragioni – per esempio di una effettiva concomitanza e concorrenza di condizioni nazionali e sovranazionali che possono realisticamente precedere una crisi valutaria.
 
In condizioni di competenza, un segnale minimo come la variazione del tasso di interesse nazionale può già contribuire ad aumentare convenientemente la competenza stessa e magari anche la condivisione sociale e politica.
 
In effetti il pensiero individuale si muove ragionevolmente per affidabilità, grazie a cui ognuno può imputare convenientemente e pacificamente la propria soddisfazione, o insoddisfazione. Niente a che vedere con l'ingenuo e rischioso 'comportamentismo' che detta pericolosamente : 'ad-azione-reazione'.
 
Ma è la logica freudiana, tutto un altro mondo.


Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 13 marzo 2019

 

 

(1) Self-fulfilling currency crises : the role of interest rates', di Christian Hellwig/Università Los Angeles-CA, Arijit Mukherji/Università del Minnesota, Aleh Tsyvinski/Università di Harvard, Cambridge-MA e 'National Bureau of Economic Research' è frutto del dibattito scientifico in corso sulla prevedibilità degli eventi economici nella globalizzazione, che per la prima volta ha visto nel 2005 anche la partecipazione degli economisti tedeschi (Budapest, 'Society for Economic Dynamics', Annual meeting).


(2) Per 'fondamentali' di una Nazione si intendono ad esempio comunemente : il saldo della Bilancia commerciale, il valore del Bilancio pubblico aggregato, il tasso di crescita degli investimenti.

Il primo tassello.

 
Maria Giassi, mosaicista al lavoro con martellina, ceppo e tagliolo nel suo Laboratorio a Milano (1).

 


 
"Vedi queste due tessere ? Non potranno mai stare vicine, anche se provengono dalla stessa pietra, la sfumatura di colore ha uno stacco dall'una all'altra..."

La visita al Laboratorio di Maria Giassi, mosaicista di origine triestina inizia con questa prima lezione. Netta nel giudizio, ma cortese ed attenta Maria non ha dubbi pensando alla sua esperienza. "Quando cominciai a frequentare l' 'Istituto d'Arte'2, mi accorgevo che la mattina finalmente mi svegliavo bene mentre prima, al biennio del Liceo scientifico non era stato così : a scuola ora mi sentivo a mio agio.
Disegno da sempre, disegno fin da quando ho ricordi di me.
Una estate, appena arrivati al campeggio, mia mamma ci mise a disegnare con mia sorella mentre lei si dava da fare coi bagagli... Si accorse del mio disegno, si stupì : avevo semplicemente copiato un bicchiere di vetro dalla tavola ma lei si fermò, non pensava che l'avessi fatto io!
Poi, alle 'Scuole medie' ci fu anche il ritratto di mia sorella, l'avevo preso da una foto e... Era proprio lei ! E' un lavoro di sintesi, il disegno, ma prima devi scomporre quello che vedi. Per poi ricomporlo con quelle forme semplici che avevi trovato scomponendolo e tenendo ben fermo in mente l'originale, che è già il tuo progetto."
In Maria la manualità è evidentemente una competenza a cui l'occhio aderisce : te ne accorgi quando lei soppesa attentamente le tessere valutando il materiale, se è marmo, sasso, vetro o smalti... Mi fa notare le venature del sasso rosso e del sasso nero che si trovano tuttora lungo le sponde del generoso Tagliamento, il grande fiume che attraversa anche Spilimbergo dove lei proseguì la specializzazione nei tre anni previsti dalla "Scuola Mosaicisti del Friuli", fondata negli anni '20 e presso cui ottenne nel 2004 il Diploma di mosaicista.
"I sassi verdi ed i sassi rossi – mi dice – sono molto duri da tagliare, hanno venature..."
Lei ha uno sguardo intenso verso quello che tocca, un giudizio, un apprezzamento. E, forse per questo, sa ascoltare l'interlocutore.
"Il mio lavoro consiste nel saper tradurre la richiesta del Cliente, si parla infatti di 'Arte applicata' cioè il progetto artistico sarà applicato ad un oggetto della vita quotidiana, quindi un pannello decorativo, una parete, un pavimento..."
"Non temere – mi rassicura subito – anche quando ci viene commissionato un soffitto musivo, prepariamo il mosaico sezionato in parti, o fogli, che vengono applicati successivamente... La base di tutto però è il progetto, cioè il disegno che lo prepara.
Ma già il primo anno, alla 'Sezione Decorativo Pittorica' che frequentavo, le esercitazioni in Laboratorio riguardavano anche il colore : come si scompone un colore ? Un blu, per esempio, è tutto blu ? Un rosso, tutto rosso ?
Le tessere sono il particolare che dà il colore : si dice infatti che un mosaico 'vibra', deve vibrare.
Nel blu c'è anche il rosso, c'è persino un punto di giallo ma alla fine ciò che vedi è 'blu', anzi quel certo 'blu'. Ed anche la posizione delle tessere cambia il colore. Dal 'bozzetto' - che è il disegno originale, a colori, di solito realizzato in scala – si passa al 'cartone' a grandezza reale, che serve per realizzare il mosaico. Così il bozzetto con le 'linee guida' è decisivo, perchè diventa il riferimento per la fase successiva del mosaico vero e proprio.
Scomporre un colore può richiedere anche dieci toni di 'quel' colore – i colori spesso sono identificati da un codice - poi sicuramente occorreranno singole tessere di un colore apparentemente contrastante, che invece lo rafforzano.
L'esercitazione in classe consisteva nel riprodurre un'opera musiva, anzitutto della nostra tradizione, tratte dall'antica città di Pompei o di Piazza Armerina e via via avvicinandoci ad opere più recenti fino agli autori contemporanei, i quali allora vengono proprio a far lezione con noi allievi. L'artista spiega il suo progetto e gli allievi lo interpretano, per realizzarlo.
Ci sono mosaici che richiedono tessere anche inferiori al centimetro... Ma è solo il mosaicista che decide il materiale per la tessera, decide il taglio, la dimensione, la forma.
Noi mosaicisti abbiamo un unico strumento che è la 'martellina' e pesa almeno 900 grammi. E poi il 'ceppo' su cui è incastrato il 'tagliolo', un cuneo speciale come quello che uso nel video qui in Laboratorio.
Qui vedi una tecnica 'a rovescio su carta' – mi spiega mostrandomi un progetto su cui sta lavorando. Le tessere vengono incollate a rovescio, cioè la parte 'bella' della tessera viene incollata alla carta e, completato il mosaico, si passa alla posa in opera. Si stende la colla sul supporto, si stucca il mosaico e lo si 'rovescia', incollandolo. Successivamente si bagna la carta, delicatamente poi la si scolla scoprendo così il mosaico. Ora lo stucco è ancora bagnato e morbido, noi diciamo che il mosaico 'si muove', cioè il mosaicista può ancora intervenire con ritocchi, e fino a ottenere una superficie liscia.
L'altra tecnica invece è quella 'diretta', si realizza incollando direttamente le tessere con una colla cementizia che permette di variare inclinazione e spessore delle tessere, ottenendo un mosaico dalla superficie mossa e vibrante.
In entrambi i casi, per poter realizzare opere di grandi superfici, il mosaico viene sezionato durante la lavorazione, in parti o fogli, che vanno a combaciare perfettamente tra loro. Le sezioni del mosaico vengono numerate e successivamente applicate al supporto, cosa che ci permette di lavorare in Laboratorio e trasferire poi con una certa facilità il lavoro finito nella sua sede definitiva".
Già prima di ottenere il diploma, Maria Giassi aveva iniziato a produrre mosaici. E' del 2001 l'allestimento della scenografia per lo spettacolo teatrale "Apriti Porto" nel Porto Vecchio di Trieste. Nel 2006 progettava e realizzava i mosaici decorativi a pavimento per il 'Fonte Battesimale' della Chiesa S. Mary in New Jersey (U.S.A.) E a Nuoro nello stesso anno, per "Domus Dei" con cui ha successivamente collaborato, realizzava un mosaico parietale su progetto dell'artista A. Ranocchi. E ancora nel 2008 a Jasi, in Romania. E nel 2010 a Roma nella chiesa "Nostra Signora di Valme". Nel 2011 a Corazim, in Israele, presso 'Domus Galilaeae'.
Nel Laboratorio di Milano, fornito di un magazzino di pietre di cui è giustamente orgogliosa ed a cui si accede attraversando giardini interni, caratteristici di una città che si credeva perduta, Maria Giassi pensa, progetta e realizza ogni giorno con orari di lavoro degni di un antico Maestro d'Arte.

Il primo tassello.
Maria Giassi, mosaicista.

 
(1) Sito: www.giassimosaico.blogspot.com  / Email: ma.artemosaico@gmail.com
(2)A Trieste, dove Maria Giassi è nata nel 1980, è l'Istituto Statale E.& U.Nordio che Maria ha frequentato cinque anni fino al conseguimento del Diploma di 'Scuola superiore'.
 
A cura di Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 16 ottobre 2018

...L'altro in un idillio.

"...L'altro in un idillio : non c'è coniugio!" Il giudizio di Creonte1

 

"La paix" ('La pace'), Pablo Picasso (1952).  Non convince qui il pensiero celebrativo, compulsivamente ripetitivo ed annoiato di un artista che tuttavia era già all'apice del successo.

 

  

La breve intervista che segue è nata dalla curiosità di approfondire alcuni spunti offerti dal Dr. Roberto Zanni nel corso di una recente conversazione pubblica sul "narcisismo".

 

Marina Bilotta - Un bambino di otto anni che guarda con ammirazione un anti-eroe - Lei ha nominato Renato Vallanzasca - quindi un uomo reale, non un personaggio dei 'fumetti', realmente imputato di delitti e omicidi e realmente condannato a sanzioni penali dalla Giustizia di Stato. Eppure un uomo di cui tanti parlarono, si scrisse di lui sui giornali, lui stesso venne intervistato per la televisione affermando : "Vallanzasca è Vallanzasca!" Che cosa avrebbe in più quest'uomo, probabilmente guardato con timore dalla gente che ne parlava per strada, rispetto all'eroe 'classico' che si spende per la Giustizia?

Roberto Zanni - Parto da un ricordo personale: da bambino, proprio quando avevo otto anni, passavo i pomeriggi estivi in compagnia di un mio coetaneo: spesso giocavamo con i soldatini e buona parte del gioco consisteva nel prepararsi allo scontro, costruendo ciascuno il proprio villaggio, il proprio forte, il proprio esercito; seguivano poi la battaglia e la conta di morti e feriti per stabilire chi avesse vinto. Un giorno, forse esaurite le strategie e le modalità di gioco (ma più probabilmente il pensiero si apriva un varco), decidemmo di comune accordo di “giocare alla pace”: il gioco, però, non partiva.

 

1 La pace che annoia.

Con la pace non succedeva niente: il pellerossa andava a caccia di bisonti e salutava cordialmente il cow boy intento a governare la sua mandria. Era calma piatta.

Quando Eraclito, nel celebre frammento, dice che “Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re”, è preciso: un re, infatti, governa per mezzo di leggi e la legge per Eraclito è proprio il conflitto, la dialettica dei contrari che, in quanto dinamica, spiegherebbe la totalità delle cose (“padre di tutte le cose”, appunto).

Ma se tutto è guerra che cos’è la pace? Da adulto avrei intuito che pensare la pace è impervio quanto pensare la salute psichica. In tutto questo cosa c’entrano gli eroi, positivi e negativi, buoni e cattivi? C’entrano perché anche i cosiddetti eroi “buoni” sono violenti, con la differenza che ricorrono alla forza "a fin di bene"...

Certo, si può pensare a personalità come Socrate, Gesù, Gandhi : uomini profondamente diversi ma accomunati dal ripudio della violenza - sto semplificando - però la violenza, agita o subita, c’è sempre : se questa è la prospettiva ha ragione Manzoni quando scrive nell’Adelchi : “Non resta che far torto o patirlo”. La violenza, il conflitto, lo scontro, sembrano dunque ineliminabili : torna così a riproporsi il problema della pace; difficile pensarla se non come assenza di moto e di iniziativa cioè come beatitudine estatica.

L’amico e critico d’arte Mario Cancelli mi ha fatto notare che, ad esempio, quando Picasso ha dipinto “La pace” ha rappresentato vari personaggi su un prato, e non si capisce bene cosa stiano facendo... Giocano? Gioiscono? E di cosa? A me sembrano dei cretini... L’alternativa sembrerebbe quindi essere tra distruzione (guerra) e inerzia (pace) : i cattivi sarebbero gli attaccabrighe e i buoni quelli che “non fanno niente”. Tuttavia i cattivi, pur restando cattivi, darebbero almeno uno “scossone”: che purtroppo questo “scossone” si esaurisca in una spinta nel burrone apre alla questione della violenza come prodotto dell’impotenza (su questo rimando alla domanda successiva).

Da bambino, senza fare il cattivo, rivendicavo quindi la mia 'sim-patia' per i cattivi, per quelli che smascheravano l’ipocrisia della bontà : intuivo, come tutti i bambini, la bontà come “formazione reattiva” ovvero che i buoni ... non sono buoni!

In seconda media, ad esempio, rimasi impressionato dall’approfondimento biografico, riportato nel mio libro di storia, su Cesare Borgia : un uomo spietato di cui apprezzavo però il brutale dis-velamento delle trapunte religiose dai rapporti di forza tra gli uomini. Certo, non ho passato l’infanzia a venerare gli eroi del male, ma da bambino pensavo molto ai rapporti, e ricordo con nitidezza il mio disgusto per le prediche moralistiche.

Cercavo una soluzione che non fosse la messa in atto della violenza dei miei 'eroi', quella mi bastava pensarla attraverso di loro. La soluzione l’ha indicata Giacomo Contri: la pace non 'via mistica', ma 'via giuridica'.

La pace, infatti, è un prodotto, non un approdo : se non si pensa questo si continuerà a scimmiottare la lotta tra i buoni e i cattivi. Se la guerra infatti è l’unico modo di avere rapporti e la pace è assenza di guerra... Ne consegue che la pace è assenza di rapporti.

Ma è proprio così?

Intanto che ci pensiamo sarebbe bello scoprire cosa faranno i buoni, una volta sconfitti i cattivi.

Marina Bilotta - Possiamo chiamare 'fascinazione' questa ammirazione speciale e diffusa, non solo fra i giovanissimi ? Quando si è accorto che era una fascinazione e non ammirazione, e perché ha deciso di farla cadere ?

 

2 Pensiero individuale oppure 'il chiodo fisso' della fascinazione.

Roberto Zanni - La domanda permette di operare una distinzione: la mia era “fascinazione”, non “ammirazione”. La fascinazione è caduta perché non mi sono fissato (ad-mirare) : è stata un momento della mia elaborazione intellettuale per cercare di venire a capo della questione della soddisfazione, di cui sadismo e masochismo quando va bene possono essere passaggi elaboranti.

Il problema c’è quando il pensiero "non regge”, "non “governa” e butta sull’atto, cioè spinge nel burrone. La violenza infatti è solo capace di distruggere, perché ha una radice di impotenza di cui i 'super poteri' degli eroi sono il rovescio; ripeto l’adagio di Giacomo Contri : “Tra impotenza e prepotenza c’è un buco che non è stato ancora colmato”.

 

3 Lavoro o no.

Marina Bilotta - Il narcisismo, Lei ha ricordato, non va d'accordo col 'lavoro' : anzi consentirebbe, restando immobili, di piegare l'altro perchè il narcisismo non ha bisogno di lavorare nella relazione con l'altro, è una qualità all'origine. "Je suis belle" è una celebre quanto drammatica statua dello scultore Auguste Rodin, che immagina la donna sempre repulsiva nei confronti del proprio uomo. Insomma, il lavoro conviene o no ? Quando possiamo dire che un bambino lavora ?

Roberto Zanni - Il bambino sano lavora sempre e per lui tutto è lavoro. È nella psicopatologia precoce che smette di lavorare e inizia a fare “il bambino difficile”: e pensare che prima era tutto facile....

Su questo, la responsabilità degli adulti è letteralmente imperdonabile : pensiamo ai cosiddetti “bulli” nelle scuole: siamo già dentro il narcisismo, lo abbiamo addirittura fomentato.

Noi diciamo a un bambino o ragazzo che compie atti vandalici che “è” un bullo! Invece che sanzionarlo lo categorizziamo.

Se “sono” un bullo non c’è bisogno di lavorare : “sono fatto così”! Al massimo andrà rieducato : ma l’educazione è spesso sadismo su sadismo...

Ho visto per strada un banchetto di 'raccolta firme' per la reintroduzione dell’ora di "Educazione civica" nelle scuole : sbagliato ! L’educazione civica non si insegna, si applica!

Nessuno imputa - quindi nessuno sanziona - però si organizzano Progetti sulla 'legalità', quando è proprio la Legge ad sconfessata nei fatti ! Se potessi abbasserei a 12 anni la maggiore età : tutti responsabili penalmente dei propri atti!

 

5 Insoddisfazione infinita.

Infine la questione del 'lavoro', che Lei pone, mi fa pensare che il narcisista non sa che farsene dell’altro : per questo pensa di “piegarlo” alla sua obbedienza senza soddisfazione. Allora potremmo anche dire che il narcisista non sa che farsene della soddisfazione.

Un’espressione volgare, ma efficace, che ho sentito qualche volta dice : “succhiare il chiodo”. Questo sarà il destino della bella che "fa" la bella...!

Noto a margine che “destino” è uno strascico del narcisismo2.

 

 

                              A cura di Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 25 ottobre 2018

 

 

 

1 In omaggio a THINK ! 27-28 ottobre 2018, "Alleanza" / Giacomo B. Contri.

2 Roberto Zanni insegna "Filosofia", è Socio di "Studium Cartello – Il lavoro psicoanalitico" e psicoanalista a Bologna.

 

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