Ottimi appunti di economia del pensiero dal lavoro analitico.
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Ottimi appunti di economia del pensiero dal lavoro analitico.
ragione e non ragione.

“ ‘A che punto siamo’ equivale a dire ‘a che punto eravamo’: chi l’ha mai detto ?...
E’ una domanda che denota l’intera civiltà a partire dall’aver ‘cambiato discorso’: questo ‘discorso’ è iniziale, è sufficiente la prima e forse la seconda seduta (di lavoro psicoanalitico, ndr). Uomo vuol dire moto: ‘non gioco più se l’albero non si giudica dai frutti!’ Non vale nemmeno la pena di cominciare…
Diritto è regime dell’appuntamento, l’esistente è il prodotto del regime dell’appuntamento…
Il regime dell’appuntamento è ‘cambiare discorso’… La psicoanalisi ‘ha’ una fonte, non ‘è’ una fonte”.[1]
La psicopatologia ed il suo danno, non hanno ragioni: la loro ‘non ragione’ è evidente e chiara, e può solo esser fatta cadere. Ma cruciale resta il bivio fra ‘ragione’ e ‘non ragione’: la questione è sulla convenienza, anzitutto economica, della ragione.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 10 giugno 2025
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[1] Cit. dalla Conclusione ‘A che punto siamo’, di Giacomo B. Contri - 21 giugno 2014 / Simposio ‘La prima rappresentanza’, organizzato da ‘Società Amici del Pensiero Sigmund Freud' – Milano.
Come arrivare a condannare la rimozione ?

“Inizia così il pensiero, fra il primo momento neonatale ed i primi due anni di vita. Siamo ipodotati: felix lacuna fisiologica… Tempo due anni il bambino è passato al potere su cui si fonda tutto il legame sociale: in noi non è innata la ‘grammatica sociale’. La costruzione della frase è completo potere del bambino, grazie soprattutto alle sue funzioni neurologiche. Questo grado di potere rimane insuperato, avendo obbedito alla vocazione, non al comando.”[1]
“Perché mai pensi che io sia arrabbiato con te ?’ – mi interruppe a questo punto il padre – ti ho forse sgridato o picchiato ? Oh sì, mi hai picchiato, corresse Hans. Non è vero. E quando ? Stamattina, ammonì il piccolo ed il padre si ricordò che Hans con la testa lo aveva colpito a sorpresa nella pancia e lui di riflesso gli aveva dato una botta con la mano. Era interessante il fatto che lui non avesse messo in relazione questo dettaglio con la nevrosi… La fobìa proviene dunque da una sanzione trattenuta verso il padre.”[2]
“Freud fa venir voglia ad Hans di condannare la rimozione, inefficace perché mantiene l’angoscia, per elaborare invece una soluzione profittevole cioè con un surplus : difesa dall’aggressione al desiderio, senza angoscia. La difesa cioè produrrà soddisfazione, non solo la scomparsa della fobìa…”[3]
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 3 marzo 2025
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[1] Cit. dalla Prolusione di Giacomo B. Contri, 14 novembre 2015 al Simposio ‘Il potere. Chi può’ 2015 – 2016, organizzato da ‘Società Amici del pensiero – Sigmund Freud’, Milano.
[2] Cit. da ‘Il Piccolo Hans’, S. Freud (1908) ‘Un. Econ. Feltrinelli’, p.127.
[3] Cit. da ‘Ereditare da un bambino. Perché no ?’, Marina Bilotta Membretti (2014) p.41 / Grup. Editoriale L’Espresso SpA Isbn 978-88-91081-63-6.
‘Diamanti’[1], di Ferzan Özpetek [2].
Quanto può aver lavorato un uomo che riesce a sanzionare l’errore del padre così civilmente, lucidamente, inesorabilmente ?
Un lavoro prospetta fin da subito percorsi non facili, non rassicuranti: ma è solamente il lavoro a offrire concludenza e a non esporre alla follia comunque addobbata. Özpetek approda alla regia non senza aver combattuto ed esserne ferito : ma tocca il traguardo di questo suo ultimo ‘Diamanti’ con commozione e senza vittoriosa enfasi. Bene confessa la vecchia costumista l’errore di una vita di affidarsi - o non affidarsi - all’istinto: semplicemente perché l’istinto non esiste, il personaggio se n’è accorto tardi ma con una ripresa insospettabile e dagli esiti non scontati. Nulla di umano può svincolarsi dal giudizio sulla realtà offerta, inevitabile come un appuntamento.
Alberta - proprio lei – gelida, talentuosa comproprietaria di una eccellente piccola sartoria di Alta Moda sa portare alta la staffetta del traguardo, attenta come viene descritta a riconoscere nettamente e senza deviazioni gli appuntamenti della vita anche quando questi non sono facili, né rassicurano.
E “bottoni rosa…!” resta la battuta più controversa del film, ma dipanabile per chi ci si metta al lavoro: assolutamente non un avvertimento, né una minaccia.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 4 febbraio 2025
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[1] ‘Diamanti’ (2024), soggetto e regia di Ferzan Özpetek. Fra gli interpreti: Stefano Accorsi, Luca Barbarossa, Geppi Cucciari, Anna Ferzetti, Milena Mancini, Vinicio Marchioni, Paola Minaccioni, Luisa Ranieri, Carmine Recano, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino, Vanessa Scalera, Jasmine Trinca, Mara Venier, Milena Vukotic.
[2] Ferzan Özpetek (Istanbul, 1959) si trasferì a Roma, non senza forti dissidi col padre, arrivando a laurearsi in ‘Storia del Cinema’ alla ‘Sapienza’ mentre frequentava l’ ‘Accademia Nazionale d’Arte Drammatica’ per i corsi di Regia e l’ ‘Accademia di Costume e di Moda’ per i corsi di ‘Storia dell’Arte e del Costume’ e cominciando anche a lavorare per il teatro. Nel cinema iniziò come aiuto regista in ‘Scusate il ritardo’ (1983): poi regista lui stesso in ‘Hamam’ (1997), ‘Harem Suare’ (1999), ‘Le fate ignoranti’ (2000), ‘La finestra di fronte’ (2003), ‘Un giorno perfetto’ (2008), ‘Mine vaganti’ (2010), ‘Allacciate le cinture’ (2014), ‘Rosso Istanbul’ (2017) e in altri film fino a ‘Diamanti’ (2024) per i quali ha ottenuto importanti riconoscimenti e successo di pubblico e critica: della maggior parte dei suoi film è anche autore del soggetto. Ha anche curato la regia di opere liriche per il ‘Maggio Fiorentino’ e per il Teatro San Carlo di Napoli.
L'adorazione di una Teoria.

“è religione anche il vitello d’oro, perché il suo oro non è più disponibile perché ormai è sequestrato in un Cielo che produce l’immagine di un vitello ormai puramente religioso anch’esso, benchè gli si opponga una religione più pura: rimane costante l’adorazione di una Teoria:
il modello resta religioso anche quando si predica che per conoscere la realtà bisogna rivolgersi alla scienza (che in sé non è affatto religione)”[1]
Trascurando l’affidabilità dell’offerta, appuntamenti della vita, il pensiero si allontana dalla sua sovranità: forse la sovranità – che non è affatto sovranismo – non per tutti è bene.
Marina Bilotta Membretti, Cernusco sul Naviglio 26 gennaio 2025
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[1] Introduzione di Giacomo B. Contri e di Maria Delia Contri, Simposio 2012-2013 ‘La Cattedra del pensiero – Cinque simposi: il laico’, organizzato da ‘Società Amici del pensiero – Sigmund Freud’ Milano.